L’identità palestinese in Israele dalla prima Intifada: Un-Erasing the Nakba

14 Giu 2013

Dal 1948, l’identità palestinese in Israele ha subito molte evoluzionari trasformazioni. I cittadini palestinesi d’Israele hanno dovuto adattarsi ad un sistema politico che mirava a cancellarli: integrale ed intrinseca componente del pensiero Sionista. 

 

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la cancellazione dell’esistenza palestinese dalla Palestina ha preso diverse forme, Ideologicamente parlando, il movimento sionista raffigurava la Palestina come una ”terra senza un popolo”, questo ancora molto prima della creazione d’Israele. La piu’ chiara manifestazione fisica di questo approccio è stata la pulizia etnica (cancellazione demografica) della maggioranza della società palestinese dalla Palestina durante la guerra del 1947-1948 e dopo 1. Altre forme di cancellazione hanno avuto luogo a livello sociale, politico e linguistico.

Suleiman 2, fornisce una vasta indagine sulla cancellazione socio- linguistica della storia ed esistenza palestinese, analizzando a fondo nomi, toponimi e nomi in codice. Mashallah 3 descrive in dettaglio le basi storiche, politiche e ideologiche della politica di cancellazione che Israele ha condotto contro l’esistenza palestinese in Israele, cosi’ come le attività svolte dai palestinesi per contrastarla. La cancellazione storica dei palestinesi, sia fisicamente che storicamente, è stata ben riassunta da Oren Yiftache:

”L’atto di cancellazione era stato indotto, per molti decenni, dagli apparati statali ebraici, quegli atti che miravo a cancellare i resti della società arabo-palestinese che viveva nel paese fino al 1948, e per negare la catastrofe che il sionismo ha inflitto a questa nazione. La cancellazione che è avvenuta dopo le violenze, la fuga, l’espulsione e la demolizione dei villaggi e’ visibile in tutti i discorsi – nei libri di testo, nelle mappe ed oggi anche nei nomi dei luoghi, strade ed incroci. La palestina, che oggi è sotto ad Israele, sta scomparendo dalla realtà fisica Israelo-ebraica ed anche dal suo discorso” 4.

Come risultato della contradizione tra la cancellazione ideologica sionista e l’attuale esistenza palestinese, i cittadini palestinesi d’Israele sono diventati ” presenti – assenti” . Anche se originariamente questo marchio veniva burocraticamente utilizzato per riferirsi ai profughi palestinesi interni ad Israele, oggi questo ci illustra una visone ed un esistenza piu’ ampia dell’esistenza palestinese in Israele, dove ” la terra in cui, i rifugiati palestinesi interni ad Israele, vivono e’ la loro patria, ma la cultura dominante non e’ la loro cultura e il paese non e’ il loro paese 5”.

Tuttavia, il termine ‘Presente-Assente’ non esprime le reali dinamiche di esperienza palestinese in Israele, come descritto sopra. L’aspetto ‘Assente’ del termine non dovrebbe trasmettere la passività, perché è una azione continua applicata ai palestinesi in Israele. Così, un modo migliore per descrivere l’esperienza palestinese in Israele è attraverso ‘presente-assentificato’, ‘Presente-Cancellato’ o, in arabo, (al-Hadir al-mughayyab). I cittadini palestinesi di Israele (il popolo indigeno della Palestina che vivono in Israele), sono sottoposti ad un continuo processo di alienazione dal loro spazio.

Nel corso degli anni, i cittadini palestinesi di Israele hanno affrontato la loro cancellazione in una varietà di modi. In questo articolo, vi presenterò la non –cancellazione dell’identità palestinese, a partire dallo scoppio della prima Intifada nel 1987. La mia presentazione sarà basata sull’analizzare un gruppo di romanzi pubblicati da cittadini palestinesi di Israele tra il 1987 e il 2010. Questo gruppo di romanzi riflette aspetti del discorso palestinese in Israele in quegli anni. Altri romanzi, non qui presentati, riflettono altre dimensioni di identità palestinese in Israele.

