Libertà di uccidere

Il mio caro marito Ziad Jilani è stato assassinato dal poliziotto di frontiera israeliana Maxim Vinogradov il giorno 11 giugno 2010. Ci sono incontestabili evidenze sul fatto che mio marito fosse sdraiato a terra disarmato e ferito, non causava nessuna minaccia quando Il poliziotto di frontiera Maxim Vinogradov gli ha sparato a bruciapelo un colpo in testa. Nonostante le diverse contraddizioni, revisioni e le sfacciate bugie nella testimonianza del soldato che lo ha ucciso, smascherato dall’autopsia, le autorità israeliane hanno chiuso il caso contro Maxim Vinogradov e il suo comandante Shadi Kheir Al-Din. La chiusura del caso contro l’assassino di Ziad è un messaggio chiaro ai soldati israeliani: Basta semplicemente sostenere di sospettare che un o una palestinese sia un terrorista e nessuno sarà ritenuto responsabile della sua morte. Io e mia figlia ci siamo appellate alla Corte Suprema Israeliana affinchè il procuratore dello stato israeliano condannasse per le loro responsabilità criminali l’assassino di Ziad e il suo comandante. Cerchiamo supporto internazionale, non solo per chiedere giustizia per Ziad ma anche per salvare le vite di potenziali vittime future mandando ai soldati israeliani un messaggio, e cioè che verranno ritenuti responsabili per l’uccisione di vittime innocenti. Aiutateci a cambiare questo messaggio, firmate la petizione chiedendo che il procuratore di stato israeliano metta sotto accusa gli assassini di Ziad. Manda una mail a killingwithoutconsequence@gmail.com e se puoi organizza un memorial per Ziad nella tua città l’11 Giugno.

L’11 Giugno 2010 iniziò come qualsiasi altro giorno, a parte il fatto che prima di uscire Ziad menzionò che non avevamo ancora portato da nessuna parte le nostre tre bambine dopo che avevano finito gli esami. Pensava che meritassero una gita dove volessero. Dopo avermi dato un bacio di salute si girò un ‘ultima volta per ricordarmi di parlare con loro affinché decidessero dove andare. Ziad mi disse di farci trovare pronte per partire, quando avrebbe suonato il clacson avremmo dovuto prendere le nostre cose, scendere giù e salire sul suo furgone.
Sfortunatamente non ritornò mai a casa. Quella fu l’ultima volta che vidi mio marito
Dovemmo investigare da sole per sapere come morì mio marito. L’alternativa era la propaganda che fosse un “terrorista”. Partimmo per provare non solo l’innocenza di mio marito, ma anche per svelare le bugie che venivano prodotte dai media. Facemmo appello ad un giudice israeliano affinché riesumasse il corpo di Ziad, tre settimane dopo averlo seppellito. Dopo che il giudice accolse la nostra richiesta per un’autopsia Maxim Vinogradov e Shadi Kheir Al-Din cambiarono bruscamente le loro testimonianze, “ricordando” più fatti schiaccianti. Poiché la polizia israeliana decise di non interrogare nessun testimone a parte i soldati implicati, ci appellammo a qualsiasi testimone indipendente che potesse andare dalla polizia.
L’investigazione successiva concluse che Ziad stesse ritornando a casa dalla moschea Aqsa per la preghiera del venerdì, che si trova a Wadi Jouz, un quartiere di Gerusalemme Est. La corsia per Wadi Jouz era chiusa dall’esercito israeliano e dalla polizia di frontiera, mentre la corsia opposta era piena di macchine in fila una dietro l’altra. Un masso, possibilmente da una dimostrazione vicina, colpì il vetro di Ziad e lui saltò fuori dalla macchina sulla strada dove un gruppo di agenti di frontiera stava camminando. Il suo furgone apparentemente colpì qualche soldato causando ferite lievi. Solo un soldato fu portato all’ospedale per aver subito degli sgraffi. La polizia di frontiera aprì immediatamente il fuoco su Ziad e il suo furgone. Gli spari colpirono altri veicoli ferendo una piccola bambina seduta su una macchina vicina. Ziad fuggì dalle pallottole, cercando rifugio in un vicolo a fondo chiuso nella quale viveva un suo zio. Tre poliziotti di frontiera corsero avanti sparando dentro il vicolo.
Ziad quindi saltò dalla macchina e corse verso la casa di suo zio. Gli spararono alle spalle e cadde ferito a terra. Il poliziotto di frontiera Maxim Vinogradov si avvicinò a mio marito, puntò il suo M16 alla testa di Ziad, e sparò tre colpi. Secondo un testimone, Maxim Vinogradov teneva il suo stivale sul collo di mio marito e gridando qualcosa in ebraico gli sparò.
Dodici giorni prima che Maxim Vinogradov uccidesse mio marito, gli israeliani avevano fatto un incursione sulla Mavi Marmara, una nave turca che portava aiuti a Gaza, mentre in acque internazionali, uccidendo nove passeggeri. In quel giorno, Vinogradov rispose su facebook ad un messaggio di un suo amico, Avi Yaacobov, che diceva in ebraico “Sterminare i turchi e gli arabi dal mondo”. Vinogradov rispose” Sono con te fratello mio ed io con l’aiuto di Dio inizierò”. Il suo amico replicò, “ E tu, toccando ferro, ne sei capace”. Questo è solo uno dei molti simili messaggi nei quali Maxim esprime opinioni propugnando la morte degli arabi. Maxim è incoraggiato a praticare le sue convinzioni razziste dall’impunità garantitagli dalle autorità israeliane.
Mio marito amava la vita e godeva di ogni suo momento a pieno, amava le persone e gli animali e amava noi, la sua famiglia, con passione. Non era un terrorista. La mia cittadinanza americana non ha significato niente per le autorità israeliane e troppo poco per il governo americano. Mi piacerebbero delle risposte e vedere che ai soldati dal grilletto felice ed ai poliziotti che servono la polizia militare e di frontiera israeliana non sia consentito uccidere persone innocenti.

Per ulteriori informazioni vai su: http://killingwithoutconsequence.com

FIRMATE LA PETIZIONE. Ecco un’altra storia tragica, per la quale bisogna fare qualcosa. Abbiamo invitato Moira in Italia per far conoscere solo una delle tante e tante storie di violazione di diritto, di crimini contro cittadini palestinesi compiuti dall’esercito israeliano.
Moira non resta in silenzio, noi siamo con lei.
FIRMA E FA FIRMARE.
Luisa Morgantini, www.assopacepalestina.org

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