L’incontro di Amman. E la trasformazione di Hamas

admin | January 30th, 2012 – 2:21 pm

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Se dovessi – per l’ennesima volta – aggiornare il mio libro su Hamas, l’incontro di domenica dell’intero gruppo dirigente all’estero di Hamas con il re giordano Abdallah II meriterebbe qualche riga. E le ragioni sono numerose. Intanto, per un motivo di cronaca: Khaled Meshaal non aveva incontri ufficiali in Giordania da quando era stato espulso dal paese assieme al quartier generale del movimento islamista alla fine degli anni Novanta. Per la Giordania che aveva firmato qualche anno prima la pace con Israele, la presenza di Hamas nel pieno del periodo in cui compiva attacchi terroristici nelle città israeliane era troppo imbarazzante per il regno hashemita. E poi nel 1997 Meshaal era scampato a un attentato del Mossad proprio ad Amman, provocando una vera e proprio crisi tra re Hussein e l’allora premier Benjamin Netanyahu (la racconta, con la solita maestria, Avi Shlaim nella suo biografia del monarca giordano).

Meshaal, dunque, è tornato in Giordania. Vi aveva già messo piede, negli scorsi mesi, per motivi familiari. Il permesso accordato al capo dell’ufficio politico di Hamas per visitare l’anziana madre malata era stato, però, il segnale che qualcosa stava cambiando, nelle relazioni tra gli islamisti palestinesi e il regno hashemita.

Le indiscrezioni su un negoziato in corso per rimettere a posto i rapporti tra Hamas e Giordania sono, infatti, iniziati subito dopo la visita di Meshaal. D’altro canto, la posizione di Hamas in Siria era già compromessa: imbarazzato dalla repressione compiuta dal regime di Bashar el Assad, Hamas aveva chiaramente fatto intendere che non avrebbe appoggiato il presidente siriano e il suo esercito, nel bagno di sangue. Di qui, la necessità di un trasloco (difficile) dell’ufficio politico all’estero, proprio nel pieno dei rivolgimenti determinati dal Secondo Risveglio Arabo.

Il grande mediatore, anche nel caso di Hamas, è il Qatar. Lo è stato negli scorsi mesi, con una presenza parallela degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita. E la testimonianza è la presenza, assieme a Meshaal e al gruppo dirigente ricevuto da re Abdallah II, del principe ereditario qatariota, Tamim bin Hamad al Thani. Non è in gioco la presenza del quartier generale ad Amman. I dirigenti si dislocheranno probabilmente in differenti capitali arabe, Qatar ed Egitto compresi. Quello che è in gioco è la trasformazione di Hamas in un movimento indipendente all’interno della Fratellanza Musulmana, con una parte socio religiosa e una parte solo ed esclusivamente politica. Quello che viene ormai chiamato il Palestinian Chapter dei Fratelli Musulmani, formalmente staccato da altre organizzazioni nazionali dell’Ikhwan, sia giordana sia egiziana.

Può sembrare una contraddizione, la trasformazione di Hamas nel ‘capitolo palestinese’ dell’Ikhwan, visto che già Hamas, nel 1987, è stata fondata come il braccio politico (e anche armato) dei Fratelli Musulmani. La contraddizione finisce laddove, però, si crea un movimento nazionale palestinese staccato dagli altri movimenti. Così si spiega anche la notizia della decisione di Meshaal di non ripresentarsi candidato per la carica di capo dell’ufficio politico. Il suo obiettivo è farsi eleggere murshid al amm, guida suprema dei Fratelli Musulmani palestinesi. Mentre Moussa Abu Marzouq (presente anche lui domenica ad Amman, all’incontro col re) è in pista per ritornare al ruolo che aveva ricoperto sino al 1995, quello – appunto – di capo dell’ufficio politico.

Non è, però, certo che Moussa Abu Marzouq possa farcela. Pesa, sulla trasformazione di Hamas, il ruolo della constituency di Gaza. Una parte ormai molto importante dell’organizzazione, perché è l’unico pezzo di terra che Hamas controlla. Che i pourparler siano in corso, e non siano affatto facili, lo conferma il secondo tour del premier di Gaza, Ismail Haniyeh, nella regione. Un tour che prende inizio oggi, all’indomani dell’incontro Meshaal-re Abdallah, e proprio con una sosta di Qatar. Ci sarà, poi, anche la visita in Iran, che tutti giudicano cruciale. Si dice che Haniyeh sia contro la trasformazione di Hamas in capitolo palestinese dei Fratelli Musulmani. E che sia appoggiato, in questo, da Mahmoud A-Zahhar: una lettura che, se fosse vera, significherebbe uno spostamento netto delle posizioni di Zahhar.

Il gruppo dirigente di Hamas, dunque, è diviso sul futuro. Mentre in Cisgiordania, la constituencydi Hamas è decimata dagli arresti compiuti dagli israeliani, che hanno messo in carcere l’intera pattuglia considerata pragmatica del movimento islamista: Mahmoud Ramahi, Omar Abdel Razeq e, recentissimamente, Aziz Dweik.

Breve chiosa sul ruolo della Giordania: i nuovi rapporti con Hamas sono da leggersi tenendo presente due elementi. Un elemento interno, e cioè il rapporto della casa reale con i Fratelli Musulmani giordani, in una fase in cui l’islam politico sta riscuotendo la sua più importante vittoria con i risultati elettorali nei paesi in cui c’è stata rivoluzione. E, secondo elemento, il rapporto con i palestinesi: vista la politica seguita dal governo Netanyahu, re Abdallah vuole evitare il pericolo che si riproponga, per l’ennesima volta, l’idea che la Giordania possa essere la Palestina, assorbendo i palestinesi e chiudendo in questo modo la partita della Cisgiordania. Sarebbe un modo, per la destra israeliana e non solo, per realizzare l’Israele dal mare al fiume Giordano. Per questa ragione, è determinante per re Abdallah che si rimetta in moto il processo di pace. E lo sa bene anche Hamas, come dimostrano le affermazioni di Meshaal dopo l’incontro col re giordano. La Palestina è la Palestina, e la Giordania non può essere la Palestina, ha in sostanza detto Meshaal. Un modo per rassicurare Abdallah, a capo di un paese in cui l’equilibrio tra le tribù beduine transgiordane e la componente palestinese (i rifugiati divenuti cittadini giordani) si sta trasformando negli ultimi anni. Soprattutto visto che i palestinesi stanno rasentando la metà della popolazione.

Nella mia playlist virtuale non era ancora mai comparsa Adele. Eccola: Don’t You Remember.

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1 Commento

  1. Vorremmo segnalare un’importante intervista rilasciata dal portavoce dei Fratelli Musulmani egiziani a Londra (link: Egitto: velate minacce islamiste). Purtroppo le affermazioni fatte sono pesanti e non fanno sperare molto bene per i diritti delle donne e degli omosessuali.
    Senza scivolare nell’islamofobia stupida e rozza di gran parte della destra italiana (perché il problema non è che i Fratelli Musulmani sono musulmani, ma che sono ultra-conservatori… ma poi la Lega Nord o Io Amo l’Italia lo sono persino di più!), conviene comunque tenere gli occhi aperti e aprire un confronto franco e senza cedimenti sul tema dei diritti.

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