L’istruzione a Gerusalemme est, un diritto democratico proibito

Scritto il 2011-02-12 in News

 

di Maysa’a Abu Hilal – MemoLa democrazia è il richiamo del futuro, ed è quasi la linea che divide i Paesi del primo da quelli del terzo mondo. Essa è il richiamo alla garanzia di qualunque diritto e libertà, ivi compreso quello all’istruzione – diritto basilare per ogni individuo nel mondo.  

L’istruzione è un’importante fase di quel processo che conduce le società ad uno sviluppo complessivo. Tenendo ben presente questa necessità, “Human Rights Education Association” assicura il diritto a ricevere un’istruzione equa, gratuita e professionale per ogni individuo, così com’è sancito dalla Dichiarazione universale per i diritti dell’uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito (Art. 26). 

La dichiarazione mette in risalto l’importanza dell’istruzione, facendone un diritto per tutti. Eppure Israele, nonostante sia uno Stato democratico, secondo quanto afferma l’autore, disattende il proprio dovere di fornire opportunità di apprendimento in uguale e giusta misura a tutti i suoi cittadini. 

Accessi alle scuole, budget adeguati e qualità didattica sono tutte barriere che impediscono ai palestinesi di al-Quds (Gerusalemme) di godere di un’istruzione dignitosa. 

La libertà di movimento – tra i diritti democratici fondamentali –  ha subito una battuta d’arresto con l’approvazione della “Legge sulla nazionalità e sull’ingresso in Israele” del 2003, con la costruzione del Muro dell’Apartheid intorno a Gerusalemme. Per gli insegnanti palestinesi è diventato ancora più difficile raggiungere le scuole dove lavorano: questo diritto è stato dunque violato. La costruzione del Muro e l’imposizione della suddetta legge limita gli spostamenti di oltre un migliaio d’individui che lavorano a Gerusalemme e vivono in altre città (Al-Quds International Institution, 2010). 

Sfortunatamente, non sono state previste eccezioni a favore del movimento degli insegnanti, che pure rappresentano una significativa fetta della popolazione palestinese colpita dalle restrizioni israeliane. Secondo “Al-Quds International Institution”, il 19,6% degli insegnanti di Gerusalemme è costretto ad attraversare giornalmente il Muro e affrontare gli ostacoli posti da Israele. In altre parole, “solo cinquanta insegnanti maschi – la maggior parte dei quali uomini in età avanzata – sono titolari di carta d’identità con residenza a Gerusalemme, mentre chi è residente in Cisgiordania si trova a dover affrontare serie difficoltà quando tenta di entrare nella città a causa del Muro, delle barriere e della mancata concessione dei permessi necessari”. 

Ogni mattina, insieme ai numerosi cittadini palestinesi, anche questi insegnanti sono costretti a fermarsi prima del Muro ed aspettare di ricevere il permesso di attraversare il cancello. Purtroppo, dopo aver aspettato per almeno un’ora al freddo dell’inverno, o sotto il sole cocente dell’estate, sebbene alcuni di loro vengano fatti passare, ad altri viene sbarrata la strada. 

Gli insegnanti sono una parte essenziale del processo didattico, e le restrizioni che subiscono ostacolano lo sviluppo dei loro studenti; di conseguenza sono in molti a licenziarsi, e si viene così a creare una grave carenza di personale qualificato, soprattutto a Gerusalemme est occupata. Per questo, il rapporto studenti-insegnanti tende ad assestarsi intorno ai 22 studenti per ogni insegnante, superando il rapporto standard. 

Questo rende la situazione della didattica più complessa, richiedendo ai singoli docenti uno sforzo maggiore per un maggior numero di studenti, e riducendone così l’efficienza. 
Violare la libertà di movimento, e quindi intaccare il normale percorso dell’istruzione, rappresenta un serio problema a Gerusalemme e richiede una soluzione democratica. 