La folclorizzazione della Nakba

La prima Intifada ha travolto la Cisgiordania e la Striscia di Gaza in una rivolta popolare, contro 20 anni di occupazione militare israeliana. L’Intifada, il crollo dell’Unione Sovietica e la guerra del Golfo nel 1991, ha portato ai colloqui di pace di Madrid del 1992, seguiti da colloqui segreti ed infine ad Oslo. Questo processo di pace ha continuato fino al suo crollo nel 2000, con lo scoppio della seconda Intifada. La prima Intifada ed i suoi associati sviluppi, ha portato i palestinesi in Israele a riconsiderare la loro posizione politica ed identità alla luce di un processo di pace che li ha esclusi dalla soluzione del problema palestinese.

Lo scoppio della seconda Intifada, nel 2000, ha segnato una trasformazione nella partecipazione politica palestinese in Israele, fenomeno evidenziato dalle manifestazioni locali tenutesi in solidarietà con i palestinesi nei Territori Occupati Palestinesi. Questo eventi hanno avuto una forte influenza sull’ identità palestinese in Israele, e dalla metà degli anni 80′ vediamo chiari sforzi dei palestinesi per portare alla luce la loro storia, la memoria e la cultura.

Nel 1980, i palestinesi in Israele e altrove, hanno cominciato a pubblicare dei libri commemorativi sul loro villaggio, raccogliendo informazioni sui loro villaggi (molti dei quali non esistono più), con l’obiettivo primario di preservare la storia e la memoria di questi villaggi6. Secondo lo storico palestinese Nur Masalha:

[…] Riflettere la bellezza del paesaggio, la ricchezza della terra e del villaggio e la vita della città. Queste narrazioni sulla terra testimoniano l’esperienza intima e intensa della vita di tutti i giorni sulla terra-i nomi delle vallate, le colline, i santuari, le strade, le sorgenti i pozzi d’acqua, i campi coltivati ​​ed i vigneti, l’importanza di tutti i tipi di alberi (olive, mandorle, uva) e di altri elementi naturali in ricordo del passato 7.

Durante questo periodo, un parallelo accademico a questa ‘tendenza’ è evidente nel crescente interesse degli accademici palestinesi nel folclore palestinese. Vedi per esempio, Min’im Haddad (1986), che ha scritto ”il folclore palestinese: Tra l’annientamento e il Risvegliol [Al-Turath al-Falastniyy: Bayn al-tam wa-l-Ihya]. Un altro cittadino palestinese di Israele che ha scritto sul folclore palestinese, ed è Shukri Arraf (1982), che ha scritto: ”La terra, l’uomo e lo sforzo: Studio della cultura materialesulla nostra terra” [Al-Ard al-Insan, wa-l-Juhd: Dirasa Li -Hadaratina al-Maddiyya ‘ala Ardina].

Nella scena letteraria, i romanzi palestinesi in questo periodo forniscono una descrizione dettagliata della vita sociale e culturale in Palestina prima del 1948. I romanzi nostalgico-folcloristici, cosi definisco il gruppo dei romanzi analizzati qui, prevedono quello che gli antropologi chiamano ‘descrizione densa’ del folclore palestinese, della vita sociale e delle figure sociali tradizionali. Tali romanzi ragruppano numerosi racconti, miti, canzoni, proverbi, poesie così come la medicina tradizionale. Cibo palestinese, abbigliamento e numerosi articoli per la casa, strumenti e attrezzature, nonché gli animali, uccelli, piante selvatiche, erbe, alberi e insetti sono tutti parte del racconto folcloristico che appare in questi romanzi. Eventi e trame sono inoltre immersi nello ‘spazio’ del paese. Strade, vicoli, giardini, la piazza del paese, l’acqua di primavera, i motivi di trebbiatura e le case sono descritte in dettaglio (sia quelle private che quelle pubbliche). Inoltre sono descritte le interazioni sociali associate a questi spazi. La narrazione storica che è incorporata in questi romanzi presta molta attenzione a una serie di aspetti della guerra del 1948: l’assistenza militare dei paesi arabi (visto più come un peso che una benedizione), l’occupazione dei villaggi, i massacri israeliani e le brutalità contro i civili; l’espulsione dei palestinesi, ed il ritorno, o il tentativo di ritorno, dei profughi palestinesi alle loro case. La narrazione storica, presentata in questi romanzi è paragonabile alle narrazioni presentate nei libri di storia riguardanti la Nakba, o di testimonianze di persone che hanno assistito e sono sopravvissuti a quei eventi. La somiglianza tra i racconti dell’esperienze dei testimoni e dei sopravvissuti, con quelli dei personaggi nei romanzi è evidente in due modi. In primo luogo, i personaggi raccontano una visione nostalgica di un passato che è stato perso e distrutto8. In secondo luogo, la somiglianza con i racconti dei testimoni e dei sopravvissuti è evidente nel racconto degli eventi storici ed i metodi ei modelli di espulsione da parte delle forze israeliane – in quello che potrebbe essere descritto come un ‘folclorizzazione della Nakba’

