Lo strappo del dottor Abul Futouh

admin | March 30th, 2011 – 9:41 am

La notizia era nell’aria da giorni, ed è diventata realtà appena son partita dal Cairo. La spaccatura nella dirigenza dei Fratelli Musulmani ha ora un nome e un cognome. Si chiama Abdel Moneim Abul Futouh, quello stesso medico, capo dell’Unione araba dei medici, di cui avevo parlato in un capitolo di Arabi Invisibili. Abdel Moneim Abul Futouh si è staccato dai Fratelli Musulmani, ha rivendicato la sua indipendenza e si accinge a far politica fuori dall’Ikhwan. Un partito, forse la stessa candidatura alla presidenza della Repubblica. E se così fosse, se Abul Futouh si presentasse alle presidenziali, i giochi sarebbero ben più complessi di prima, perché ai candidati più in vista, tra un Mohammed el Baradei in crisi di consenso e Amr Moussa che ha ancora un credito di popolarità, si inserirebbe una figura molto conosciuta, in Egitto. E la nascita di un altro partito di ispirazione islamista, il partito del Rinascimento Egiziano, porterebbe almeno a tre le formazioni politiche nate dalla Fratellanza Musulmana. Oltre al partito ufficiale, Libertà e Giustizia, anche quello centrista dei vecchi fuoriusciti che qualche anno fa avevano dato vita al Wasat.

La notizia è stata smentita da Abul Futouh nel tardo pomeriggio di oggi, dopo che era stata pubblicata anche da Al Dustour. Lo ha comunicato anche Abdelmoneim Mahmoud, blogger e giornalista di area islamista, che però pone dubbi sulla stessa smentita, perché il comunicato dovrebbe essere arrivato da fonti vicine ad Abdel Moneim Abul Futouh [grazie, Mohammed]. La smentita n0n cambia né il ruolo di Abul Futouh né i rapporti incrinati dentro la Fratellanza Musulmana, tra le diverse ali del movimento.

Quello che è certo è che la ruggine che per anni ha diviso l’ala conservatrice e l’ala riformatrice della Fratellanza Musulmana è ora divenuta fatto compiuto. Separazione. Ed è avvenuta ora, la separazione, perché non c’è più il regime, e dunque il nemico che, almeno formalmente, unisce tutti attorno a un obiettivo comune. Quando, con la libertà, è giunto anche il momento di formalizzare la rappresentanza politica dell’Ikhwan, movimento socio-religioso, ecco che le diverse anime della Fratellanza sono venute in superficie.

Che Abdel Moneim Abul Futouh non fosse in buoni rapporti con la nuova dirigenza dell’Ikhwan emersa dall’elezioni di Mohammed Badie, poco più di un anno fa, era apparso subito chiaro. Per anni era stato proprio Abul Futouh il candidato d’eccellenza alla ‘guida suprema’, ma la sua successione era stata messa da canto con una sorta di strano blitz dal quale l’anima conservatrice era emersa vincente. Abul Futouh era appena uscito dall’ospedale in cui aveva trascorso in pratica tutti i sei mesi di detenzione imposti dal regime di Hosni Mubarak (da giugno a novembre 2010), guardato a vista da una decina di uomini della sicurezza dello Stato, appena al di là della porta della camera di ospedale. Appena uscito, il suo ruolo all’interno dell’Ikhwan era apparso sempre più isolato. Eppure, è proprio Abul Futouh l’unico leader di mezza età che è riuscito negli anni a mantenere legami strettissimi con i giovani islamisti. I giovani islamisti che, assieme ai loro amici e sodali della sinistra  e dell’area laica hanno fatto la rivoluzione a piazza Tahrir.

Era la stessa sua storia personale ad aver decretato questo legame, nel corso degli anni. Lui stesso leader degli studenti islamisti negli anni Settanta, era stato poi il referente dei nuovi giovani. Non solo. È stato Abul Futouh a raccontarmelo in una lunga intervista che gli ho fatto nel suo studio di Qasr el Aini, dopo il referendum costituzionale del 19 marzo, nel quale si era schierato per il sì, ma non perché fedele alla richiesta della dirigenza dell’Ikhwan. “A piazza Tahrir c’erano tre dei miei figli. Uno, Ahmed, considerato tra i ‘ragazzi’ più in vista”. Forse anche per questo contatto famigliare con i giovani di Tahrir, Abul Futouh aveva considerato importante non solo “ascoltarli, ma anche interagire”. Lo ha fatto sin dall’inizio, scontrandosi da subito con una dirigenza, quella dell’Ikhwan, che ha prima sottostimato la protesta iniziata il 25 gennaio, per poi cercare un guadagno politico che non ha mai coinvolto del tutto le richieste che venivano dal movimento di Tahrir. Ora Abul Futouh si stacca dal movimento che, ufficialmente, sta dando vita a un altro partito politico, Libertà e Giustizia, espressione dell’Ikhwan, e la decisione del leader riformista avrà sicuramente un effetto all’interno dei giovani islamisti, che stanno causando da settimane un’emorragia di consensi dalla casa madre. Aderiranno al partito di Abu Futouh? Ne formeranno un altro a se stante? Si spaccheranno anche loro tra riformatori e conservatori? Tutto da vedere.

Per ora, Abdel MOneim Abul Futouh scherza sulle semplificazioni giornalistiche. Lo hanno definito l’Erdogan egiziano. E lui mi risponde, in un inglese molto migliorato dall’ultima volta che l’ho visto, “Semmai è Erdogan a essere l’Abul Futouh turco. Io sono più vecchio di lui”. Si può interpretare in due modi: che l’ala riformista dell’Ikhwan egiziano ha una sua storia nazionale che vuole essere riconosciuta. E poi: che i modelli come quello turco vanno bene, ma l’Egitto è Egitto.

Lo strappo, dunque, è arrivato alla fine di una lunga storia. E  le smentite di Abu Futouh non intaccano la sostanza della questione. I Fratelli Musulmani si presenteranno divisi, alle elezioni. La vera pressione pericolosa è quella dei salafiti, cresciuti all’ombra del regime. Ma questo è un altro capitolo, ancora più complesso, che bisognerà analizzare con attenzione.

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