Lettera da al-Walaja: guerre, muri, e ora strade

Pubblicato il 15 dicembre 2013 da AbuSara

10 Dicembre 2013 / Fonte: +972 mag

Un progetto per la costruzione di una nuova strada, che dovrebbe permettere di accedere al Monastero di Cremisan da Israele e da Gerusalemme, separerà il villaggio di al-Walaja, nella zona di Betlemme, dalle proprie terre.

Le sue terre erano state confiscate e i suoi abitanti sfollati nel 1948; negli ultimi anni Israele ha iniziato a circondare completamente il villaggio con il muro di separazione, accaparrandosi ancora più terre. Abu Ali, un abitante del villaggio, ha deciso di rompere il silenzio.

Testo di: Anne Paq e Hisham Abu Ali


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Foto: l’insediamento israeliano di Gilo, illegale secondo la legge internazionale, ricopre una collina vicino alla strada in progetto di costruzione, che dovrebbe collegare il Monastero di Cremisan a Gerusalemme. Questa strada minaccia di sradicare degli ulivi di proprietà di Hisham Abu Ali e di altri abitanti di Al Walaja, West Bank (Foto: Anne Paq/Activestills.org)

Nel settembre del 2013, gli abitanti di al-Walaja sono stati testimoni dell’inizio della costruzione di una nuova strada sulle loro terre. La strada dovrebbe servire ad assicurare l’accesso a Gerusalemme dal Monastero di Cremisan, che verrebbe a trovarsi sul lato opposto del muro di separazione israeliano (sul “lato di Gerusalemme”) se quest’ultimo venisse costruito seguendo il progetto attuale.

Al momento la situazione è in sospeso a causa di un ricorso riguardante il percorso del muro fatto a nome degli abitanti di Beit Jala e delle Suore Salesiane, che hanno un convento ed una scuola vicino al Monastero di Cremisan. Il risultato di questa battaglia legale, che giungerà all’Alta Corte Israeliana il mese prossimo, determinerà i punti d’accesso del Monastero di Cremisan a Gerusalemme e alla West Bank.

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Foto: il muro di separazione israeliano nel villaggio palestinese di Al Walaja.

(Foto: Paq/Activestills.org).

A seguito di una decisione di una corte minore riguardante il percorso del muro nell’aprile 2013, Fouad Twal, il Patriarca Latino di Gerusalemme, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Ricordiamo ai decision-makers isrealiani che l’esproprio di terre non giova alla causa della pace e non rafforza la posizione dei moderati.”

Ma secondo un’indagine di Haaretz, i piani iniziali per la costruzione della barriera di separazione nella zona “che ponevano il monastero sul lato israeliano furono redatti nel 2005, con la consultazione del Ministero della Difesa, del Vaticano e dei suoi monasteri locali.” Sempre secondo lo stesso articolo, nel 2012 i monaci annunciarono che volevano rimanere sul lato della barriera di Beit Jala, della West Bank, ribadendo che non c’è bisogno di costruire quella strada.

Anche la BBC ha citato i monaci che hanno dichiarato di non aver mai chiesto di “passare sul lato israeliano” e che “l’intero percorso del muro è stato stabilito in maniera indipendente dalle autorità israeliane”.

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Foto: Hisham Abu Ali davanti alle nuove fondamenta in cemento per la costruzione della strada che distruggerà 50 dei suoi ulivi nel villaggio di Al Walaja, West Bank, 12 novembre.

(Foto: Anne Paq/Activestills.org).

Nei pressi del luogo della nuova strada, un abitante palestinese di al-Walaja, Hisham Abu Ali, siede quasi ogni giorno sulle terre appartenenti alla sua famiglia. Cinquanta dei suoi ulivi sono stati marcati per lo sradicamento. Sta tentando disperatamente di salvarli. Hisham è già stato colpito dalla costruzione del muro. E’ stato costretto a vendere il suo gregge di pecore, perchè raggiungere le terre oltre il percorso del muro era diventato sempre più difficile.

Hisham ha tentato di chiamare in aiuto delle organizzazioni, o l’avvocato di al-Walaja, ma non è servito a nulla. Ha comunque deciso di rompere il silenzio e di scrivere questa lettera aperta ad Israele e al Monastero di Cremisan:

“Il mio nome è Hisham Abu Ali, sono nato a al-Walaja nel 1969. Al-Walaja è un villaggio palestinese situato nella regione di Betlemme, a pochi chilometri di distanza da Gerusalemme. Scrivo questa lettera a causa dell’ultima catastrofe con si sta confrontando il mio villaggio. Sto scrivendo perché spero di fermarla, e spero sia l’ultima.

Tre mesi fa Israele ha cominciato a costruire una nuova strada sulla terra della mia famiglia. Questa terra appartiene alla mia famiglia da generazioni; mio nonno ci coltivava grano e orzo persino prima del 1948. Ora qui abbiamo degli ulivi. La nuova costruzione distruggerà gli ulivi e prenderà la nostra terra. Questa è la conseguenza finale dell’occupazione israeliana nel nostro villaggio.

Da quando è iniziata la costruzione della nuova strada, ogni giorno mi reco sulle mie terre e mi siedo lì. Non posso stare lontano da esse. Ho il timore che useranno la costruzione come scusa per distruggere di più di quello che sono autorizzati. Giusto oggi ho scoperto che hanno marcato altri cinque ulivi, che secondo i loro piani in realtà non dovrebbero essere distrutti.

