Liberate Kalida

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la corte militare israeliana ha condannato la deputata del Consiglio Legislativo Palestinese e membro del partito Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Khalida Jarrar, a sei mesi di detenzione amministrativa. Jarrar si era battuta nei mesi scorsi per bloccare l’ordine di deportazione a Gerico spiccato dalle autorità israeliane. Aveva vinto e poco tempo dopo, il 2 aprile scorso, è arrivato l’arresto, dietro ordine di detenzione amministrativa, ovvero senza accuse formali né processo.

Con un raid scattato nel corso della notte a Irsal al-Bireh, alle porte di Ramallah, reparti speciali dell’esercito israeliano hanno preso e incarcerato la nota deputata palestinese Khalida Jarrar, una dirigente di spicco del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, la principale formazione della sinistra palestinese. Nella sua abitazione i soldati israeliani hanno sequestrato due computer e un telefono cellulare.

La figlia della deputata ha riferito ai giornalisti che reparti israeliani hanno circondato l’abitazione intorno alle 3 e hanno chiesto di vedere la madre. Quando Jarrar si è presentata i soldati le hanno comunicato che “era in arresto”, senza precisare con quali accuse e l’hanno portata via. Poco dopo la “Associazione dei Prigionieri Palestinesi” ha denunciato l’arresto come un “atto di vendetta”, in risposta al rifiuto di Jarrar di accettare la decisione presa lo scorso agosto dall’esercito israeliano di confinarla per sei mesi a Gerico perché rappresenterebbe una “minaccia per la sicurezza”.

Migliaia di organizzazioni e persone di tutto il mondo presero posizione lo scorso agosto contro il confino di Khalida Jarrar a Gerico e molte centinaia di persone visitarono la tenda di protesta eretta in quella occasione dalla parlamentare palestinese nel cortile della sede del Consiglio Legislativo Palestinese.

Secondo la Ong “Addameer” le forze di sicurezza palestinesi si sarebbero rese complici dell’arresto di Jarrar avvenuto nella zona A della Cisgiordania che, secondo gli Accordi di Oslo, ricade sotto il pieno controllo dell’Autorità nazionale palestinese. “Consentendo alle forze di occupazione israeliane di entrare a Ramallah sulla base del cosiddetto coordinamento di sicurezza tra Anp e Israele, è stato dato il via libera all’espulsione di una rappresentante eletta del popolo palestinese che, peraltro, ha continuamente chiesto la fine di tale coordinamento”, ha scritto in un comunicato Addameer.

Khalida Jarrar oltre ad essere una dirigente del Fplp è anche attiva in diversi comitati femminili e fa parte della commissione parlamentare per i prigionieri politici.
La sua detenzione arriva il giorno dopo la condanna di un’altra donna palestinese, Muna Qadan, affiliata alla Jihad islamica, che dovrà scontare 70 mesi di carcere per “attività politica illegale”. La maggior parte delle organizzazioni politiche palestinesi sono considerate illegali da parte di Israele e l’affiliazione ad esse comporta l’arresto e pesanti condanne detentive.

Al momento sono 18 i parlamentari palestinesi nelle carceri israeliane, nove dei quali ai cosiddetti “arresti amministrativi”, ossia il carcere senza processo.

Nena News. 2 aprile 2015

 khalida

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