L’ONU: “Il settore sanitario di Gaza sta collassando” tra l’indifferenza internazionale

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SETTEMBRE 15, 2018

Medical aid for Palestinians

14 settembre 2018

A fronte di una situazione umanitaria aggravata a Gaza e a massicci tagli agli aiuti annunciati dall’amministrazione USA, l’ONU ha evidenziato una significativa riduzione dei finanziamenti mentre tenta di affrontare le necessità umanitarie immediate a Gaza e in tutti i territori palestinesi occupati (TPO).

L’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha chiesto il sostegno internazionale per rispondere all’aumento di vittime derivante dall’uso della forza da parte di Israele nel contesto delle continue proteste per la “Grande Marcia del Ritorno”. Dal 30 marzo sono stati uccisi 179 palestinesi (compresi 29 minori), in maggioranza durante le manifestazioni. Sono stati feriti più di 19.000 palestinesi, metà dei quali portati in ospedale:

“Il gran numero di vittime tra dimostranti disarmati che non rappresentavano alcuna minaccia imminente mortale o di ferite letali per i soldati israeliani, compresa un’alta percentuale di manifestanti colpiti da proiettili veri, ha suscitato preoccupazioni riguardo all’uso eccessivo della forza.”

L’OCHA mette in guardia per la crescente disperazione a Gaza, e queste vittime vengono prese in carico da un sistema sanitario che deve affrontare difficoltà croniche:

“Il settore sanitario di Gaza sta collassando in seguito al blocco [israeliano] ormai arrivato agli 11 anni, alla crescente divisione politica tra palestinesi, alla crisi energetica, all’inconsistente e ridotto pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici e alla crescente riduzione di medicinali e sussidi medici monouso.”

Con gli ospedali che devono affrontare un gran numero di vittime e la riduzione di risorse, circa 8.000 interventi chirurgici, in alcuni casi anche gravissimi, sono stati rinviati. Questi ritardi possono avere conseguenze negative sulla salute fisica e psicologica dei pazienti e portare ad ulteriori complicanze.

L’OCHA ha chiesto 21 milioni di dollari per finanziare la cura di traumi e interventi di emergenza sanitaria, anche per l’assistenza negli ospedali pubblici a un gran numero di pazienti che necessitano di complesse cure ospedaliere e di riabilitazione postoperatoria.

Il reperimento di combustibile d’emergenza è una grave preoccupazione del sistema sanitario di Gaza. La carenza cronica di elettricità ha portato ospedali e cliniche a utilizzare l’energia di generatori di riserva per più di 20 ore al giorno, con combustibile fornito dall’ONU. Tuttavia i finanziamenti per questo si sono esauriti, con scorte che si prevede finiranno entro qualche giorno. L’OCHA informa:

  • 14 ospedali pubblici stanno lavorando con capacità ridotta per servizi fondamentali, compresi interventi chirurgici, sterilizzazione e diagnosi;

  • 4.800 pazienti quotidianamente chiedono il ricovero per cure salvavita o per malattie croniche con una continua carenza di elettricità;

  • 300 di questi pazienti devono essere costantemente collegati ad apparecchiature mediche salvavita come respiratori, dialisi, incubatori e apparecchiature anestetiche.

Inoltre l’OCHA informa che ogni interruzione o taglio della fornitura elettrica mette i pazienti a rischio immediato di danni cerebrali o di morte. L’ONU ha bisogno solo di 4,5 milioni di dollari per fornire carburante per mantenere attivi i servizi fino alla fine dell’anno.

L’economia “svuotata” di Gaza

Nel contempo l’UNCTAD, l’agenzia ONU responsabile dei problemi di commercio, investimenti e sviluppo, ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’economia nei TPO. L’agenzia mette in guardia sull’accelerato de-sviluppo [termine coniato per Gaza dall’economista americana Sara Roy, ndtr.] di Gaza, affermando che il blocco israeliano di 11 anni ha “svuotato l’economia di Gaza e la sua base produttiva e ridotto la Striscia a un caso umanitario profondamente dipendente dagli aiuti.” Il reddito pro-capite di Gaza è ora inferiore del 30% rispetto all’inizio del secolo, e la povertà e l’insicurezza alimentare sono diffuse, con l’80% delle persone che si basa in qualche modo sull’aiuto internazionale.

Queste condizioni hanno un grave effetto sulla salute della popolazione di Gaza, e l’UNCTAD informa che “resistere alla pressione e alla deprivazione di fondamentali diritti umani, sociali ed economici infligge un pesante costo al tessuto psicologico, sociale e culturale di Gaza, come dimostrato dalla diffusione di traumi psicologici, disordini da stress post-traumatico, disperazione, alte percentuali di suicidi e tossicodipendenza.” Secondo i dati dell’ONU, nel 2017 225.000 bambini, più del 10% della popolazione di Gaza, hanno richiesto un sostegno psicologico.

Il rapporto evidenzia che gli sforzi internazionali per affrontare la situazione non sono riusciti ad invertire la tendenza, affermando: “Tentativi di ripresa sono stati deboli e ogni intervento è stato necessariamente mirato alla ricostruzione e al sostegno umanitario, lasciando poche risorse allo sviluppo o al recupero della base produttiva.”

Inoltre l’UNCTAD sottolinea le azioni necessarie per fornire una ripresa economica sostenibile per Gaza, compresi una completa eliminazione del blocco, la riunificazione politica, fiscale ed economica con la Cisgiordania, l’urgente superamento della crisi elettrica e consentire ai palestinesi di sviluppare i giacimenti di gas naturale in mare.

(traduzione di Amedeo Rossi)

 

 

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