L’innovazione legale israeliana: apartheid + occupazione

11 AGO 2012

 Poche settimane fa, abbiamo commentato il rapporto Levy, secondo il quale non solo le colonie sono legali, ma la Cisgiordania non è un territorio occupato. L’opinione di Levy o anche un voto unanime della Knesset chiaramente non modificherà la realtà dei fatti: dal 1967 Israele occupa la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, Gerusalemme Est e le Alture del Golan Siriano e l’intera comunità internazionale, eccetto la Micronesia e le Isole Marshall, concordano su questo fatto.La Corte Suprema israeliana.

Nonostante ciò, il rapporto Levy è stato recentemente seguito da una proposta di emendamento del codice civile, presentata dal ministro della Giustizia, Yaakov Neeman, con cui si vorrebbe chiudere la porta della Corte Suprema alla popolazione palestinese occupata. Per 45 anni, Israele ha usato questo diritto come il più utile strumento di propaganda: “Avete mai visto una popolazione occupata essere autorizzata a rivolgersi alla corte dell’occupante per tutelare i propri diritti?”. Utile e ipocrita: la Corte Suprema ha potuto raramente difendere tali diritti, perché le violazioni si fondano sulla legge israeliana. La sola cosa che la Corte ha potuto fare è stata controllare che le violazioni dei diritti umani venissero perpetrate sulla base delle leggi d’occupazione e dei decreti militari.

Per il nuovo governo di destra, questa politica lunga 45 anni è troppo: più la Cisgiordania è parte dello Stato israeliano e meno i diritti vengono riconosciuti ai palestinesi. Infatti, come ricorsa Zvi Barel (Ha’aretz, 8 agosto 2012), il diritto di ricorrere alla Corte Suprema è stato il prodotto dell’originaria decisione israeliana di considerare i territori conquistati nel 1967 come occupati ma non sottoposti alla Convenzione di Ginevra. Più tardi la Corte Suprema ha stabilito che la Convenzione di Ginevra si applica solo ad occupazioni di breve termine, che non è il caso della Palestina.

Chiamiamo la realtà con il suo nome: non un’occupazione ma un’annessione, un’annessione senza diritti  civili per la popolazione indigena. La legge internazionale lo chiama regime di apartheid. Finché la popolazione palestinese non accetterà la presenza israeliana nel proprio territorio e finché non godranno dei pieni diritti civili, Israele resterà uno Stato occupante che lo riconosca oppure no. I recenti passi delle autorità israeliane non possono mettere fine a tale realtà ma possono, tuttavia, innovare il concetto nel campo del diritto internazionale e di regimi politici: ovvero istituzionalizzare uno stato di occupazione + apartheid.

“Avete mai spinto un uomo alla morte e preso la sua eredità?” chiese a Dio re Achab. Si può rivolgere la stessa domanda a Israele: nonostante la legge internazionale e centinaia di risoluzioni ONU, non hai posto fine all’occupazione ma ti sei liberato dai doveri in capo all’occupante. La fine della storia è nota: “Nel lugo dove i cani hanno bevuto il sangue di Naboth, ci sarà il sangue di Achab che diventerà bevanda per cani”.

 

Michael Warschwaski

Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/l%E2%80%99innovazione-legale-israeliana-apartheid-occupazione

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