L’INCURSIONE BRUTALE DEL SERVIZIO CARCERARIO ISRAELIANO PER “LOCALIZZARE I TELEFONI CELLULARI NON AUTORIZZATI” DEI PALESTINESI – di Amira Hass

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01/02/2019

Circa 140 prigionieri palestinesi sono rimasti feriti nell’assalto di lunedì alla prigione di Ofer, in Cisgiordania, un’operazione di propaganda per il Ministro della Sicurezza Pubblica israeliano prima delle elezioni di aprile

Amira Hass  – 26 gennaio 2019

Foto di copertina: Le forze israeliane attaccano la prigione di Ofer, gennaio 2019. ( Portavoce dei Servizi Carcerari Israeliani)

Quando Manal Tamimi ha visto  le foto pubblicate dal Servizio Penitenziario israeliano, ha sentito il suo corpo svuotarsi di energia e la sua testa scoppiare. Le foto e i video mostravano dozzine di uomini che indossavano uniformi e caschi, armati di fucili, con i volti coperti da maschere antigas  stile prima guerra mondiale. Gli uomini, accompagnati dai cani, si accalcavano davanti alle porte delle celle della prigione di Ofer.

“Guarda, mamma, sono di fronte alla Cella 5, dove c’è Hamada”, ha detto il figlio maggiore dei Tamimi, Osama. Osama è stato rilasciato da quella cella dell’ala 11 a settembre, nove mesi dopo essere stato arrestato. Suo fratello Mohammed, 19 anni,  deve rimanere altri otto mesi per aver lanciato pietre contro le truppe israeliane e la polizia di frontiera quando fecero irruzione nel villaggio di Nabi Saleh.

Le immagini mostrano una delle guardie della prigione, con una maschera antigas, che si china e guarda  attraverso lo sportello di una cella. Dietro di lui ci sono molti altri  membri della sua unità e un cane da attacco.

Tutto ha cominciato a girare attorno a Manal; sa che le famiglie degli altri 1.200 prigionieri della prigione di Ofer reagiranno come lei e come lei si sentiranno paralizzate.

Hamada Tamimi (Bilal Tamimi)

Lunedì sera, pochi minuti dopo che il Servizio Carcerario aveva  rilasciato le foto e i video per i media israeliani, il raid del Servizio Carcerario e della polizia è diventato la  notizia principale sui telegiornali palestinesi e nei social media.

I Palestinesi hanno una spiegazione per il raid e per il suo tempismo: è un’azione di  propaganda per il Ministro della Pubblica Sicurezza Gilad Erdan in vista delle elezioni generali di Israele del 9 aprile. Il legislatore del Likud vuole mostrare alla sua base e agli elettori che è duro con i Palestinesi, quindi le immagini sono state pubblicate poche ore dopo l’attacco.

La ricerca di cellulari, così come attriti con i prigionieri e atti di violenta repressione,non costituiscono nulla di nuovo. Ma i preparativi e la realizzazione di queste azioni non sono mai stati portati all’attenzione del pubblico israeliano in questo modo – trasmessi  in televisione appena dopo essere stati portati a termine.

“Chiunque invia 350 membri delle unità di intervento – fatte arrivare appositamente  da tutte le carceri – in una missione per localizzare i cellulari, ha già programmato in anticipo di usare una forza consistente “, dice un ex detenuto rilasciato da Ofer circa due anni fa. Quella prigione è destinata principalmente a detenuti che devono scontare condanne leggere, o che sono vicini alla scarcerazione.

Le prime informazioni sono arrivate martedì pomeriggio: circa 100 prigionieri feriti; 20 di loro portati in ospedale per essere medicati, ma rimessi in prigione lo stesso giorno. Il gas lacrimogeno è penetrato in tutte le celle, anche nelle due ali dove sono detenuti i minori e dove gli uomini armati non sono intervenuti.

