L’impatto umanitario di quelle zone della West Bank che Israele ha dichiarato “firing zones”.

MARTEDÌ 7 AGOSTO 2012

 

NOTIZIE SINTETICHE 

-         Circa il 18% della West Bank è stata designata come “zona militare chiusa” adibita ad esercitazioni, o “firing  zones” (poligoni di tiro); questa è all’incirca la stessa superficie della West Bank sotto giurisdizione totale palestinese          (Area A, 17,7%).

-         Circa 5.000 palestinesi risiedono nelle firing zones, (in 38 comunità), per lo più comunità di beduini o di pastori, la maggior parte delle  quali vi risiedevano già da prima dalla chiusura dell’area.

-         Oltre l’80% delle comunità sono dislocate nell’area della Valle del Giordano, del Mar Morto o nelle colline a sud di Hebron.

-         Oltre il 90% delle comunità hanno scarsità di acqua, potendo accedere a meno di 60 litri al giorno pro capite (l/c/d), in rapporto ai 100  litri al giorno pro capite raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; più della metà ha disponibili meno di 30 l/c/d.

-         Nell’Area C, l’insicurezza alimentare raggiunge il 24% e sale al 34% tra i pastori, molti dei quali vivono nelle firing zones.

-         Due scuole e un asilo situati nella firing zones, al momento sono state raggiunte da ordini di demolizioni emessi nei loro confronti.

-         Fin dal 2010, circa il 45% delle demolizioni di stabili di proprietà palestinese sono avvenute nelle firing zones, con lo sfratto di oltre  820 civili palestinesi.

-         Ci sono 10 avamposti coloniali israeliani situati parzialmente o interamente nelle firing zones.

1         – Negli anni ’70, Israele ha proclamato larghe fasce della West Bank “firing zones” che sono differenti rispetto alle altre zone militari chiuse, come pure diverse da quelle che circondano le colonie israeliane o dalle aree che sono situate tra la Barriera e la Linea Verde. Una presenza palestinese in queste zone è ufficialmente proibita in assenza dell’autorizzazione concessa dalle autorità israeliane, che viene accordata molto raramente. Questi fattori hanno prodotto un grave impatto umanitario nei confronti della popolazione civile palestinese e hanno ridotto in modo drammatico la terra a loro disposizione a scopo residenziale o funzionale al proprio sostentamento.

2         – Le firing zones, i cui confini non sono indicati con chiarezza sul terreno, sono rimaste in gran parte invariate fin dal momento della loro costituzione, nonostante i significativi cambiamenti della situazione della sicurezza. Molti residenti riferiscono che in quelle aree non ci sono quasi per nulla esercitazioni militari.

3         – Nella West Bank , i residenti delle firing zones sono tra i più vulnerabili, con elevati livelli di bisogni umanitarie. La maggior parte dei residenti ha un accesso limitato o difficoltoso a fruire di servizi (come ad esempio l’istruzione e la sanità) mentre è totalmente privo di infrastrutture relative ad altri servizi ( che comprendono acqua, sistema fognario ed elettricità).

4         – Le autorità israeliane eseguono regolarmente demolizioni in queste comunità, sia nel contesto di ordini di demolizione, che durante l’espletamento di ordini di sfratto. Molte comunità hanno subito svariate ondate distruttive. Gli avamposti coloniali israeliani insediati nelle firing zones di norma non hanno corso il rischio della demolizione delle loro strutture.

5         – La maggior parte delle famiglie che risiedono entro o nelle immediate vicinanze delle firing zones sono di pastori, che dipendono per il proprio sostentamento dal pascolo sulle terre. Esse devono confrontarsi sistematicamente con limitazioni al pascolo del bestiame e sono soggette a multe consistenti e/o all’incarcerazione. L’accesso ridotto ad aree per il pascolo ha comportato un’accresciuta dipendenza dai foraggi e l’eccessivo sfruttamento di talune aree, contribuendo in entrambi i casi a fornire mezzi di sostentamento ridotti.

6         - I residenti delle firing zones si trovano a dover affrontare una serie di altre difficoltà che includono la confisca di proprietà, la violenza dei coloni, il maltrattamento da parte dei soldati, limitazioni all’accesso e al movimento e/o penuria d’acqua. Queste condizioni, combinate insieme, concorrono a creare un ambiente repressivo che esercita una pressione sulle comunità palestinesi perché se ne vadano da tali aree.

7         – Israele, in quanto potenza occupante, ha l’obbligo di proteggere i civili palestinesi e di amministrare il territorio in modo tale da garantire loro assistenza e bisogni fondamentali. Se le misure restrittive sono tali da rispettare i diritti civili basilari e rispondono a una valutazione di proporzionalità, la situazione umanitaria può essere migliorata. Anche il diritto internazionale vieta la distruzione o la confisca di proprietà private o pubbliche, eccetto che per ragioni dettate da esigenze militari, come pure lo sfratto eseguito con l’uso della violenza o il trasferimento di civili.

[per la mappa delle firing zones nella West Bank fare riferimento al link del sito OCHAOpt:http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_firing_zone_factsheet_august_2012_english.pdf n.d.t.]

(tradotto da mariano mingarelli)

 Fast Facts OCHAOpt sulle Firing Zones israeliane nella West Bank

Pubblicato da  16:24

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