L’Estelle naviga verso Gaza, Napoli un punto di svolta?

adminSito  martedì 9 ottobre 2012 08:16

 Riflessioni dopo la partenza della nave per Gaza che ha suscitato interesse e un’ampia partecipazione durante la sua permanenza nel porto di Napoli.

di Roberto Prinzi

Napoli, 9 ottobre 2012, Nena News – Ci sono immagini che rendono meglio delle parole la realtà perché, forse, sono le uniche a rappresentarne la complessità in modo diretto, asciutto, evidenziandone i suoi aspetti assurdi. Così è stato quando il corteo per salutare l’Estelle ha raggiunto il porto di Napoli e invaso pacificamente la banchina del molo cinque dove ormeggiava il veliero svedese. Lì, ad attenderli, vi erano gli addetti alla sicurezza con il loro metal detector per «motivi di sicurezza della nave». Non hanno nemmeno provato a fermare i manifestanti, il corteo era fiume in piena, forza della natura, nessun argine umano poteva arrestarlo.

Chissà, forse anche gli stessi funzionari della security avranno provato vergogna a fare la guardia a quell’inutile strumento repressivo nei confronti di persone il cui unico “peccato” è la vicinanza alla causa palestinese. Tra le vittime della ridicola ispezione erano stati anche i tanti bambini venuti a portare la solidarietà ai palestinesi in questi giorni. Tra questi il tredicenne Dario di Scampia sfrontato e curioso che non esita a sfoderare il suo stentato inglese in modo coraggioso con parte dell’equipaggio. Il cuoco norvegese, affiancato da membri svedesi, gradisce la vivacità del ragazzino a lui e ai suoi compagni di viaggio del tutto estranea. «Ma loro perché vanno lì? E perché poi la Palestina?» Dario domanda esterrefatto ad un militante napoletano che con calma prova a spiegargli con parole semplici l’Occupazione, l’assedio di cui sono vittime i palestinesi, il muro “dell’Apartheid” e i tanti check point disseminati in Cisgiordania e presidiati da soldati israeliani armati. Dario segue con interesse ma non sembra particolarmente meravigliato «insomma questa Palestina è una Scampia solo che parla straniero..anche da me ci sono blocchi di polizia armata, anche io spesso non mi sento libero di muovermi..». «Magari», continua sorridendo, «chissà, se parlo con gli svedesi fanno una nave anche per noi..». E’ insieme ad un amichetto e vuole saperne di più dei suoi coetanei palestinesi. Fa tante domande e ascolta in silenzio le risposte. Poi però all’improvviso il punto di rottura, ecco la sua indignazione raggiungere l’apice. «Come? I palloni sono vietati da Israele a Gaza?» esclama strabuzzando gli occhi, aggrottando le sopracciglia incredulo. «Ma come si fa a vivere così..?».

Tanti come Dario i visitatori alla barca ultranovantenne. Tra questi non poteva mancare il sindaco Luigi De Magistris che aveva espresso il suo parere favorevole all’approdo del veliero svedese nella città campana. Recatosi in visita alla barca venerdì in prima mattinata aveva ostentato sicurezza «Tutto andrà bene. Non siamo andati contro nessuno con il nostro sostegno, noi siamo amici di Israele e la Palestina..la città sostiene qualunque iniziativa di pace e solidarietà, avrei accolto un veliero israeliano così come oggi accolgo uno palestinese». E a chi gli aveva chiesto di certe “pressioni” volte a non far salpare l’imbarcazione, il sindaco aveva risposto stralunato «quali pressioni? non capisco. La nave ho detto che parte e così sarà..».

In effetti aveva ragione. Una partenza tanto desiderata dal coordinamento Freedom Flotilla Italia e da parte del movimento autorganizzato napoletano in sostegno alla causa palestinese. Proprio quest’ultimo si è mobilitato con una serie di iniziative culturali e musicali durante i tre giorni in cui l’Estelle è stata a Napoli. «Un lavoro enorme e faticoso» raccontano, «il Comune, al di là del sostegno formale, poco o niente ci ha aiutato nella sua realizzazione». A salutare l’imbarcazione in rotta su Gaza è un corteo numeroso partito dalla centrale Piazza del Gesù all’una di sabato. Oltre 1.500 persone sono sfilate per le strade di via Monteoliveto e via Medina raggiungendo Piazza Municipio e, da qui, il vicino porto.

