L’EUROPA HA SMESSO DI PREOCCUPARSI SE I PALESTINESI DI HEBRON VENGONO MASSACRATI DAI COLONI? – di Muhammad Shehada

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Sintesi personale

La scorsa settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha interrotto bruscamente il mandato delle forze di monitoraggio internazionale TIPH a Hebron, in violazione dell’accordo di Oslo II del 1995 e della risoluzione 904 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Quella missione, ora espulsa, era composta da osservatori civili provenienti da Svizzera, Svezia, Norvegia, Italia e Turchia, fu istituita in seguito al massacro del 1994 – dove 29 palestinesi furono uccisi dal colono israeliano di estrema destra Baruch Goldstein – per garantire la sicurezza (e il senso di sicurezza) dei civili palestinesi di Hebron.

La logica di tale scelta da parte di Netanyahu è stata spiegata in termini chiari; non più occhi sulla condotta di Israele in questa parte dei territori occupato: Non permetteremo la presenza di una forza internazionale che operi contro di noi, ha dichiarato Netanyahu. 

Tale decisione è arriva  solo pochi giorni dopo la morte di un contadino palestinese e il ferimento di altri dieci palestinesi  da  parte di un colono israeliano armato nel villaggio di Al-Mughayyir, in Cisgiordania;  

Dopo la lapidazione di  Rami Hamdallah uccisa  da  coloni, dopo che 5 soldati dell’IDF sono stati incriminati per aver picchiato brutalmente e maltrattato un padre bendato di fronte al figlio ammanettato  e  la lista continua.

È esattamente nei periodi di tensione come questi che le missioni di mantenimento della pace in Cisgiordania sono più necessarie. La netta decisione di Netanyahu di rimuovere l’unica barriera fragile alle infinite tensioni tra 800 coloni di estrema destra e residenti palestinesi di Hebron significa solo che non gliene frega niente del processo di pace e non gli  importa più di provocare la comunità internazionale. Dopo tutto i coloni non hanno bisogno di protezione internazionale: hanno l’IDF. I civili palestinesi invece  sono indifesi.

La comunità internazionale, a sua volta, ha anche prestato poca o nessuna attenzione ai recenti eventi nella Cisgiordania occupata, non ultima la fine degli osservatori di Hebron.

La risposta dell’UE – come protagonista centrale nel processo di pace – è stata poco combattiva. L’UE ha dichiarato che l’espulsione “rischia di deteriorare ulteriormente la già fragile situazione sul terreno” e ha sottolineato “gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale di proteggere il popolo palestinese a Hebron”.

I singoli Stati membri dell’UE che hanno contribuito alla formazione di TIPH hanno rilasciato una dichiarazione mite esprimendo “rammarico” per la decisione di Netanyahu, ma senza metterla in discussione, aggiungendo la loro “speranza” che un governo israeliano rinnoverà il mandato per TIPH, un giorno nel futuro. L’unico paese partecipante che usa la frase “condanna fermamente” è stato, forse non sorprendentemente, la Turchia.

Questa non sorprendente posizione dell’Unione europea, purtroppo, afferma la paralisi continua dell’unione quando si tratta del conflitto Israele-palestinese.

Nella corrispondenza confidenziale e a porte chiuse i funzionari dell’UE esprimono spesso preoccupazione per la “sistematica discriminazione legale” nei confronti dei palestinesi occupati, le tribolazioni che i palestinesi subiscono e  i pericoli  che si dipanano uno dopo l’altro nei territori occupati.

Ma questi funzionari non sono disposti ad agire secondo le loro convinzioni; come una volta ha ammesso un ambasciatore europeo presso l’ONU ad un mio buon amico: I palestinesi hanno la mia comprensione, mentre Israele ha il mio sostegno“.

In pubblico è una storia completamente diversa. La maggior parte dei funzionari dell’UE è troppo distante per riconoscere le realtà sul terreno o per contrastare gli ostacoli alla pace. Questo silenzio autodistruttivo deriva spesso dal carrierismo personale e da un mal interpretato senso di neutralità che sta ulteriormente distruggendo le prospettive di pace.

Senza una strategia concreta per la pace, senza una visione chiara e senza una posizione forte sul conflitto, la politica dell’UE, in pratica, si limita ad adattarsi all’esercizio di potere di Israele nei territori palestinesi. La sua altra funzione è di lavorare duramente per prevenire un’insurrezione palestinese, paralizzando costantemente i palestinesi con la dipendenza dagli aiuti.

Un alto funzionario dell’UE mi ha spiegato una volta che “la nostra politica non è quella di far progredire la soluzione dei due stati, tanto quanto preservarla dalla distruzione“. Questo obiettivo, secondo l’Unione Europea, viene solitamente raggiunto attraverso progetti di finanziamento, per la realizzazione di infrastrutture, in particolare nell’area C, a Gerusalemme Est e  a Gaza.

Tuttavia, nella stagione elettorale della Knesset, con la destra israeliana in competizione  sul come respingere in modo completo la creazione di uno stato sovrano palestinese e una campagna  elettorale centrata sull’incitamento, l’abuso e l’attacco ai palestinesi, l’oziosità dell’UE – impegnata negli scambi  culturali ed  economici con Israele – la  rende complice del perpetuarsi della sofferenza palestinese.

Alla domanda se l’Unione europea possa mai contemplare soluzioni alternative al conflitto, come la soluzione dello Stato unico –  visto che la possibilità di raggiungere una soluzione a due stati sta diventando sempre più irrealistica – un altro alto funzionario dell’UE mi ha detto: “Solo se un governo israeliano accetta la soluzione a uno Stato, l’Ue la sosterrebbe

Ma fintantoché la destra di governo di Israele non sceglie alcuna soluzione al conflitto e continua a rendere impossibile uno stato palestinese vitale, l’UE funzionerà, in effetti, solo per contenere e reprimere la rabbia di  ciò che resta di una futura entità palestinese.

È ora che l’UE cambi la sua strategia per quanto riguarda i palestinesi moralmente e legalmente. Se  le politiche attuabili sono al di là delle capacità dell’UE, il minimo che gli Europei possono offrire ai palestinesi isolati, immiseriti e sempre più disperati è sostegno, solidarietà e riconoscimento coerenti della loro terribile situazione.

Se il tradizionale silenzio dell’UE continuerà, allora i palestinesi potrebbero ben presto assistere all’annessione ufficiale della Cisgiordania, un atto recentemente spinto dallo stesso speaker della Knesset, Yuli Edelstein.

Gaza? C’è meno appetito in Israele per la sua annessione, ma Gaza è già sulla buona strada per diventare territorio inabitabile.

Muhammad Shehada è uno scrittore e attivista della società civile della Striscia di Gaza 

 

 

L’Europa ha smesso di preoccuparsi se i palestinesi di Hebron vengono massacrati dai coloni? – di Muhammad Shehada

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2019/02/muhammad-shehada-leuropa-ha-smesso-di.html

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