Israele viola anche il diritto democratico all’uguaglianza nell’istruzione. Sebbene Israele detenga tra i migliori sistemi scolastici al mondo, dal momento che “punta a preparare i bambini a diventare membri responsabili in una società democratica e pluralista, nella quale convivono persone di etnia, religione, cultura e sfondo politico diversi” (ibid.), nei fatti, lo Stato sionista viola i proprio principi imponendo norme e tasse che favoriscono i cittadini ebrei rispetto ai musulmani. 

Una simile discriminazione mina la rivendicazione di “uguaglianza per tutti i cittadini, a prescindere da religione, razza e sesso” contenuta nella Dichiarazione d’indipendenza israeliana (ibid.). A Gerusalemme, mentre le scuole israeliane vengono sostenute dal ministero dell’Istruzione con finanziamenti più che adeguati, le scuole palestinesi si trovano a dover affrontare una grave carenza di risorse. Hasson (2009) ha rilevato la differenza dei budget confrontando la spesa pro capite destinata all’istruzione degli studenti palestinesi delle elementari con quelli spesi per gli studenti della parte ovest della città.  

Come scrive sul quotidiano israeliano Ha’aretz, “157 dollari sono stati spesi per ogni studente delle elementari nella parte est della città, a maggioranza palestinese, rispetto ai 643 dollari destinati in media a uno studente della parte occidentale, a maggioranza ebraica” (Ibid.). Quest’esempio sta ad indicare un’ovvia politica di discriminazione razziale da parte del governo, e una violazione ai principi democratici. 

Purtroppo, per quanto vergognoso che sia, il dato sopra riportato non rappresenta l’unico esempio di discriminazione nel sistema didattico da parte delle autorità di Gerusalemme. 

Israele ha dei programmi accademici ben curati, tra i migliori al mondo, grazie alle ottime risorse sulle quali poggiano. Le scuole della parte ebraica di Gerusalemme dispongono di laboratori ben attrezzati e dell’accesso alle ultime tecnologie, il che naturalmente procura netti vantaggi agli studenti ebrei. Oltre al programma di base, il sistema israeliano propone anche una vasta gamma di attività extra-curriculari (ministero degli Esteri israeliano, 2010). Tuttavia, questi benefici sono alla portata esclusiva delle scuole che hanno come target, appunto, gli studenti ebrei. Infatti, il sistema didattico delle scuole non-ebraiche di Gerusalemme est è “privo di parità, sia in termini di curriculum che di metodi d’insegnamento” (ibid.). 

Un sistema povero dà come risultato generazioni impreparate a creare e mantenere una società civile, che sia capace di affrontare le sfide e i cambiamenti. In mancanza di testi e di tecnologie adeguate, gli insegnanti faticano ad esercitare la professione. Gli studenti non possono che battersi all’interno di un ambiente arretrato, nel quale non si contribuisce a migliorarne l’apprendimento; ne consegue che, una volta conseguita la laurea, questi ultimi hanno scarsa preparazione e qualifiche insufficienti. 

Il ministero dell’Istruzione dello Stato di Israele infrange dunque i principi della democrazia israeliana perché non garantisce pari opportunità agli studenti di Gerusalemme, cosa che renderebbe efficiente il sistema didattico nel complesso. 

In conclusione, nonostante Israele sia un Paese democratico, secondo quando sostiene l’autore, Israele viola i principi democratici basilari dell’uguaglianza. In base alla presente ricerca, gli studenti e gli insegnanti palestinesi di Gerusalemme est sono vittime di discriminazione in termini di accesso alle scuole, sostegno finanziario ed efficienza del sistema accademico: tutti fattori che influiscono in modo negativo sul processo dell’istruzione. 

Le associazioni per i diritti umani dovranno intervenire immediatamente, in modo da garantire agli individui i loro diritti, a prescindere dalla religione, dalla razza o dal contesto socio-politico.

© Agenzia stampa Infopal
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