La ‘folclorizzazione della Nakba’ si riferisce alla scrittura di racconti folcloristici della vita palestinese prima del 1948, ed ‘iniettando’ a questi racconti dei cenni storici della guerra nel 1948, nel tentativo di offrire una narrazione collettiva. La folclorizzazione della Nakba, come tecnica narrativa, è stata identificata da Dina Matar nel suo recente libro, ”Cosa significa essere palestinese”, dove raccoglie la narrazione della memoria palestinese proveniente da tutto il Medio Oriente:

[…] Quasi tutti gli intervistati [], a prescindere da chi erano e dove sono finiti, hanno avuto una storia personale da raccontare circa la data focale del 1948, e hanno insistito per raccontarla. Una struttura simile di raccontare, in cui le storie personali convergono s’interconnettono con la narrazione collettiva (nazionalista) palestinese di espropriazione e di perdite […] 9.

Dal momento in cui l’Intifada ha trasferito il centro di gravità del conflitto palestinese ai Territori Occupati, la riscrittura della Nakba in racconti folcloristici è un tentativo di sottolineare che il conflitto palestinese è iniziato nel 1948 e non nel 1967. E’ un modo per ripristinare la Nakba come il principale evento nel ethos nazionale palestinese: un evento che unisce ovunque tutti i palestinesi. Il processo di pace ha anche piantato il seme di questa convinzione tra i palestinesi, israeliani e la comunità internazionale. L’esclusione dei cittadini palestinesi di Israele dalla riconciliazione storica ha avuto gravi conseguenze per l’identità dei palestinesi in Israele.

I ricordi palestinesi della Nakba mettono in discusione lo status quo e forniscono una contro-narrative 10. I romanzi nostalgioco-folcloristici palestinesi funzionano (nella memoria collettiva dei palestinesi) in qualche modo, comparabilmente ai libri commemorativi di un villaggio. Nei romanzi nostalgico-folcloristici, la Nakba per i palestinesi in Israele è onnipresente perché allude non solo alla cancellazione di spazio, ma anche alla cancellazione della cultura. Ricordse la Nakba fornisce una narrativa “di continuità che segna non solo il passato all’interno del presente, come un’eredità, una cicatrice, un esito, una ferita, ecc, ma anche che il passato e’ ancora al lavoro all’interno del presente, che attivamente si ri-genera nella sua stessa forma[…]” 11

Conclusione

La prima Intifada ha risuscitato la coscienza nazionale palestinese tra i palestinesi in Israele, pur se adattata alle limitazioni strutturali del sistema politico e amministrativo israeliano.

Mahmud Ghanayim arriva a una conclusione simile:

“[…] nonostante la doppia identità che si evince dalla [letteratura palestinese in Israele], ci sono stati molti tentativi di spostare decisamente, l’identità dei palestinesi in Israele, verso una identità distintiva che avrebbe rotto il legame con la realtà israeliana” 12. In termini politici, le correnti nazionali tra i palestinesi in Israele hanno cominciato a rafforzarsi dopo l’Intifada, che riflette la loro collettivizzazione: nel 1992 un movimento politico maggiormente composto da arabi – il Patto d’uguaglianza – ha chiamato per la prima volta alla trasformazione di Israele da uno stato etnico in un stato democratico per tutti i suoi cittadini, ed ha sottolineato in maniera specifica il bisogno di uguaglianza e di trasformazione dello Stato. Verso le elezioni israeliane del 1996, questo movimento è stato organizzato in un partito politico – l’Allineamento Democratico Nazionale […] portando così la questione della parità alla ribalta della politica araba. 13

