L’espulsione di Leonardo

Lunedì 17 Dicembre 2012 15:20  Palestina/Israele

La notizia dell’espulsione di Leonardo dall’aeroporto di Tel Aviv giunge imprevista come una freccia e mi colpisce. Su quella freccia è imbevuto del veleno che mi entra nel sangue e mi inquina corpo e mente. Si tratta di una miscela pericolosa, un mix letale di ingiustizia e impotenza.
Ingiustizia.
L’espulsione di Leonardo è una delle tante accezioni della parola ingiustizia.
Purtroppo molte sono le ingiustizie di questo mondo e la Colomba è uno dei migliori strumenti per combatterle.
Ingiusto è trattenere un essere umano in un centro detentivo senza che questa persona abbia compiuto alcun reato, sia esso nigeriano in Italia, sia esso sudanese in Grecia, sia esso italiano in Israele.
Ingiusto è interrogarlo fino allo sfinimento, espellerlo e spedirlo come un pacco di Natale verso una destinazione ignota. É ingiusto e non fa altro che alimentare l’ingiustizia in un circolo vizioso; utile solo a ampliare le tabelle sulla sicurezza e le statistiche sui “terroristi” e su “coloro che minano la sicurezza del nostro Stato”.
Ingiusto è questo Stato.
Autore di gravissime violazioni dei diritti umani, è lo stesso Stato che alza muri, separa, demolisce, bombarda. E, forse ancora più grave, nasconde.
Nasconde la verità su quello che accade, non desidera occhi occidentali, videocamere, Leonardi che girano. Ecco, il motivo per cui Leonardo non è a Tuwani oggi.
Da quando era stato ad At-Tuwani la prima volta, qualche anno fa con una delegazione di Don Nandino, aveva deciso di rompere il silenzio e raccontare e testimoniare la verità su quei luoghi.

Non solo ingiustizia, l’espulsione di Leonardo mi dimostra anche quanto sono impotente di fronte a questo mostro.
Impotenza. Assenza di speranza. È la prima sensazione che ho provato quando mi si è conficcata quella freccia.
Come posso io piccolo studentello  denunciare quello che è accaduto a Leonardo?
Come posso far valere la giustizia? Come posso stare al fianco di chi rischia di perdere la casa per colpa di uno Stato che vuole far posto ad area per esercitazioni militari?
Perchè quello Stato non accoglie gli stranieri? Perchè il mio Stato non accoglie gli stranieri?
Perchè quello Stato non smobilita le truppe? Perchè il mio Stato non smobilita le truppe?
Forse è inutile e frustrante anche solo pensare di essere dentro il cambiamento.
Forse invece è utile sapere che ci siamo dentro e che bisogna provarci.
Anche se è come provare a fermare un torrente in piena.

Quello che posso fare, nel mio piccolo, è testimoniare quello che conosco e raccontare di un ragazzo che ha vissuto con me due dei suoi tre mesi in quel magnifico lembo di terra, la scorsa primavera.
Mi ero detto incredulo, la prima volta che l’ho visto di fronte alla moschea. Incredibile incontrare un mio conterraneo trentino in quel posto così distante dal nostro, geograficamente e non solo.
In quei due mesi abbiamo accompagnato bambini, ragazzini, adulti e anziani, Leonardo è sempre stato il primo a dire: “si, io ce la faccio”, anche quando il più forte del gruppo era stanco.
Abbiamo provato a leggere mappe antiche nella grotta di Said, ci siamo indignati, abbiamo visto il grano dei campi crescere, abbiamo visto gli olivi tagliati, abbiamo letto Don Milani, siamo andati a riflettere all’Albero, abbiamo fatto a palle di neve coi bambini del villaggio, abbiamo ricevuto molta ospitalità e zucchero nei thè alla menta.
Un giorno ci hanno pure rincorso i coloni, eravamo con due ragazzi che stavano raccogliendo delle erbe, vicinissimi ad Havat Ma’on, e con Leonardo sulla collina mi sentivo protetto e in completa sicurezza. E i ragazzini che stavano con noi ci hanno ringraziato a tal punto di urlarci: “we love you!”, e poi, a gesti, ci hanno fatto capire che con la nostra presenza su quella collina avevano raccolto in un ora, tutto quello che avrebbero fatto in una settimana intera.
Dopo aver passato mesi insieme ci siam trovati spesso a confrontarci in Trentino, dove l’erba è più folta e l’acqua scorre abbondante. Il suo desiderio era uno: tornare su quelle colline.
Allora si era da subito rimboccato le maniche. Lavora di qui e racconta di lì, ha sudato tutta l’estate tra testimonianze nelle scuole e lavoro come magazziniere, per recuperare i soldi per ripartire, per tornare. Tornare dai pastori di Tuwani, dai ragazzini per il raccolto e dai bambini di Tuba, tornare per riabbracciare quel mascalzone irlandese, stringere le mani ai pastori e aiutarli nel dirigere le pecore.
E invece, niente.
Niente di niente: “accesso negato”.
Perchè si sarà chiesto, “Perchè?” avrà chiesto.
Dopo essere stato brevemente interrogato da quegli stessi agenti, dopo aver passato qualche mese in quella terra, non mi riesco ancora a dare una spiegazione sul perchè.
Perchè Leonardo è stato espulso? Per non far trapelare informazioni veritiere su ciò che accade al di là dal muro? Per non aver altri due occhi critici, al proprio interno?
Credo che qualsiasi persona al mondo, chiunque essa sia, se conoscesse Leonardo e la sua gran voglia di andare su quelle colline, sarebbe indignato e si scaglierebbe contro l’ingiustizia di questa decisione. E se così fosse, non saremmo più impotenti, perchè una moltitudine. E l’ingiustizia subita da Leonardo, si trasformerebbe diventando potente e luminosa.
Perchè Leonardo è come Giacomo, come David, Hassan o Doreen.

Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.
Leonardo, anche in catene, era più forte di lui,
perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

Quel tiranno che ha espulso Leonardo, non potrà mai espellere la sua voglia di continuare a denunciare, testimoniare e raccontare: la verità.

 

http://www.operazionecolomba.it/palestina-israele/1445-lespulsione-di-leonardo.html

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