Lettera da Al Walaje: no alla strada israeliana

Hisham scrive per tentare di fermare nuove confische e distruzioni di terre nel suo villaggio. E fa appello alla Chiesa cattolica: “Il monastero di Cremisan ci sostenga”.

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venerdì 13 dicembre 2013 09:02

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Hisham Abu Ali (Foto: Anne Paq/Activestills)

di Hisham Abu Ali

Al Walaje (Cisgiordania), 13 dicembre 2013, Nena News – Mi chiamo Hisham Abu Ali, sono nato ad Al Walaje nel 1969. Al Walaje è un villaggio palestinese che si trova nel dipartimento di Betlemme, in Cisgiordania, poco distante da Gerusalemme. Scrivo questa lettera a causa dell’ultima catastrofe che sta colpendo il mio villaggio. Scrivo perché vorrei fermarla, e perché mi piacerebbe pensare che fosse l’ultima.

Tre mesi fa Israele ha iniziato a costruire una nuova strada sulla terra della mia famiglia. Questa terra appartiene alla mia famiglia da generazioni, mio nonno vi coltivava orzo e grano da prima del 1948. Ora lì abbiamo i nostri alberi di ulivo. La costruzione di questa strada distrugge i nostri alberi e ci sottrarrà la terra. Questa è l’ultima conseguenza dell’occupazione israeliana nel nostro villaggio.

Da quando i lavori della strada sono iniziati, passo le giornate nella mia terra. Non riesco a starci lontano. Temo che approfittino della costruzione per distruggere più di quanto siano già autorizzati a fare. Proprio oggi ho scoperto che avevano segnato con il cartellino rosso 5 alberi in più, che il loro stesso progetto non prevedeva di sradicare.

A partire dalla catastrofe (la Nakba del 1948), i palestinesi sono stati testimoni di tanti disastri, provocati uno dopo l’altro dallo Stato occupante di Israele. Città, villaggi e campi rifugiati pagano il prezzo di queste azioni di aggressione. Israele occupa il territorio, trasforma le terre dei suoi abitanti in colonie e porta avanti diversi progetti per i cittadini israeliani.

Al Walaje è come qualsiasi altro villaggio, non è immune ai piani israeliani. Fu completamente distrutto nella catastrofe del 1948. La sua gente fu espulsa e fuggì in diverse regioni, costretta a vivere in campi rifugiati in Palestina e altrove. Dopo la guerra del 1948, una parte della sua terra rimase fuori dalla linea di armistizio (la Linea Verde), perciò alcune persone provarono a ritornare. Molte famiglie costruirono case e rimisero in piedi un piccolo villaggio con i pochi mezzi a loro disposizione.

Tuttavia, nel 1967 Israele occupò la Cisgiordania. Ancora una volta la maggior parte dei palestinesi fu costretta a fuggire. Israele fondò una colonia, che oggi è conosciuta con il nome di Har Gilo, su una parte della terra di Al Walaje e della confinante cittadina di Beit Jala. Intorno ad essa furono costruite delle strade per impedire agli abitanti del villaggio di avere accesso a quell’area.

Inoltre, oggi le autorità israeliane stanno costruendo il muro di “separazione” per impadronirsi di altro territorio del villaggio. Vogliono anche realizzare un parco nazionale per gli israeliani. Il progetto del parco intende preservare il paesaggio rurale e i tradizionali terrazzamenti che noi ancora coltiviamo. Ma una volta che la costruzione del muro sarà terminata, i contadini palestinesi non potranno più raggiungere le loro terre. 

La costruzione della nuova strada sta avvenendo nell’area del parco: sta distruggendo gli stessi campi coltivati e gli alberi di ulivo che il parco dovrebbe tutelare. Come potete dire che state costruendo un parco, devastando alberi molto vecchi per rimpiazzarli con una grande strada di cemento? Lunedì 9 dicembre sono stati sradicati 50 ulivi della mia famiglia. Prima abbiamo ricevuto un tagliando giallo che ci avvertiva di rimuoverli, poi ne abbiamo ricevuto uno rosso che annunciava la loro fine.

Le autorità israeliane affermano che questa strada serve il monastero salesiano di Cremisan, mentre io credo che non sia così. Continuamente promuovono nuovi progetti che distruggono il nostro villaggio e rendono le nostre vite sempre più difficili.

Le azioni israeliane non sono nulla. Quello che mi rattrista è che non ci sono state iniziative popolari per opporsi agli ultimi aggressivi interventi di Israele. Iniziative da parte della popolazione e della politica ufficiale avrebbero dovuto essere condotte per fermare l’ostilità di Israele contro il villaggio. Queste ostilità vanno fermate, per ultima questa strada che ruba la nostra terra.

Invio questo messaggio direttamente al monastero di Cremisan, che secondo Israele sarà servito dalla nuova strada. Nel frattempo il monastero di Cremisan è rimasto in silenzio. Per noi è importante che Cremisan chiarisca la sua posizione rispetto a questo progetto e sia con noi contro la strada e contro l’appropriazione israeliana della nostra terra. Non si suppone che la Chiesa si opponga al furto?

Non capiamo se la nostra terra venga presa per l’interesse di Cremisan o del parco. Questa è la nostra terra, di nuovo ci viene rubata. Chiediamo di fermare immediatamente la costruzione della strada e la distruzione dei nostri campi e dei nostri alberi. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=93128&typeb=0&Lettera-da-Al-Walaje-no-alla-strada-israeliana

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