L’ULTIMO GIORNO DI TRUMP, ALLARME SICUREZZA SUL GIURAMENTO DI BIDEN

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tratto da: https://www.remocontro.it/2021/01/19/lultimo-giorno-di-trump-allarme-sicurezza-sul-giuramento-di-biden/

Remocontro Remocontro  19 Gennaio 2021

 

Washington e la Casa Bianca blindate in vista del giuramento del presidente eletto Joe Biden. Appello della sindaca, ’restate e casa’. Washington blindata per l’Inauguration Day. «Pericolo dall’interno». Indagini su tutti i 25mila della Guardia nazionale L’Fbi controlla soldato per soldato, già due gli arrestati per i fatti del 6 gennaio. Capitali blindate, prove di forza dei Boogaloo Bois. Nelle ultime ore da presidente Trump dà mandato alla figlia di graziare 100 persone. Il futuro presidente prepara i decreti per il primo giorno alla Casa Bianca.

Inauguration Day, sindaca: ‘non venite’

Trump ultimo giorno, e la peggior uscita di scena possibile. «Per le circostanze eccezionali di questa inaugurazione presidenziale, dobbiamo compiere un gesto straordinario: chiediamo a tutti gli americani di non venire». L’appello congiunto è lanciato dalla sindaca di Washington e dai governatori di Maryland e Virginia, Stati adiacenti. Ma chi ci prova lo fa a suo eventuale rischio e pericolo e con la certezza di non vedere nulla, neppure da lontano. Quindi, meglio a casa con la tv.
Il perimetro di sicurezza vietato ai comuni cittadini e presidiato da 25.000 tra militari e poliziotti che vale praticamente per tutto il centro politico della capitale. Il giornale della capitale, il Washington Post, ricorda che un solo presidente fu considerato “a rischio” quanto Joe Biden nell’occasione del suo Inauguration Day: fu Abraham Lincoln, il 4 marzo 1861, una cerimonia sulla quale già incombevano le tensioni che avrebbero portato alla deflagrazione della guerra civile un mese dopo.

Lincoln era stato il bersaglio di minacce di attentati, l’ostilità attorno a lui era così virulenta che per il suo giuramento dovettero trasportarlo su un treno segreto, in incognito.

Washington blindata, allarmismo esagerato?

La violenza armata eredità far west sollecitata. I «Boogaloo Bois», un movimento estremista pro-armi e antigovernativo fissato con l’idea di una guerra civile imminente, sabato mattina ad Austin, in Texas, in piena tenuta da combattimento, si sono dati appuntamento davanti al Campidoglio presidiato dalla Guardia nazionale texana. Quanto ‘nazionale’ e quanto ‘texana’? il dubbio. Stupida dimostrazione di forza muscolare, la valutazione generale riferita da Marina Catucci sul Manifesto. Scene simili si sono svolte in Oregon, Ohio, Virginia. A Lansing, in Michigan, dove lo scorso autunno membri dei Boogaloo sono stati accusati di un complotto per rapire il governatore democratico, Gretchen Whitmer.

Non esattamente dei ‘bravi ragazzi’ soltanto un po’ esaltatati, e sono parte della peggior eredità politica e culturale che lascia agli Stati Uniti e al mondo la presidenza di Donald Trump.

Una minoranza violenza contro gli Stati Uniti

I funzionari della Difesa americana hanno fatto sapere che l’Fbi sta esaminando il profilo di ognuno dei 25mila agenti della Guardia nazionale: uno dei timori è che possa arrivare un attacco terroristico dall’interno. «Stiamo dando un secondo e terzo sguardo a ciascuno degli individui assegnati a questa operazione – ha detto il segretario dell’esercito Ryan McCarthy – I membri della Guardia stanno anche ricevendo una formazione specifica su come identificare potenziali minacce interne».
I 25mila membri della Guardia nazionale in arrivo a Washington da tutto il Paese sono più di due volte e mezzo quelli dispiegati nelle precedenti inaugurazioni presidenziali. Mentre i militari riesaminano i membri della Guardia nazionale per escludere collegamenti con i gruppi estremisti, uno screening dell’Fbi si aggiunge a qualsiasi monitoraggio precedente. Finora due membri in servizio attivo sono stati arrestati in relazione all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. «La domanda è: ce ne sono altri?».

