L’Iran, la diplomazia e i cardi

admin | November 24th, 2013 – 4:04 pm

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È la notizia di prima pagina. Anzi, la notiziona che tutti aspettavamo da anni. Non solo e non tanto l’accordo formale raggiunto stanotte a Ginevra sul nucleare iraniano e sulla parziale sospensione delle sanzioni contro Teheran. Quanto, piuttosto, la fine della emarginazione dell’Iran e anche, si spera, la fine di un linguaggio retrivo che ha bollato la grande Persia come uno Stato-paria. In fondo, lo sapevamo tutti, e non ci voleva poi tanto a saperlo: impossibile pensare al Medio Oriente, e al Grande Medio Oriente senza un ruolo di primo piano per l’Iran. Impossibile pensare a un disimpegno militare degli Stati Uniti (parziale e totale) in Iraq e Afghanistan senza pensare a un accordo con l’Iran, per cercare di negoziare la sua influenza all’interno di due paesi così importanti per gli equilibri di Teheran. Impossibile pensare a un negoziato sulla Siria, e a una intesa sullo scacchiere siro-libanese, che non coinvolga l’Iran, vittima – peraltro – di un attentato nel cuore di Beirut sud, roccaforte Hezbollah. Impossibile pensare che l’Iran potesse essere messo alla porta, in qualsiasi sistemazione del Grande Medio Oriente, e pensare – come hanno fatto, in modi e direttici diverse – Israele e Arabia Saudita – di rimanere deus ex machina nella strategia mediorientale americana.
Era impossibile, eppure per anni ci siamo sentiti raccontare il mantra, anche sulla pubblicistica italiana, che con l’Iran non si poteva usare se non l’opzione militare. E per anni ho sentito odor di guerra sempre più prossima a Gerusalemme, dove col trascorrere del tempo sono stati rimessi in sesto i rifugi (non tutti, a dire il vero: molti son rimasti depositi di mobili nei condomini, o stanze multiuso nelle singole case) e distribuite (ma non a tutti) le maschere antigas.
L’accordo, certo, non elimina la paura di una guerra preventiva. Cambia, però, il vocabolario vigente, il che va sempre bene.
E per festeggiare, dunque, ci sta bene un bel risotto ai cardi. Basta prendere i cardi (difficili da trovare in città, mi sa, ma per fortuna nella provincia e nei paesi ancora si trovano), spellarli per bene e metterli a mollo in acqua fredda per almeno mezz’ora con un bel po’ di limone. Poi si lessano sino a che non diventano morbidi. Si fa un soffritto con aglio e acciughe, si aggiungono i cardi, poi il riso, che si tosta e poi si sfuma con un bel po’ di vino bianco (chardonnay, in questo caso). Si porta a cottura il riso con un semplice brodo vegetale preparato mentre si spellano i cardi, mescolando ogni tanto il risotto e aggiungendo pepe e prezzemolo. Si spegne, e si manteca con un po’ di parmigiano (meglio sarebbe pecorino invecchiato), olio extravergine d’oliva, e scorza di limone verde grattugiata.

Buon accordo e buon appetito.

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