Tra i manifestanti c’è Michele di Torino arrivato con la sua famiglia e i suoi due piccoli figli da La Spezia per portare la loro solidarietà ai palestinesi. «Noi siamo stati presenti a La Spezia e abbiamo voluto salutare la nave anche qui a Napoli. Speriamo tutto vada bene, l’assedio deve terminare». «Gaza stiamo arrivando. Con Vittorio nel cuore» recita lo striscione di apertura del corteo. Il richiamo all’attivista italiano Arrigoni ucciso il 15 Aprile 2011 a Gaza era d’obbligo per colui che così tanto si era speso per il popolo palestinese con il suo lavoro nell’organizzazione ISM (International Solidariety Movement) sulla lista nera di Tel Aviv per il suo lavoro in Palestina. Diversi manifestanti, nel solidarizzare con la resistenza palestinese e nel ricordare tutti i palestinesi «prigionieri della libertà» detenuti nelle carceri israeliane, hanno scelto di indossare una maglia bianca con la scritta “Free Sa’adat”, il segretario del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina arrestato nel 2002 dall’ANP e successivamente rapito da Israele nel 2006, chiedendone l’immediato rilascio. Presenti anche gruppi da Roma ed attivisti dalla Toscana e da Venezia. «Siamo tutti palestinesi, siamo tutti antisionisti» il corteo grida nelle affollate strade di Napoli in una soleggiata tarda mattinata di Ottobre. Sono passate da poco le 14 quando la “fiumana in movimento” giunge al cortile nei pressi del molo in cui è ormeggiata l’Estelle (che proprio in mattinata si era spostata dal molo numero otto al numero cinque, risultando così ora a tutti visibile dalla strada che costeggia Castel Nuovo).

Qui l’israeliano Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza (organizzazione svedese che fa parte dell’ International Freedom Flotilla Coalition, il network internazionale che ha promosso diverse iniziative contro l’assedio della Striscia di Gaza) e refusnik negli anni ’70, è contento per i numeri del corteo. «Voi tutti siete con noi sulla barca. Se ci attaccheranno, noi saremo pacifici. Nessuno ci fermerà» dichiara emozionato. Sull’imbarcazione ci sono anche altri due israeliani. Entrambi sono visibilmente commossi. Elik e Reut non nascondono la paura e le conseguenze che questo gesto («provocazione in sostegno di gruppi terroristici come Hamas» secondo Israele) potrebbe causare loro. «La mia famiglia non l’ha presa bene. Io gliel’ho detto alla fine poco prima di partire. Sono felice di esserci, non vedo l’ora di arrivare a Gaza». Meno ostacoli in famiglia invece li ha incontrati
Elik, sebbene questo non significhi che la sua scelta sia stata meno dolorosa «Mio padre aveva tentato di fare la stessa cosa l’anno scorso, ma in Grecia fu impedito all’imbarcazione di partire. Mia madre [la nota professoressa della Hebrew University di Gerusalemme Nurit Peled ElHanan n.d.] è preoccupata, ma anche lei ritiene come me che sia la cosa giusta da fare».

Fino all’ultimo è stata in sospeso la partenza di un noto attivista israeliano Jonathan Shapira. Pilota obiettore aveva firmato nel Settembre 2003 una famosa lettera al Capo di Stato Maggiore israeliano di allora. «Noi, piloti dell’aviazione», recitava la missiva, «cresciuti nei valori del sionismo, del sacrificio e del servizio nei confronti dello Stato diciamo basta alle operazioni sui territori palestinesi». Alla fine non ce la farà a salpare, la lista dei posti è già completa ed è limitata a diciassette persone. Non ne fa un dramma, per lui era importante solo esserci.

Storie di tre israeliani che rifiutano il mito del “pioniere ebreo nazionalista soldato” sempre in difesa della sua terra «perché costantemente minacciata dai vicini». Ma il rifiuto della visione dominante in Israele ha un prezzo carissimo non menzionato da alcuna statistica: la rottura dei rapporti con amici e familiari, l’etichetta infamante di «ebrei che odiano sé stessi». Due sono le possibilità che si aprono: l’isolamento, l’esclusione dalla società, o il “ritorno ai ranghi”, facendo “mea culpa” rifiutando la disobbedienza civile e riabbracciando il pensiero sionista ashkenazita dominante.