L’anno scorso il Pentagono ha ricevuto dall’Fbi 143 notifiche di investigazioni relative all’estremismo di destra, 68 delle quali relative a membri attuali ed ex membri del servizio.

Mancato passaggio di consegne, gentlemen e gentildonne

Problemi anche con la storia. Trump è il primo presidente uscente dal 1869 a saltare l’inaugurazione del suo successore, mentre, nelle sue ultime ore da presidente in carica, si prepara a graziare o commutare le condanne di oltre 100 persone. Una pioggia di indulgenze concesse proprio da chi pure ha rispolverato la pena capitale, mandando a morte, in sei mesi, ben 13 condannati. Le decisioni pare non riguardino la possibilità di autograziarsi, inefficace di fatto per Trump, ma il New York Times scrive che l’approvazione delle grazie, è totalmente gestito dalla figlia Ivanka e dal genero Jared Kushner, che hanno aggirato la consueta revisione del Dipartimento di Giustizia. E il nome di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, sarebbe stato epurato dalla lista, mentre potrebbero esserci finiti, last minute, i nomi di Rudy Giuliani e quello dell’amico “ritrovato” Steve Bannon.
Non poteva mancare nemmeno Melania Trump, diventata la prima first lady dell’epoca moderna a non invitare alla Casa bianca la donna che la sostituirà per il solito incontro negli alloggi privati al secondo e terzo piano, osserva sempre Marina Catucci.

Per fortuna Biden pensa a cosa fare prima

Biden arriva domani a Washington sapendo di dover fare da subito i conti con Pandemia e recessione, ‘le crisi gemelle’, già le chiamano, a terribile memoria. E Biden continua ad allungare la lista dei decreti-lampo con cui vuole segnalare la svolta: da ultimo ha aggiunto lo stop all’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura lunga duemila chilometri dal Canada al Golfo del Messico, autorizzata da Trump e considerata dannosissima dagli ambientalisti. Passaggio chiave la nuova manovra di 1.900 miliardi di dollari, con aiuti ai cittadini ed anche fondi alla sanità per accelerare le vaccinazioni. «100 milioni di vaccinati in 100 giorni» è la promessa più impegnativa, e Biden mobiliterà subito la protezione civile perché apra nuovi centri di vaccinazione.

L’insurrezione trumpista spartiacque del declino Usa

Seconda Repubblica americana? «La secessione fu lo spartiacque formativo di una nazione in ascesa. L’insurrezione trumpista invece è un trauma associato al suo declino», ricorda Luca Celada. Le bandiere confederate nel campidoglio; lo scontro frontale con Black Lives Matter; il tentativo di sopprimere il voto dei neri e delle minoranze… «Non c’è bisogno di carri armati sulla spianata del mall di Washington – il colpo di stato è già avvenuto nelle menti di 50 milioni di fedeli, emotivamente votati alla battaglia epocale che immaginano definitiva». «La regressione trumpista ha agitato scheletri e fantasmi specificamente americani ma che riverberano in tutto l’occidente globale». «La presidenza Trump si chiude, in sua assenza ma dinnanzi alle rovine fumanti di una capitale che assomiglia effettivamente alla ‘carneficina’ che aveva evocato quasi come spaventoso programma politico». «Per Biden si pone la necessità di una azione politica di portata Rooseveltiana per iniziare a riparare i danni economici, sociali, climatici di un’amministrazione kamikaze, la deriva reazionaria e il colpo di grazia populista». «Ridare un minimo di direzione e razionalità al paese». «Questo è in gioco nei mesi e negli incerti anni che aspettano questa America, in bilico su un baratro». (https://ilmanifesto.it/linsurrezione-trumpista-spartiacque-del-declino-usa/)  

 

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L’ultimo giorno di Trump, allarme sicurezza sul giuramento di Biden

 

 

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