Lui di Fatah, lei di Hamas: da una cella israeliana alle nozze

Scritto il 2011-10-24 in News

Memo. Lui era condannato all’ergastolo, e lei di ergastoli ne aveva accumulati sedici. Lui è affiliato a Fatah. Lei è un membro di Hamas. Ma oggi, Nizar at-Tamimi, 38 anni, e sua cugina Ahlam at-Tamimi, 31 anni, sono entrambi liberi e si stanno per sposare in Giordania, a ‘Amman.

La famiglia at-Tamimi, di Nabi Saleh, nella Cisgiordania occupata, era in attesa del rilascio dal carcere del proprio figlio, conseguente all’accordo di scambio avvenuto tra Israele e Hamas. Egli era stato condannato all’ergastolo per aver partecipato, negli anni Novanta, a un’operazione finalizzata all’uccisione di un colono israeliano.

Ahlam era stata incarcerata per aver fornito assistenza a un attentatore suicida, che fece esplodere un ristorante israeliano nel 2001. E’ stata il primo membro femminile dell’ala militare di Hamas. Il suo coinvolgimento è stato motivato dalla crescente disaffezione per il processo di pace, e dalle atrocità israeliane monitorate durante la sua attività di giornalista.

Mahmoud at-Tamimi, dopo aver passato quattro anni in un carcere israeliano, era consapevole della relazione tra suo fratello Nizar e sua cugina Ahlam. In una intervista rilasciata all’agenzia France Press, Mahmoud ha dichiarato: “La storia di Nizar, un figlio di Fatah, e di Ahlam, una figlia di Hamas, esprime la realtà di unificazione del popolo palestinese. La separazione attuale è un’anomalia”.

Mahmoud racconta di aver incontrato sua cugina Ahlam in Giordania, quando Nizar si trovava già in carcere. Secondo France Press, egli ha detto di aver trovato “una giovane ragazza sentimentalmente dedita alla propria terra, la Palestina. Teneva una fotografia di Nizar, sulla parete della propria camera da letto, poiché egli rappresentava la causa che lei amava”. Racconta poi Mahmoud che nel 1998 Ahlam ha chiesto il suo aiuto per iscriversi all’università di Bir Zeid: ottenuto il permesso, si è trasferita in Cisgiordania a studiare.

Nel suo terzo anno universitario a Bir Zeit, Ahlam è stata arrestata, assieme a Mahmoud, dagli israeliani. Lui venne condannato a 4 anni di carcere: lei ebbe 16 ergastoli.

“In prigione incontrai Nizar -continua Mahmoud-, che quotidianamente inviava, tramite la Croce Rossa, una lettera a Ahlam, contenente messaggi di amore, tenerezza, struggimento per la patria e la libertà”. Subito dopo è stata fatta al padre di Ahlam una proposta di impegno formale. Durante una grande riunione di famiglia, in assenza della coppia, la famiglia di Nizar ha chiesto la mano di Ahlam per il proprio figlio.

Mahmoud tiene a sottolineare che non si tratta di un patto combinato tra famiglie: “Il matrimonio è desiderio della coppia stessa, che, nelle difficili circostanze del carcere, ha accresciuto e rafforzato il proprio legame con gli scambi di lettere. La speranza che un giorno si sarebbero incontrati non li ha abbandonati un attimo”.

Secondo la sorella di Ahlam, Iftikhar ‘Aref, la famiglia non ha mai osato sperare che un giorno Nizar e Ahlam sarebbero stati liberati. “Grazie a Dio, questo si è avverato -ella ha aggiunto-. Quando abbiamo appreso che entrambi avrebbero beneficiato dell’accordo sullo scambio di prigionieri, abbiamo iniziato a organizzare i festeggiamenti, qui in Giordania”. Alla scarcerazione, Nizar è potuto ritornare a casa sua, a Nabi Saleh: Ahlam è stata invece deportata in Giordania.

“Completeremo i preparativi per il matrimonio tra Ahlam e Nizar, e se a Ahlam non sarà permesso di raggiungere Nabi Saleh, Nizar verrà in Giordania”, ha detto ancora Iftikhar. Nizar, diversamente da altri prigionieri rilasciati, non è vincolato da restrizioni per motivi di sicurezza o a limitazioni di viaggio.

I futuri sposi si sono incontrati una sola volta, quando Ahlam fece visita a Nizar in prigione, prima di essere ella stessa arrestata. Le loro famiglie hanno riunito in un’unica foto due loro fotografie individuali, e l’hanno appesa in casa di Ahlam.

Hilmi at-Tamimi, nipote di Ahlam che lavora per un’organizzazione di opposizione all’espansione illegale degli insediamenti israeliani, così si è espresso: “Il fidanzamento di Nizar, sostenitore di Fatah, e mia zia Ahlam, sostenitrice di Hamas, è la più grande dimostrazione dell’unità dei palestinesi. E’ un modello di speranza, amore e unità del popolo palestinese”.

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice

© Agenzia stampa Infopal
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