La direzione politica dell’ Allineamento Democratico Nazionale (ADN) è essenzialmente diversa dalla linea che il partito comunista ha avuto per molti anni. Azmi Bishara ha caratterizzato l’attività del partito comunista in Israele come un partito che lotta contro la discriminazione, non per l’uguaglianza. Bishara sosteneva che si trattava di “una lotta che ha definito l’uguaglianza negativamente, come assenza di discriminazione, piuttosto che in base a una definizione positiva che vedrebbe Israele come stato di tutti i suoi cittadini.” 14

La base ideologica della ADN “ha respinto lo status quo e ha chiesto l’istituzione di uno Stato democratico laico in tutto il territorio della Palestina mandataria, e ha chiesto il ritorno dei profughi che hanno lasciato le loro case nel 1948″ 15. La trasformazione in attività politica tra i palestinesi in Israele si riflette nella massiccia espansione della lotta della società civile dopo l’Intifada. Questo è evidente nel fatto che fino al 1990, ci sono state ”circa 180 società pubbliche tra la minoranza araba palestinese in Israele. Negli ultimi nove anni, dal 1990, sono stati istituite 656 nuove società arabe” 16. L’espansione delle organizzazioni della società civile palestinese in Israele segna la realizzazione della necessità di assumere un ruolo attivo nel plasmare la vita e il futuro dei palestinesi che vivono in Israele:

”L’ampia rete di ONG arabe si e’ formata come una piattaforma di incontro dove gli interessi della comunità araba vengono rappresentati in diversi settori come l’urbanistica, i servizi sanitari, le infrastrutture educative, i diritti e servizi legali ed il monitoraggio dei diritti umani. Le ONG svolgono una funzione importante, che fornisce beni e servizi necessari alla trascurata comunità araba” 17.

I cittadini palestinesi di Israele, dopo essere stati esposti ai discorsi dell’Intifada quali la libertà, la liberazione e la dignità, di conseguenza hanno adattato la loro lotta all’interno di Israele. Questo adattamento si riferisce ai palestinesi in Israele, fornendo una definizione contestualizzata della loro lotta in cerca di uguaglianza.

In altre parole, i palestinesi in Israele nel periodo dal 1987 vedono la loro situazione come nazionale “piuttosto che un problema di discriminazione contro una minoranza” 18. La ricerca della piena uguaglianza con ebrei-israeliani in Israele sostituisce la ricerca della determinazione nazionale basato sul pragmatismo politico. La visione politica dei cittadini palestinesi di Israele nel 1990, si basa su una strategia di compromesso come mezzo per raggiungere la pace tanto attesa in Medio Oriente. Questa visione prevede la creazione di uno Stato palestinese sovrano entro i confini del 1967, il diritto al ritorno dei rifugiati, nonché la concessione di pieni diritti civili ai palestinesi in Israele. Uguaglianza totale con Israele e con gli ebrei in Israele significa trasformare Israele in uno stato di tutti i suoi cittadini – uno stato bi-nazionale – il che equivarrebbe alla autodeterminazione per i cittadini palestinesi di Israele, e quindi significherebbe la de-sionizzazione di Israele, ed infine si avrebbe un unico territorio bi-nazionale. Questa è una situazione che i cittadini palestinesi di Israele sono disposti ad accettare 19.

