L’opposto della solitudine

Domenica 10 Marzo 2013 11:25   Palestina/Israele
gaza

 

Si dice che l’empatia sia il dono di riconoscere se stessi negli altri.
Una delle cose migliori che ho imparato nel servizio con la Colomba è che non bisogna mai farsi cogliere impreparati dalla bellezza.
Sono passati diversi mesi dall’accadimento temporale di questa storia. Nuovi avvenimenti e notizie hanno sconvolto le prime pagine dei quotidiani, al punto che l’ultima operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza sembra solo un ricordo antico. Una foto ingiallita dal tempo.

Molti giorni sono trascorsi, eppure tengo molto alla conservazione di questo ricordo; è un dono da tirare fuori dalla memoria nei momenti difficili, per riportare calore.

Sono circa le otto di sera, io e Silvana stiamo risalendo Jaffa Road, diretti a Gerusalemme Est, dove alcuni amici ci stanno aspettando per una cena. Acceleriamo il passo per timore di arrivare in ritardo, nel disperato tentativo di prendere un tram che ci sta sorpassando.
Durante la corsa con la coda dell’occhio percepisco un luogo: un piccolo caffè situato di fronte alle poste centrali di Gerusalemme Ovest.
Conosco bene il gestore e so che è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti, lancio un’ultima occhiata al tram che si allontana sferragliando e rompo gli indugi: indietreggio di qualche passo ed entro nel negozio.
Yair ha un volto solare e sorridente, piccoli occhiali argentati gli incorniciano il volto, a volte mi chiedo come faccia a mantenere sempre questo sguardo, soprattutto in periodi così bui.
Ci salutiamo calorosamente con un abbraccio e ci sediamo ad un tavolino in un angolo, oramai è sera inoltrata ed il locale è vuoto di clienti. Gli chiedo come va e lui mi risponde che una delle sue figlie sta svolgendo la leva obbligatoria nell’esercito israeliano,immagine1 ed in questo momento si trova lungo il confine della Striscia di Gaza. Ha potuto essere testimone diretta dell’inizio dei bombardamenti e dei razzi sparati verso le città israeliane. Si trova esattamente in quello che si potrebbe definire come “occhio del ciclone”. Da una settimana è chiusa in un bunker senza contatti con l’esterno, tra i missili palestinesi da una parte e i caccia israeliani dall’altra.
Yair mi confessa che l’ha sentita molto preoccupata, lei è la responsabile del suo reparto ed i suoi giovani sottoposti vivono nel terrore di venire rapiti dai miliziani di Hamas durante la notte, come avvenne a Gilad Shalit in un contesto simile. Molti di loro piangono e hanno attacchi di panico. Iniziano a comparire fobie che hanno il volto di tunnel sotterranei che potrebbero far penetrare i rapitori nella loro base, che si trova esattamente sul bordo della Striscia.
Mi chiedo come possa un giovane sopportare tutta questa pressione.
Mi chiedo come un giovane israeliano possa sopportare di essere chiuso in un buco nel cemento su ordine di superiori incravattati e lontani.
Mi chiedo come il cuore di un giovane palestinese possa sopportare bombardamenti così intensi mentre cerca di vivere la sua quotidianità.
Mi chiedo come un giovane europeo possa accettare di non sapere, di non capire.
Domando a Yair come si sente di fronte a tutto ciò, forse è una domanda stupida, ma lui mi risponde con il suo ineffabile sorriso: “Cerco di vedere tutto con gli occhi dell’amore, passerà anche questo momento”.
Rimango per qualche istante senza parole, mi domando come faccia un padre di qualsiasi nazionalità ad accettare che sua figlia si trovi in prima linea sul fronte. Rischiando tutto, o molto.

Ancora oggi rifletto sul significato inconscio di quel dialogo, e mi convinco di quanto sia importante credere ancora nel genere umano, quanto sia fondamentale darci una speranza. Vivere con un senso.
Non lo dobbiamo fare solo per il bene che vogliamo a noi stessi, ma abbiamo l’obbligo morale di farlo anche con le persone con cui entriamo in contatto: i pastori palestinesi, i soldati che ci raccontano le loro storie, i giovani italiani che incontriamo nel corso delle nostre giornate.
Abbiamo il dovere di farlo anche per loro.
Di fronte alla propaganda di guerra, alle richieste di vendetta, ai governi corrotti, quale può essere la nostra forza?
“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.” (Il Piccolo Principe, capitolo XXI)
Voici mon secret. Il est très simple: on ne voit bien qu’avec le cœur. L’essentiel est invisible pour les yeux.

Ale

http://www.operazionecolomba.it/palestina-israele/1504-lopposto-della-solitudine.html

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