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Foto: un laccio messo dalle autorità israeliane marca un ulivo che progettano di sradicare in modo da permettere la costruzione della nuova strada nel villaggio di Al-Walaja, West Bank, 12 Novembre 2013. Dieci ulivi sono già stati sradicati. In seguito i proprietari li hanno ripiantati. (Foto: Anne Paq/Activestills.org).

Dalla catastrofe palestinese (la Nakba del 1948), i palestinesi sono stati testimoni di disastri, uno dopo l’altro, perpetrati dall’occupante israeliano. Città, villaggi, e campi profughi pagano il prezzo di queste azioni aggressive. Israele ha occupato terre, rimpiazza le terre dei villaggi con degli insediamenti e porta vanti progetti vari per gli israeliani.

Al-Walaja è simile ad altri villaggi. Non è immune dai piani israeliani. E’ stato completamente distrutto nella catastrofe del 1948. La sua gente è stata esiliata ed è scappata in varie regioni, vivendo in campi profughi in Palestina e all’estero. Dopo la guerra del 1948 alcune delle sue terre agricole rimasero dall’altra parte della linea di armistizio, così alcune persone tornarono. Diverse famiglie costruirono delle case e misero in piedi un villaggio con le poche risorse che avevano a disposizione.

Ma nel 1967, Israele occupò la West Bank. Ancora una volta, la maggior parte dei palestinesi di al-Walaja fu costretta a fuggire. Israele fondò un insediamento chiamato Har Gilo, che si accaparrò diverse terre di Al Walaja, e del villaggio vicino di Beit Jala. Israele ha costruito delle strade attorno ad esso per impedire agli abitanti di raggiungere quelle aree.

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Foto: Abisiya Jafari, che ha più di 100 anni, mostra un passaporto rilasciato durante il Mandato britannico, Al Walaja, West Bank, 23 novembre 2013. Il villaggio originario di Al Walaja fu completamente distrutto nel 1948, durante la Nakba, e tutti gli abitanti furono costretti a fuggire diventando profughi.(Foto: Anne Paq/Activestills.org).

Inoltre, le autorità israeliane ora stanno costruendo il muro di “separazione” per confiscare il villaggio e vogliono costruire un parco nazionale per gli israeliani. Questo parco intende mantenere il paesaggio rurale e le terre agricole a terrazzi che oggigiorno vengono ancora coltivate dai palestinesi. Ma una volta che il muro sarà terminato, i contadini palestinesi non potranno più raggiungere le proprie terre.

La nuova strada è in costruzione nella zona del parco. Sta distruggendo gli stessi campi agricoli e ulivi che il parco intende preservare. Come si può affermare di costruire un parco distruggendo degli alberi antichi per sostituirli con una strada in cemento? Recentemente, hanno deciso di sradicare 50 ulivi di proprietà della mia famiglia. Abbiamo ricevuto la tessera gialla che ci ha allertati di rimuovere i nostri alberi e in seguito dovremmo ricevere la tessera rossa che annuncerà la loro fine.

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Foto: una cartina della zona di Al Walaja dell’organizzazione Grassroots Jerusalem mostra il modo in cui un parco nazionale israeliano è in procinto di usurpare le terre del villaggio.(Foto: Anne Paq/Activestills.org).

Le autorità israeliane dichiarano che questa strada serve al Monastero di Cremisan, ma credo che questo non sia il loro scopo reale. Promuovono in continuazione dei nuovi piani che distruggono il nostro villaggio e rendono le nostre vite sempre più difficili.

Queste azioni israeliane non sono nulla. Ma quello che mi rattrista è che non ci siano state azioni popolari in opposizione a questa ultima mossa aggressiva di Israele. Delle mobilitazioni ufficiali e popolari avrebbero dovuto svolgersi per fermare le ostilità di Israele nei confronti del nostro villaggio. Le azioni di Israele contro il villaggio devono essere fermate, specialmente la strada che ruberà le sue terre.

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Foto: vista sulle terre di Al Walaja situate dall’altra parte del percorso del muro di separazione israeliano, West Bank, 23 novembre 2013. Una volta completato, il muro accerchierà il villaggio di Al Walaja, e gli abitanti rimarranno separati dalla maggior parte delle loro terre. (Foto: Anne Paq/Activestills.org)

Questo messaggio è indirizzato direttamente al Monastero di Cremisan, a cui Israele afferma che questa nuova strada dovrebbe servire. Ma nel frattempo, il Monastero di Cremisan rimane in silenzio. Per noi è importante che Cremisan comunichi la propria opinione rispetto a questo progetto e si schieri con noi contro questa strada e la nuova confisca di terre di cui siamo testimoni. La Chiesa non dovrebbe mica essere contraria al furto di proprietà? Non capiamo come mai la nostra terra ci dovrebbe essere sottratta per gli interessi di Cremisan o di un parco. Questa è la nostra terra, e di nuovo ce la stanno rubando. Chiediamo uno stop definitivo alla costruzione della strada e alla distruzione dei nostri alberi e delle nostre terre.

Fonte: http://972mag.com/a-letter-from-al-walaja-village-lands-stolen-again-and-again/83304/

 

http://reteitalianaism.it/public_html/index.php/2013/12/15/lettera-da-al-walaja-guerre-muri-e-ora-strade/#more-3757

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