Lo storico discorso di Abu Mazen all’ONU: triplice messaggio a Hamas, Tel Aviv e Washington

domenica 25 settembre 2011

Il discorso del presidente palestinese alle Nazioni Unite, e gli applausi che lo hanno accompagnato, hanno suscitato grossi entusiasmi fra i palestinesi, contribuendo a rafforzare il consenso all’iniziativa di Abu Mazen all’ONU, come ribadisce il seguente articolo del giornalista palestinese Abdel Nasser Najjar
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Il discorso del presidente Abu Mazen all’Assemblea Generale dell’ONU venerdì scorso è stato un discorso storico, oltre che politico per eccellenza. Esso ha riassunto la questione palestinese e il diritto palestinese ad opporsi all’occupazione, al terrorismo di Stato, agli insediamenti ed al razzismo israeliani. Gli applausi entusiastici e ripetuti da parte della maggioranza dei rappresentanti degli Stati mondiali rappresentano un chiaro plebiscito che indica che il mondo è dalla parte dello Stato palestinese e della pace mondiale che garantisce i diritti del popolo palestinese e la fine dell’ultima occupazione di questo pianeta.
Nel suo discorso a tutto campo il presidente palestinese ha di nuovo formulato i fondamenti del processo di pace chiarendo che non vi è spazio per un ritorno al passato e ricordando i profughi, Gerusalemme, i confini, le risorse idriche, i prigionieri. Questa è una risposta a tutti coloro che sostenevano che vi fosse  un atteggiamento fiacco e rinunciatario da parte della leadership palestinese nel porre queste questioni.
Tutte le pressioni che sono state esercitate nei confronti del presidente e della leadership palestinese nelle ultime settimane, ed in particolare negli ultimi  tre giorni prima del discorso, non sono riuscite a dissuaderli dal presentare la richiesta palestinese di piena adesione all’ONU, a prescindere dal risultato.
Questo discorso storico ha ridato fiducia a tutte le componenti del popolo palestinese, ed ora possiamo rivolgere un triplice messaggio al “triangolo del rifiuto” che si è trovato a convergere contro l’iniziativa alle Nazioni Unite, e che è composto da Hamas, Tel Aviv e Washington.
Messaggio ad Hamas
Senza dubbio, il sermone tenuto venerdì dallo “sheikh” Ismail Haniyeh ha trovato pronte ad ascoltarlo le orecchie di decine di fedeli. Ma il “politico” Ismail Haniyeh non è riuscito affatto ad attirare l’attenzione di milioni di palestinesi quando ha risposto ai giornalisti a proposito dell’adesione all’ONU della Palestina, poiché vi è differenza tra la leadership spirituale e quella politica.
La Palestina ha rovesciato tutti gli equilibri a New York nei quattro giorni passati – così come forse farà nelle prossime settimane – e per la prima volta è  stata una star mondiale, riuscendo a mostrare fermezza politica di fronte a tutte le pressioni, pressioni ben maggiori di quelle che sopportano grandi Stati in possesso di influenza politica; ed è qui che sta la forza politica del presidente palestinese.
La leadership palestinese, malgrado le continue insinuazioni dei mesi scorsi, si è fatta carico di tutte le questioni dei palestinesi, compresa la tragica divisione interna ai palestinesi, l’aggressione esterna, e il criminale assedio israeliano alla Striscia di Gaza, per riaffermare la propria legittimità di rappresentante di tutto il popolo palestinese, e non solo di una sua parte.
Forse il fatto che centinaia di migliaia di palestinesi siano scesi in strada nei giorni scorsi rappresenta un vero referendum su chi rappresenta queste masse.
Sta ai leader di Hamas riacquistare il buon senso, perché l’arroganza non serve più, e il tentativo di ingannare la gente è stato smascherato. E nessuna persona ragionevole può spiegare questa “convergenza” tra le posizioni di Hamas e quelle dell’occupazione israeliana.
Mentre le forze di occupazione ed i coloni assassini si opponevano ai cortei del popolo palestinese che hanno richiamato alla mente la prima intifada, non siamo ancora riusciti a comprendere la decisione di Hamas di impedire alle masse palestinesi di scendere in piazza per esprimere il loro sostegno alla leadership palestinese.
Messaggio a Tel Aviv
E’ stata smascherata la debolezza dell’occupazione e dello Stato che la esercita, malgrado l’arsenale di armi che esso possiede e le centinaia di miliardi di dollari che ad esso vengono versati affinché sembri un vero Stato.
Tel Aviv si trova in una condizione di completa dipendenza finanziaria da Washington, da alcuni Stati europei e da quei pochi Stati che ruotano ciecamente nell’orbita americana.
Israele, con le sue posizioni aggressive ed ostili, e con la condotta criminale dei suoi coloni, continuerà ad essere un corpo estraneo in questa regione, a meno che non si convertirà alla pace. Forse le trasformazioni arabe e le loro ripercussioni confermano che un mancato rapido riconoscimento dei diritti dei palestinesi porterà soltanto ad un ulteriore rifiuto dell’entità israeliana in Medio Oriente. Come ha detto il presidente palestinese in una precedente dichiarazione, Israele rimpiangerà queste occasioni sprecate.
Messaggio a Washington
Il partito repubblicano è fratello del partito democratico il cui simbolo è l’asino, un animale che nella cultura palestinese ha un simbolismo specifico. Il presidente Obama, dal canto suo, non ha deluso soltanto le speranze dei palestinesi, ma di tutti gli arabi e dei rivoluzionari della regione. Il suo discorso ha distrutto tutti i suoi precedenti tentativi costruttivi, ed ha riconfermato l’immagine ripugnante che Washington ha tra i popoli della regione.
Washington è molto preoccupata all’idea di dover ricorrere al veto, che smaschererebbe ancora una volta gli Stati Uniti di fronte alle masse arabe. Dopo il crollo dell’ordine politico in molti Stati della regione, Washington deve scegliere fra i suoi interessi regionali e il sostegno all’ultima occupazione. Forse Washington sarà il maggiore perdente di fronte al protrarsi di questa realtà – se non subito, di certo entro un intervallo temporale ben più breve di quanto non si aspettino i politici americani.
Abdel Nasser Najjar è presidente del Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS); scrive abitualmente sul quotidiano al-Ayyam affiliato a Fatah
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)
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