Lotta per trasformare Israele in una teocrazia militare.

Lunedì 14 Novembre 2011 11:25

Haaretz.com
08.11.2011
http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/fighting-to-make-israel-into-a-military-theocracy-1.394278

Incidenti recenti illustrano la lotta per il controllo delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), e rappresentano la perdita della libertà di azione dell’esercito quando si tratta di gruppi religiosi.

di Yagil Levy

C’è una connessione tra l’avvertimento del comandate dimissionario della divisione della Giudea e Samaria, Brig. Gen. Nitzan Alon – che ha avvertito che “una minoranza radicale, marginale per ciò che riguarda il numero ma non in influenza, rischia di provocare una considerevole escalation a causa di atti che vengono chiamati “prezzo da pagare”, ma che giungono al livello di azioni terroristiche” – e la separazione delle donne in occasione della celebrazione nell’esercito della Simhat Torah?

A prima vista, questi sembrano essere due incidenti separati, eppure hanno un comune denominatore: la lotta per il controllo delle Forze di Difesa Israeliane. Questi episodi rappresentano la perdita della libertà di azione dell’esercito, in quanto struttura militare dello Stato, quando si tratta di gruppi religiosi.

Il rapporto di Talia Sasson del 2005 sugli avamposti illegali fornisce un’immagine chiara di forze militari che rinunciano di svolgere il loro servizio di imporre la legge e l’ordine a coloni della West Bank, non solo ai palestinesi, portando alla crescita degli stessi.

Il rapporto descrive come i soldati hanno chiuso un occhio sulle attività illegali e hanno perfino collaborato segretamente con i coloni facendo trapelare loro informazioni; alcuni ufficiali vivevano negli avamposti.

La chiara predilezione dell’esercito per le colonie era rafforzata dall’identità dei soldati dispiegati nella West Bank. Le unità dell’IDF che prestano servizio nelle colonie erano costituite in gran parte da coloni e da altre persone religiose, e l’IDF stesso forniva le armi alle locali squadre per la sicurezza che proteggono le colonie. In tal modo i confini sociali tra i coloni e le unità dell’IDF erano indistinti.

Da quando l’esercito ha tentato di cambiare le regole del gioco e di allentare la presa dei coloni sulla condotta dell’esercito in virtù degli obblighi politici del governo, gli attacchi di rappresaglia nei confronti dei palestinesi, da nome “prezzo da pagare”, sono diventati la risposta di coloro che non sono disposti ad accettare le nuove regole. Questo era ciò di cui si lamentava Alon mentre la sua carriera militare stava giungendo al termine.

In realtà, non ci sono prove migliori dell’indebolimento del controllo dell’IDF su tali forze della disposizione diramata Alon di limitare la diffusione delle informazioni sui piani dell’esercito di far rispettare l’ordine nella West Bank – in base a un ben fondato sospetto che le informazioni fossero fatte trapelare ai coloni per confondere gli ordini dei grandi capi.

A intralciare ulteriormente l’esercito, si aggiungono le proteste dei soldati e le minacce di rifiutarsi di eseguire gli ordini.

L’episodio del Simhat Torah, nel quale delle soldatesse erano state allontanate in una zona distante circa 50 metri dal luogo delle danze per il dopo festeggiamento di hakafot shniyot – anche se il loro ballo stava già avvenendo separatamente dagli uomini, in conformità con la prassi ortodossa – dipinge un quadro di questo tipo.

 

In tal caso, le menti delle accademie pre-militari religiose e delle hesder yeshivas, [scuole talmudiche] che combinano il servizio militare con lo studio della Torah, stavano provando a fare uno sforzo congiunto – in concertazione con il rabbinato militare – per creare una cultura teocratico militare.

 

Questo lo si può ritrovare nella incredibile esclusione delle donne soldato dagli spazi pubblici dell’IDF e dalle unità di combattimento. Fin dagli anni ’90, il comando superiore ha operato in base al presupposto che era compito della dirigenza religiosa il dotarlo di personale di elevata qualità da assegnare alle unità combattenti. Questo sentimento di dipendenza viene sfruttato dai vertici religiosi per aiutarli ad accrescere la forza della loro posizione contrattuale.

C’è qualcosa di più di semplici collegamenti tra il richiamo di Alon e l’episodio di Simhat Torah. Nel futuro, l’impedire all’esercito di evacuare le colonie tenendo sul campo un comportamento informale, comporterà la necessità di una gran quantità di reclute religiose nelle unità schierate nella West Bank. Così la dirigenza sionista religiosa fa uno sforzo per risolvere l’apparente contraddizione tra servizio militare e legge ebraica, che altrimenti servirebbe a incoraggiare le persone religiose a non prestare servizio militare o li isolerebbe in unità Haredi distinte.

L’esclusione delle donne è una parte importante di questo processo.

Anche se non c’è alcun manifesto, un programma esplicito, molti leader sionisti religiosi ritengono che la presenza di una massa critica di soldati religiosi nelle unità combattenti ridurrebbe la capacità dell’IDF di evacuare le colonie, a giudicare dal modo in cui l’esercito era stato schierato per sgomberare quelle della Striscia di Gaza nel 2005, in quando tali soldati costituirebbero la cerchia ristretta delle unità che verrebbero a diretto contatto con i coloni.

E anche se questo programma segreto non è legato esplicitamente all’esclusione delle donne, è comunque utile al piano. C’è, dunque, una lotta per il controllo dell’esercito che va ben oltre il controllo del singolo episodio che ha avuto luogo per la Simhat Torah o del singolo discorso di avvertimento di una minoranza radicale.

(tradotto da mariano mingarelli)

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3085:lotta-per-trasformare-israele-in-una-teocrazia-militare&catid=26:dal-medio-oriente&Itemid=76

 

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