Mercoledi sera, attraverso gli avvocati che hanno incontrato alcuni dei loro clienti prigionieri, i dettagli hanno continuato a raggiungere l’Autorità Palestinese per gli affari dei detenuti e degli ex prigionieri, il Palestinian Prisoners e l’Addameer Prisoner Support and Human Rights Association.

Ciò ha permesso di avere un quadro un po’ più dettagliato di quanto accaduto, se pure non completo, poichè si presume che gli eventi potranno essere chiariti  solo tra qualche mese, quando saranno state raccolte tutte le testimonianze.

 

L’esterno della prigione di Ofer vicino a Ramallah. Olivier Fitoussi

Quel che è certo è che il numero di feriti è più alto di quello che è stato inizialmente comunicato, 140, e le loro condizioni più gravi. “Ciò che è stato pubblicato sulla stampa non riflette neppure  l’1% di quello che è successo”, ha detto un detenuto a un avvocato del Prisoners Club.

Jihad islamica vs  operazioni speciali

Domenica sera sono state perquisite le celle dell’ala 17, dove si trovano membri di Fatah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e della Jihad islamica palestinese. L’unità che ha effettua le perquisizioni è entrata, ha controllato ed è uscita senza problemi.

Lunedì alle 4 A.M. l’unità Metzada – l’unità operativa speciale del servizio carcerario – ha fatto irruzione nell’ala 15. Qui vi sono detenuti membri di tutte le organizzazioni, inclusa Hamas. In due celle, dove vi erano  membri della Jihad islamica, si è immediatamente verificato un incidente: sono stati i prigionieri, come ha detto il servizio carcerario, che hanno resistito e attaccato? O il raid è stato volutamente  provocatorio e i prigionieri hanno reagito? Non possiamo saperlo, almeno non in questa fase.

I prigionieri delle celle e delle ali vicine si sono svegliati al suono di granate stordenti e di urla. “Quando i prigionieri nelle celle vicine sentono gridare e non sanno cosa sta succedendo, tutto ciò che possono fare è battere contro le porte”, ha detto Daoud, ex prigioniero e membro di Fatah che ora lavora nell’Autorità Palestinese per gli affari dei prigionieri.

In  tutte le ali i prigionieri hanno  cominciato a picchiare sulle porte. “Per quanto riguarda il servizio carcerario, questa è una ribellione”, ha detto Daoud . Solo allora l’amministrazione penitenziaria ha riunito tutte le unità di soppressione, come le chiama Daoud, e ha fatto irruzione in  tutte le ali – tranne quelle dei minori.

I prigionieri hanno detto che oltre all’unità Metzada, al raid hanno partecipato anche membri delle forze speciali della polizia. Hanno detto che c’era Yamam, l’unità antiterrorismo della polizia, e l’unità antidroga Dror del servizio carcerario. Solo  i membri di Metzada avevano armi da fuoco.

Forze di sicurezza nella prigione di Ofer, gennaio 2019. (Portavoce dei servizi carcerari israeliani)

“Ma ci hanno detto che l’unità Yamam  è stata la  la più violenta”, ha detto Daoud. Le unità si sono schierate nelle ali 11 e 12. La maggior parte dei prigionieri dell’ala 11 sono membri di Fatah, e ci sono anche membri della Jihad islamica. Nell’ala 12 ci sono membri di Hamas e del Fronte Popolare.

Innanzitutto , le unità hanno spruzzato gas lacrimogeno attraverso  gli sportelli da cui passa il cibo. Poi le forze di sicurezza hanno chiuso e sigillato le aperture sulle porte. Successivamente, sono entrate nelle celle piene di gas lacrimogeno e hanno  attaccato con cani, manganelli, spray al peperoncino e fucili caricati con proiettili di metallo rivestiti di gomma o altre munizioni “non letali”.

Non è chiaro se lo abbiano fatto in tutte le celle delle due ali o solo in alcune di esse. Per quanto si sa, in due celle (alcune dicono in tre) i prigionieri hanno dato fuoco ai materassi. Questo è il modo in cui i prigionieri cercano di respingere  i loro aggressori, ha detto Daoud.