Manar Makhoul

Note:

  1. See Pappé, Ilan, The Ethnic Cleansing of Palestine (Oxford: Oneworld, 2007).
  2. Suleiman, Yasir, A War of Words: Language and Conflict in the Middle East (Cambridge: Cambridge University Press, 2004); Suleiman, Yasir, Arabic, Self and Identity: A Study in Conflict and Displacement (Oxford and New York: Oxford University Press, 2011).
  3.  Nur Masalha, ‘Remembering the Palestinian Nakba: Commemoration, Oral History and Narratives of Memory’, Holy LandStudies: A Multidisciplinary Journal, 7/2 (2008): 123-156
  4. My translation of Oren Yiftachel’s Introduction to Kadman, Noga, Erased From Space and Consciousness: Depopulated Palestinian Villages in the Israeli-Zionist Discourse (Jerusalem: November Books, 2008), p. 8.
  5. Ibrahim Muhawi, ‘Irony and the Poetics of Palestinian Exile’, in Ibrahim Muhawi, & Yasir Suleiman (eds), Literature and Nation in the Middle East (Edinburgh: Edinburgh University Press, 2006), p. 34.
  6. Slyomovics, Susan., The Object of Memory: Arab and Jew Narrate the Palestinian Village (Philadelphia, PA: University of Pennsylvania Press, 1998); Rochelle Davis, ‘Mapping the Past, Re-Creating the Homeland: Memories of Village Places in Pre-1948 Palestine’, in Ahmad H. Sa’di, & Lila Abu-Lughod (eds), Nakba: Palestine, 1948, and the Claims of Memory (New York: Columbia University Press, 2007): pp. 53-75.
  7. Masalha, Remembering the Palestinian Nakba: Commemoration, Oral History and Narratives of Memory, p. 143.
  8. See also: Davis, Mapping the Past, Re-Creating the Homeland: Memories of Village Places in Pre-1948 Palestine
  9. Matar, Dina, What it Means to be Palestinian: Stories of Palestinian Peoplehood (New York: I.B. Tauris, 2011), p. 25.
  10. Davis, Mapping the Past, Re-Creating the Homeland: Memories of Village Places in Pre-1948 Palestine, p. 6.
  11.  Italics in original, Yaqub, Nadia G., Pens, Swords, and the Springs of Art: The Oral Poetry Duelling of Palestinian Weddings in the Galilee (Leiden: Brill, 2007), p. 114.
  12. Mahmud Ghanayim, ‘A Dream of Severance: Crisis of Identity in Palestinian Fiction in Israel’, in Meir. Litvak (ed.), Palestinian Collective Memory and National Identity (New York; Basingstoke: Palgrave Macmillan, 2009), p. 196.
  13. Nadim N. Rouhana, ‘Israel and Its Arab Citizens: Predicaments in the Relationship Between Ethnic States and Ethnonational Minorities’, Third WorldQuarterly, 19/2 (1998), p. 287.
  14. Azmi Bishara, ‘On the Question of the Palestinian Minority in Israel [Hebrew: Al Sheʾelat Hamiʿut Hafalastini Beyisraʾel]’, Theory and Criticism [Hebrew: Tiorya UBikoret], 3/Winter (1993), p. 11.
  15. Ghanem, Asʿad, The Palestinian-Arab Minority in Israel 1948-2000: A Political Study (Albany: State University of New York Press, 2001), p. 117.
  16. Ibid., p. 172.
  17. Amal Jamal, ‘The Arab Leadership in Israel: Ascendance and Fragmentation’, Journal of Palestine Studies, 35/2 (2006), p. 12.
  18. Ghanim, Honaida, Reinventing the Nation: Palestinian Intellectuals in Israel [Hebrew: Livnot Et Hauma Mehadash: Intilektuʾalim Falastinim Beyisraʾel] (Jerusalem: The Hebrew University Magnes Press, 2009), p. 142.
  19. See: Bishara, On the Question of the Palestinian Minority in Israel [Hebrew: Al Sheʾelat Hamiʿut Hafalastini Beyisraʾel]; Asʿad Ghanem, ‘The Palestinian Minority in Israel: The ‘Challenge’ of the Jewish State and Its Implications’, Third World Quarterly, 21/1 (2000): 87-104; Ghanim, Reinventing the Nation: Palestinian Intellectuals in Israel [Hebrew: Livnot Et Hauma Mehadash: Intilektuʾalim Falastinim Beyisraʾel].

Fonte: BADIL Resource Center

Inviato da admin il Ven, 14/06/2013 – 09:19

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/lidentit%C3%A0-palestinese-israele-dalla-prima-intifada-un-erasing-nakba

 

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