L’ingresso al villaggio di Aboud è stato bloccato senza alcun preavviso, costringendo residenti e mezzi di soccorso a fare lunghe deviazioni.

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Articolo pubblicato originariamente su Haaretz e tradotto dall’inglese da Beniamino Rocchetto

Un panettiere di un villaggio vicino porta il pane a un residente di Aboud, in Cisgiordania, mercoledì.Credit: Nidal Shtieh

Di Amira Hass

Le Forze di Difesa Israeliane hanno bloccato per due settimane l’ingresso principale del villaggio di Aaboud, a Nord-Ovest di Ramallah, in Cisgiordania. Nonostante la testimonianza e un’indagine di Haaretz, il portavoce dell’esercito nega che l’ingresso sia stato bloccato per così tanto tempo. Mercoledì notte, circa otto ore dopo che Haaretz aveva posto una domanda di chiarimento sulla questione, i soldati hanno aperto il cancello di ferro del villaggio.

Come nella maggior parte degli ingressi ai villaggi e alle città della Cisgiordania, l’IDF ha installato un cancello di ferro all’ingresso di Aaboud, che può interdire il transito ai veicoli palestinesi in qualsiasi momento, in linea con una decisione locale o regionale dell’esercito. All’ingresso del villaggio sorge una fortificazione militare costantemente presidiata. Fuori dalla postazione militare uno striscione in ebraico recita: “La missione, la vittoria in ogni scontro con il nemico”.

Il capo del consiglio del villaggio, Elias Azer, ha informato Haaretz che il cancello era stato chiuso la notte dell’8 giugno. Secondo Azer, non c’era stato alcun preavviso prima della chiusura e le richieste che ha fatto all’Ufficio di Collegamento palestinese e a un funzionario dell’Amministrazione Civile per la riapertura del cancello non produssero alcun risultato. Azer ha detto che si vergognava di tornare all’Ufficio di Collegamento palestinese perché la loro risposta era stata che: “Nessuno (da parte israeliana) stava rispondendo loro”. Tuttavia, gli fu detto che il cancello era stato chiuso come ritorsione in risposta a lanci di pietre. “Perché vendicarsi di un intero villaggio? Israele riesce a bombardare Damasco, e non riesce a scoprire chi ha lanciato una pietra?”, ha chiesto.

Mercoledì, dopo due settimane durante le quali la strada era stata bloccata, Azer ha saputo dalla Croce Rossa che il cancello sarebbe rimasto chiuso ancora a lungo.

Aaboud ospita circa 2.500 residenti, cristiani e musulmani. La maggior parte degli adulti lavora nel settore pubblico e privato a Ramallah e in Israele. Per due settimane sono stati costretti a fare una deviazione attraverso i villaggi di Beit Rima e Nebi Salah per andare al lavoro, cure mediche, raggiungere la scuola e le sedi dove si svolgevano gli esami di maturità. Le altre due strade per il villaggio, che portano a Ovest, erano già state bloccate all’inizio degli anni 2000 a beneficio degli insediamenti di Bet Aryeh e Ofarim, che sorgono su terreni appartenenti ad Aaboud.

Nel frattempo, i negozi di alimentari di Aaboud stavano esaurendo alcuni prodotti perché i fornitori non potevano recarsi nel villaggio per rifornirli. Anche le aziende hanno sofferto, tra cui un negozio di vernici per veicoli e un negozio di liquori, la maggior parte dei cui clienti provengono da fuori villaggio. Azer ha detto che all’inizio della scorsa settimana è stata chiamata un’ambulanza al villaggio e, quando i soldati non hanno aperto il cancello, l’ambulanza ha dovuto fare una lunga deviazione per arrivare a destinazione.

In un altro caso mercoledì scorso, i figli di una donna identificata come N.B., che è una paziente in dialisi e riceve cure a Ramallah tre volte alla settimana, hanno tentato la fortuna recandosi all’uscita principale. Hanno trovato il cancello chiuso e sono stati ignorati dai soldati, nonostante abbiano aspettato 15 minuti.

Giovedì pomeriggio (dopo l’apertura del cancello), il portavoce dell’esercito in una comunicazione ha dichiarato: “Di recente c’è stato un aumento degli atti di terrorismo (non organizzato) vicino al villaggio di Aaboud, situato nell’area controllata dalla Brigata Regionale di Ephraim. Negli eventi, tra le altre cose, sono stati lanciati ordigni esplosivi e si sono verificati violenti attacchi contro le forze dell’IDF. Come parte della risposta, l’IDF conduce varie operazioni, compresi i controlli di sicurezza e varie limitazioni del traffico nell’area, in linea con la valutazione della sicurezza in corso. L’affermazione secondo cui l’ingresso al villaggio è stato bloccato per due settimane non è corretta”.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

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