L’amministrazione carceraria ha punito tutti i prigionieri non permettendo loro di  uscire nel cortile della prigione e rimuovendo dalle celle oggetti personali, piccoli elettrodomestici e vestiti. Per protestare contro l’attacco,  i detenuti si sono rifiutati di ricevere il cibo fino a mercoledì mattina.

Martedì sera e mercoledì l’amministrazione si è incontrata con i rappresentanti dei detenuti. Entrambe le parti hanno espresso il desiderio che tornasse la  calma, ma l’amministrazione ha annunciato l’intenzione di punire i prigionieri per la “ribellione” con una multa di 40.000 shekel ( 10.850 dollari ). Inoltre, per due mesi, le visite familiari sarebbero state interrotte, così come gli acquisti alla mensa della prigione.

Manal e Bilal Tamimi (Tamimi)

Il servizio carcerario ha  comunicato che “quando si entra in una prigione che ospita 900 prigionieri per fare una perquisizione, specialmente dopo che i prigionieri hanno agito violentemente e dato fuoco a una cella, c’è  bisogno di molte guardie e di unità speciali per mantenere l’ordine. Durante la ricerca abbiamo trovato molti oggetti non autorizzati come punte, cacciaviti di fortuna e telefoni cellulari. I prigionieri hanno lanciato alle guardie scaffali, infissi e altre attrezzature. ”

Secondo il servizio penitenziario, “i metodi di controllo antisommossa vengono utilizzati solo quando necessario e dopo l’autorizzazione di un ufficiale superiore. Questi mezzi sono pensati per frenare le azioni violente dei prigionieri senza rischiare la vita. Durante gli incidenti di questa settimana, tre membri dello staff e sei prigionieri sono rimasti feriti e hanno ricevuto cure mediche sul posto; il ricovero non è stato necessario. ”

Mercoledì pomeriggio, il Palestinian Prisoners Club ha pubblicato i nomi di 56 feriti;  sono elencate ferite agli arti, alla schiena, alla testa, al viso, agli occhi, alle articolazioni e al bacino, oltre ad un naso rotto. Due persone sono state ferite da un proiettile metallico con punta di gomma (o altro proiettile non letale): uno nella  schiena e l’altro in bocca. Un ferito è stato colpito al petto da una granata lacrimogena.

Un altro è stato ferito alla gamba da una granata stordente. Un cane poliziotto ha attaccato un altro prigioniero, che ora ha graffi sul viso. Quattro prigionieri sono stati colpiti nella parte inferiore della gamba e hanno anche avuto bisogno di ossigeno nell’infermeria della prigione dopo l’attacco con il gas lacrimogeno.

I minori che hanno incontrato i loro avvocati hanno raccontato che un prigioniero adulto è stato trasferito nella loro ala, in quanto soffriva di asma; respirava così male che pensavano sarebbe morto. I minori hanno anche detto che i membri della forza di intervento sono entrati nella loro ala accompagnati dai cani, minacciando  che se si fossero uniti alla protesta li avrebbero fatti assalire da questi. Un avvocato ha riferito che  minori soffrono di un tipo di ansia e di paura che non avevano mai provato prima.

Il raid nella prigione di Ofer  (Portavoce dei servizi penitenziari)

Otto prigionieri feriti  hanno avuto paura di lasciare le loro celle perché avevano saputo che le guardie o membri della forza di intervento picchiavano i prigionieri diretti in infermeria. Quando il dolore è peggiorato, hanno chiesto di uscire – e sembra siano stati portati all’ospedale. Non si sa se e quando  torneranno e quali siano le loro condizioni. “C’era molto sangue sul pavimento”, ha detto un avvocato citando un detenuto.

Incursioni anche nelle case

All’inizio, le organizzazioni avevano deciso di mantenere segreti i nomi dei feriti per non preoccupare le famiglie. Ma è accaduto il contrario, Manal ha detto: “È la mancanza di informazioni che ci fa impazzire dalla preoccupazione. Se mi dicessero che mio figlio è stato ferito, almeno saprei dove e di cosa soffre. ” Finora, suo figlio non è comparso nella lista dei feriti.