Questa riflessione dovrebbero porsela chi, soprattutto in una certa sinistra israeliana e occidentale, continua a sostenere l’assioma (infondato) secondo cui il governo di Tel Aviv sia antidemocratico solo verso gli «arabi» e assolutamente democratico («al pari degli stati occidentali europei») con gli ebrei..Le storie di Reut, Elik e Jonathan e dei centinaia di refusnik in Israele raccontano un’altra realtà. Proprio per questo motivo la loro presenza sulla barca segna una vittoria importante per il movimento di solidarietà occidentale per la Palestina. Ma la presenza di pochi musulmani, di arabi (e palestinesi) al corteo e durante i tre giorni napoletani, il silenzio dei Media arabi (era presente solo una televisione iraniana nel capoluogo campano) prima, durante e dopo il corteo pone la domanda su chi siano i veri destinatari della Flotilla.

Sono veramente i palestinesi assediati e occupati? O in realtà l’Estelle deve essere letta come importante campagna organizzata dal basso per rompere primariamente l’assordante silenzio (e complicità con Tel Aviv) dei governi occidentali e per propagandare i legittimi diritti palestinesi? In quest’ultimo caso l’Estelle e l’organizzazione della Flotilla III, qualunque sia l’esito del viaggio a Gaza, hanno già vinto in ciascun porto in cui il veliero è approdato e hanno trionfato a Napoli. Diversamente sarebbe sbagliato e irrealistico attribuire a tale campagna occidentale di solidarietà un’importanza enorme presso cittadini palestinesi travolti dalla crisi economica dell’ANP, ostacolati nel movimento e depredati ogni giorno di ettari di terra (Cisgiordania) e dai continui bombardamenti, limitazioni, assedio e ora crepe nel governo Hamas (Striscia di Gaza).

Sono passati solo quasi due anni e mezzo da quando la Mavi Marmara (con il suo carico di 400 turchi musulmani), seguitissima dai Media arabi e panarabi per giorni, veniva criminalmente fermata da Tel Aviv (nove passeggeri solidali con i palestinesi furono ammazzati). Eppure appaiono oggi immagini appartenere ad un passato ben più lontano. Il corteo, intanto, incomincia a disperdersi verso il parcheggio del porto dove è stato allestito un “pranzo sociale” dagli infaticabili organizzatori napoletani. La Banda Baleno, già protagonista durante l’arrivo del veliero, continua a ballare e a suonare catturando la simpatia e l’attenzione di qualche turista incuriosito presente al porto. Non cessano contemporaneamente le operazioni di carico sulla nave. Sono soprattutto palloni di calcio donati ai bambini palestinesi nella tappa basca.

E il pensiero va al piccolo Dario di Scampia che, appresa la notizia del regalo dei 500 palloni, aveva chiosato meravigliato «quindi sono bambini proprio come me, pure loro amano il calcio..E pensare che in televisione sembrano tutti cattivi e sempre arrabbiati..». Ironia della sorte che sono proprio gli ultimi a salire a bordo. Sono le 16.20 e l’equipaggio comincia le ultime operazioni prima di salpare. Nonostante siano passate oltre due ore dalla fine del corteo una nutrito numero di persone (oltre trecento) è rimasto sulla banchina del molo “liberato” dal controllo del metal detactor per godersi avidamente gli ultimi istanti della barca della “speranza”. Nel frattempo Dror intrattiene il “pubblico” suonando con il suo sassofono alcuni motivi musicali famosi. Poi, anche lui, si lascia trasportare dall’emozione quando i manifestanti cantano a squarciagola “Bella Ciao”. Riprende il sassofono tra le mani e soffia le noti della celebre canzone partigiana. Ma è ormai tempo di partire, sono quasi le 17. Dror e l’equipaggio salutano la folla assiepata sulla banchina mai testimone forse di tanta gioia.

L’Estelle ormai è già passato, un bel ricordo, motivo di fierezza per chi a cuore la Palestina. Ora la scritta “Ship to Gaza” è solo uno scarabocchio di vernice e i volti dell’equipaggio piccole e indistinguibili linee. C’è chi ha gli occhi lacrimanti, specchi lucidi. Ma stavolta nessuno osa asciugarseli. Nei pressi del metal detector una donna, avvolta nella sua kefya rossa, è consolata da amici mentre piange a dirotto. Questa Umanità Israele potrà assediare ma mai fermare. Nena News

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