Lo sport aiuta la pace (o forse l’allontana…)

Ai lettori de La Gazzetta dello Sport la notizia non ha minimamente fatto venire il dubbio che anche stavolta, dopo le Maratone e le Sfilate di moda “per la pace”, i grandi eventi mediatici servano allo stato occupante di Israele per diffondere nel mondo l’ idea che Gerusalemme sia Capitale di Israele e la Palestina semplicemente non esista nemmeno nella parte Est della città.

Stavolta, ad attirare migliaia di spettatori e i media di tutto il mondo è stata la Ferrari: insomma, si tratta di sport e non di politica… anzi, di sport che “sostiene il processo di pace”. La Gazzetta dello Sport usa toni entusiastici e riesce a non nominare nemmeno la Palestina, parlando di “bolidi che sfrecciano sotto le mura della capitale di Israele”.
Ma d’altra parte, si dirà, a chi magari ogni giorno riesce a nutrirsi di un quotidiano sportivo certemente non devono interessare le questioni politiche…

Ben più grave è la condizione dei lettori de La Repubblica. L’inviato Fabio Scuto fa apparire i palestinesi che “si infuriano contro l’iniziativa”, semplicemente come nemici del progresso, che non sanno “combinare storia e modernità” e, pur accennando ai motivi della protesta, conclude che “la città Santa è il luogo dove tutto ciò che si svolge attorno al “miglio santo” suscita sempre immediate polemiche”

BoccheScucite invece, anche attraverso il SITO www.bocchescucite.org , dà la parola ai protagonisti e, leggere per credere, finalmente ci fa capire cosa è veramente accaduto. Ecco infatti l’articolo di Michele Giorgio per l’ottima agenzia Nena News:

“A Maranello continuano a dimenticare violazioni di diritti, occupazioni militari, convenzioni e leggi internazionali. È accaduto un paio di mesi fa in Bahrain ed ora la Rossa guidata da Giancarlo Fisichella, partecipa alla prima edizione del «Jerusalem Peace Road Show», una sorta di mini GP di F1 su di un circuito di 2,4 km, organizzato dal comune israeliano. Tuttavia non sarà una «strada della pace» quella che percorreranno la Ferrari e gli altri bolidi, perché il tracciato in parte è a ridosso delle mura della città vecchia che rientra nella zona palestinese (Est) di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967.
Appunto, a Gerusalemme Est. D’altronde la linea del «non vedo, non sento, non parlo» non è insolita per la scuderia di Maranello.
E’ evidente che il mini gran premio ha il fine anche di affermare il controllo israeliano su tutta Gerusalemme, ci sono proprio le dichiarazioni rese dal sindaco israeliano, Nir Barkat, che parla di città «nostra»: «La nostra è una città aperta a tutti ed è importante mandare un messaggio di pace, senza nessun significato politico». Nessun messaggio politico, afferma Barkat. Intanto non c’è risoluzione internazionale che riconosca Gerusalemme capitale di Israele e, per questa ragione, le ambasciate, incluse quelle degli Stati Uniti e dell’Italia, si trovano a Tel Aviv.

L’evento, sottolineano i palestinesi, appare particolarmente «offensivo» perché è stato organizzato a sole due settimane dal 46mo anniversario dell’occupazione di Gerusalemme Est. L’Anp aveva chiesto a Maranello di annullare la sua partecipazione al «Jerusalem peace road show». «Questa corsa è un proseguimento della guerra di occupazione (israeliana) che continua a ripercuotersi sulla città santa di Gerusalemme», sottolinea il governo di Ramallah. «L’iniziativa viola tutte le convenzioni e norme internazionali che considerano Gerusalemme una città occupata. È illegale organizzare alcunché su un territorio spogliato della legalità internazionale». Protesta da parte sua Khaled Qedwa, segretario dell’Automobil club palestinese, per il quale «occorre proteggere il carattere arabo della città santa». Proteste che non scuotono la Ferrari”. (Michele Giorgio)

BoccheScucite

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