Negli ultimi anni, Manal è stato arrestata tre volte per aver partecipato alle proteste contro  il furto della sorgente e delle terre dei villaggi di  Nabi Saleh e di Deir Nizam da parte dei coloni di Halamish. Complessivamente, è stata in prigione per 22 giorni.

Durante la Prima Intifada suo marito Bilal è stato  detenuto per sei mesi, e negli ultimi anni è stato arrestato molte volte per alcuni giorni o poche ore – in quanto documenta le incursioni militari nel villaggio e le proteste contro gli occupanti. Bilal e Manal hanno smesso di contare le volte in cui la loro casa è stata perquisita dai soldati.

Ma non hanno mai sentito il tipo di paura che sentono oggi, hanno detto. La cosa più difficile da sopportare  è l’impossibilità  di poter fare qualcosa per il figlio Hamada, hanno detto ad Haaretz mentre si trovavano nel posto di lavoro di Bilal a Ramallah, a 6 chilometri dalla prigione di Ofer.

Quando Hamada aveva 11 anni, una granata di gas lacrimogeno sparata da un soldato lo colpì all’anca.  Ciò gli provocò un ematoma per il quale fu ricoverato in ospedale per alcuni giorni e per sei mesi  temette che i soldati venissero ad arrestarlo di notte, così che dormiva vestito.

A 15 anni, un proiettile sparato da un soldato lo ferì a una gamba. Due dei suoi compagni di scuola sono stati uccisi dai soldati, uno di fronte a lui. Lui e suo fratello Osama sono stati arrestati all’inizio del 2017, poche settimane dopo il famoso incidente tra i soldati e l’adolescente Ahed Tamimi, una loro parente. Quella fu un’occasione  per l’esercito e per il servizio di sicurezza Shin Bet per  incrementare gli arresti degli abitanti del villaggio, diventato famoso per le sue proteste settimanali  iniziate nel 2007.

Hamada è stato interrogato dallo Shin Bet nel carcere di Petah Tikva. Per 25 giorni è stato interrogato sul suo supposto lancio di pietre e tenuto in una cella con la luce perennemente accesa. Perse la cognizione del tempo e da quando è stato trasferito a Ofer, è sempre alla ricerca di un angolo buio.

Ora i suoi genitori non riescono a togliersi  dalla mente l’immagine di lui in cella e di un ufficiale di Metzada o di Yamam che lo spruzzano con i lacrimogeni. “Questo gas lacrimogeno non è come nel villaggio”, ha detto Manal. “In prigione, è come uno spray che esce da un estintore, è una specie di polvere che si attacca alle pareti, ai vestiti, alle porte. L’odore e il veleno rimarranno lì per molti mesi; chissà come influenzerà la loro salute “.

I genitori sono tormentati dai pensieri. È svenuto per soffocamento, è ferito e ancora non si sa che è stato ferito? Che cosa ha fatto  quando un bruto con una maschera antigas lo ha attaccato, brandendo un bastone, o forse un fucile? Quanto tempo ci vorrà a lui e ai suoi amici per riprendersi da questa violenza?

Il raid nella prigione di Ofer  (Portavoce dei servizi penitenziari)

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù”

Invictapalestina.org

Fonte:https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-the-israel-prison-service-s-brutal-raid-to-locate-unauthorized-cellphones-1.6874066?fbclid=IwAR2AThBchZz9lf9g7zstcIMIVMjfJ69N5qMs5tHaUEmxopRTjd7HexCb5aY

 

 

L’INCURSIONE BRUTALE DEL SERVIZIO CARCERARIO ISRAELIANO PER “LOCALIZZARE I TELEFONI CELLULARI NON AUTORIZZATI” DEI PALESTINESI – di Amira Hass

L’incursione brutale del Servizio Carcerario Israeliano per “localizzare i telefoni cellulari non autorizzati” dei Palestinesi.

 

 

 

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