Lorenzo Forlani : BEIRUT DEVASTATA DALL’ESPLOSIONE: VISI INSANGUINATI, URLA E STRADE SCOMPARSE. LA DISPERAZIONE DI UNA CITTA’ SENZA PACEza pace

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2020/08/lorenzo-forlani-beirut-devastata.html

In this drone picture, the destroyed silo sits in rubble and debris after an explosion at the seaport of Beirut, Lebanon, Lebanon, Wednesday, Aug. 5, 2020. The massive explosion rocked Beirut on Tuesday, flattening much of the city’s port, damaging buildings across the capital and sending a giant mushroom cloud into the sky. (AP Photo/Hussein Malla)

I danni al porto di Beirut (AP Photo/Hussein Malla)

IL REPORTAGE – Quella su cui cala la notte non sembra più una città. Nella capitale del Libano le ambulanze sono le uniche cose che si muovono, tra i fumi scuri che vengono dal molo e spettri immobili di persone in trance. Beirut era in lockdown per l’aggravarsi della pandemia, e migliaia di persone sono rimaste nelle case che gli sono crollate addosso. E ora, nel Paese da mesi travolto da una crisi pensatissima, tutto il grano depositato nei granai del porto è contaminato e inutilizzabile

All’entrata del porto è schierato l’esercito, che prova a dirigere il traffico di ambulanze colme di morti e feriti. Davanti al cancello giacciono una decina di corpi in attesa di essere portati via da qualche mezzo che abbia spazio al suo interno, mentre gli operatori sanitari provano a rianimare chi sembra messo meno peggio. Non fanno in tempo a dedicarsi a uomini dilaniati che ne arrivano altri. I morti sono centinaia, i feriti diverse migliaia, non lontano dal porto c’è il waterfront, dove si va a fare jogging.

Quel che è accaduto oggi è più grande del Libano stesso. I responsabili pagheranno caro”, tuona alla tv il primo ministro Hassan Diab, mentre dichiara l’indomani giornata di lutto nazionale. I principali ospedali della città annunciano la saturazione, alcuni di essi curano i feriti nei parcheggi, altri dimettono pazienti meno prioritari. Il direttore della Lebanese American University è il primo ad invitare all’evacuazione della città, per via della diffusione nell’aria di residui tossici delle 2750 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinato 7 anni fa – in circostanze poco chiare – nel deposito esploso.

Non sono ancora chiare le cause della deflagrazione nel magazzino, che al momento appare colposa e fa impallidire quella che nel 2005 uccise il primo ministro Rafiq Hariri. In serata il presidente della Repubblica Michel Aoun ha convocato il Supremo Consiglio di Difesa, che due ore dopo dichiarerà lo stato di emergenza e designerà la capitale come “città disastrata”. Ma quella su cui cala la notte non sembra più nemmeno una città, e questo è molto più di un disastro.

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