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venerdì 6 maggio 2011

Miryam Marino

Poliziotta di frontiera accusata dell’esecuzione simulata di un ragazzo

di Dimi Reider

Questo è un rapporto che fino ad ora non ha avuto sviluppi sui siti di informazione israeliani, fatta eccezione per Ynek (dove non si sono preoccupati di segnalare se l’imputato nega le accuse, ma mi aggiornerò appena sarò uscito).

“Il Dipartimento del Ministero di Giustizia per indagini a carico di agenti di polizia ha notificato al Tribunale Distrettuale di Gerusalemme un atto di accusa contro due poliziotti di frontiera – Yishai Ben Uzri, di 30 anni, di Ariel, e Shani Sevilia, di 22 anni, di Gerusalemme, con l’accusa di abuso aggravato e aggressione nei confronti di un ragazzo palestinese.

Secondo l’accusa…..a marzo dello scorso anno il 17enne il questione è stato arrestato al check point di Gerusalemme Rockefeller in quanto è stato trovato in possesso di petardi. L’accusa afferma che dopo la perquisizione Ben Uzri ha afferrato il ragazzo per la camicia e lo ha portato dietro un autobus parcheggiato nelle vicinanze dove lo ha colpito con un pugno alla mandibola e con un calcio al ginocchio.

Il ragazzo è stato quindi ammanettato e Ben Uzri lo ha affidato a Sevilia e a un altro poliziotto, Tzion Benishti….Quando sono arrivati alla stazione Shalem di Gerusalemme, i due hanno fatto entrare il ragazzo in un ascensore e Sevilia gli ha coperto la testa con la giacca di questi.

L’accusa afferma che, subito dopo aver lasciato l’ascensore, Sevilia ha preso a tirare calci sul didietro del ragazzo dicendogli: “Fra cinque minuti morirai”. Dopodiché Sevilia e Benishti hanno portato il ragazzo in una stanza vuota dove lo hanno fatto inginocchiare, ancora ammanettato e con la testa ancora coperta dalla giacca. Quindi lei ha estratto la sua pistola personale, che al momento era scarica, l’ha armata e l’ha premuta sul collo del ragazzo, contando in senso inverso da 10 a 1.

L’accusa sostiene che il ragazzo abbia gridato “no, no”. Non appena finito di contare, Sevilia ha premuto il grilletto dicendo: “morte agli arabi” e “tutti gli arabi sono delle puttane”. Benishti le avrebbe chiesto di fermarsi, ma lei non ne avrebbe voluto sapere. Poi lei ha tolto la giacca dalla testa del ragazzo, ha preso uno dei suoi fuochi d’artificio e glielo ha messo in tasca. Quindi ha fatto clic con l’accendino vicino al suo orecchio, per spaventarlo e fargli pensare che stava per accendere il petardo che aveva in tasca. Dopo di ciò, lo ha colpito in faccia con pugni e schiaffi ………

…….il dipartimento sostiene che il comportamento di Sevilia era indotto dal razzismo…

(tradotto da mariano mingarelli)

Pubblicato da Miryam Marino a 06:39

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