Likud di Palestina e Hamas d’Israele

9 DICEMBRE 2012 – 10:40

Slow news di Ugo Tramballi

Nel suo primo comizio elettorale a favore dell’israeliano Bibi Netanyahu, il palestinese Khaled Meshaal ritornato dall’esilio, ha scrupolosamente riproposto l’armamentario ideologico di Hamas. Nessun passo avanti, zero lungimiranza: la Palestina islamica sarà interamente liberata dal Mediterraneo al fiume Giordano con la resistenza popolare o la guerra totale; Israele non ha diritto di esistere; conquista di Gerusalemme pietra su pietra; rapimento di israeliani civili e militari per liberare i prigionieri palestinesi.

  Nella piazza di Gaza dove Meshaal è arrivato dopo 45 anni di esilio, c’era anche una specie di attrazione da parco a tema disneyano: era la riproduzione gigante in cartapesta dell’arma finale di Hamas, il razzo che colpirà nel cuore di Tel Aviv. Perché questa, per il capo di Hamas all’estero tornato in patria per esserlo anche a casa, è l’unica strada per la Palestina: Abu Mazen, il suo governo e il partito della trattativa, sono degli inutili traditori.

  Possiamo dire quel che vogliamo. Per esempio che era la prima uscita di Meshaal come candidato alla presidenza palestinese e dunque servivano temi forti: poi Meshaal diventerà moderato, non vi preoccupate. Possiamo anche dire che questa sarebbe la buona occasione perché gli israeliani aprissero una trattativa con Abu Mazen che invece vuole la pace, anziché continuare a punirlo. E magari che liberassero Marwan Barghouti: condannato a quattro ergastoli dagli israeliani durante l’ultima Intifada ma l’unico con il carisma necessario per succedere al logoro Abu Mazen e sfidare con il partito della trattativa quello della guerra santa di Meshaal.

  Possiamo pensare alle vie d’uscita che vogliamo. Ma il discorso di Meshaal a Gaza resta l’unico argomento reale e concreto: è stato fatto, le parole sono agli atti. Forse domani il nuovo leader di Hamas cambierà. Intanto ha detto quelle cose sapendo di dirle a un mese dalle elezioni israeliane. Se questo non è un endorsement a favore di Bibi e del Likud, allora gli endorsements non esistono.

  Non fateci caso se nel 1997,da primo ministro, Netanyahu avesse ordinato al Mossad di avvelenare Meshaal in Giordania: è acqua passata. I due sono i migliori alleati che un conflitto potrebbe trovare per sopravvivere al passare del tempo. Hanno entrambi lo stesso disegno: distruggere l’avversario, non riconoscergli alcuna dignità, il nemico è solo un terrorista o il male assoluto, vittoria a somma zero: io vinco e tu perdi.

  Se Netanyahu non avesse forze armate né istituzioni di uno Stato moderno ed efficiente, probabilmente si servirebbe dell’arma politica del terrore (come alcuni suoi predecessori ideologici, i padri del Likud, prima della nascita dello Stato d’Israele). Se Meshaal avesse le istituzioni che Bibi possiede, come Bibi userebbe la sua forza militare, chiamando “a bassa intensità” un conflitto nel quale muoiono decine o centinaia di civili avversari.

  Ascoltate le parole stolte e violente di Khaled Meshaal. Poi ascoltate quelle di Bibi Netanyahu e di Avigdor Lieberman, suo alleato nel presente governo, nelle prossime elezioni e nello scontato esecutivo che uscirà vittorioso da quelle elezioni. Per loro il pacifico riconoscimento all’Onu della richiesta di Abu Mazen, è “la più grave minaccia all’esistenza di Israele”. Si, hanno detto “esistenza”.

  Quando era ministro degli Esteri, Franco Frattini che non si può definire un estremista di sinistra né un nemico d’Israele, ricordava con costernazione un incontro a Gerusalemme con Silvan Shalom. A dispetto del nome, il vice premier israeliano non vuole affatto la pace con i palestinesi né con qualsiasi altro arabo. Shalom aveva lasciato Frattini di stucco dicendogli che Salam Fayyad era un terrorista del quale non bisognava fidarsi. Fayyad, il primo ministro dell’Autorità palestinese in Cisgiordania è un moderato che viene dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale. E’ il premier di Palestina voluto dagli americani perché costruisse le istituzioni del futuro Stato, che riportasse l’ordine nelle città palestinesi, che garantisse la sicurezza d’Israele. Eccolo qui il terrorista palestinese di Shalom e dell’intero Likud di Bibi Netanyahu.

  Il fatto è che a Khaled Meshaal, il quale vuole una Palestina islamica dal mare al Giordano, piace Bibi Netanyahu che non vuole alcuna Palestina. Ed evidentemente Netanyahu va pazzo per il cliché del palestinese che veste il figlio lattante da kamikaze, che pensa alla lotta permanente. Quel palestinese esule a vita che darà sempre una giustificazione morale al furto israeliano della terra palestinese. E’ il palestinese che Meshaal rappresenta, quale sia il numero di palestinesi che diventeranno profughi o che moriranno per questa causa senza una fine. Mettetevi comodi, è solo l’inizio di un nuovo film dell’orrore: “La santa alleanza Lukud-Hamas”. O meglio: “I fantasmi che non ritornano perché non se ne erano mai andati”.

http://ugotramballi.blog.ilsole24ore.com/slow-news/2012/12/likud-di-palestina-e-hamas-disraele.html

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