L’umanità infelice che non fa la storia di Noam Chomsky

In occidente non si parla assolutamente di ciò che riguarda le “non persone, per usare il termine coniato da George Orwell per indicare chi era inadatto a entrare nella storia.

Il 12 marzo la Lega araba si è guadagnata lo status di “persona” appoggiando la risoluzione Onu 1973. Ma l’apertura di credito è subito finita quando ha negato il sostegno al bombardamento occidentale contro la Libia. E il 10 aprile la Lega araba è tornata a essere una “non persona”, chiedendo all’Onu di imporre una no fly zone anche su Gaza e di far cessare l’assedio israeliano. Un appello che è stato praticamente ignorato. Anche questo è comprensibile: come constatiamo regolarmente, i palestinesi sono il prototipo delle “non persone”.

Pensate, per esempio, al numero di novembre/dicembre della rivista statunitense Foreign Affairs, che si apriva con due articoli sul conflitto israelo-palestinese. Il primo, scritto dai funzionari israeliani Yosef Kuperwasser e Shalom Lipner, attribuisce ai palestinesi la colpa del conflitto, perché si rifiutano di riconoscere Israele come stato ebraico. Il secondo, dello studioso statunitense Ronald R. Krebs, attribuisce il problema all’occupazione israeliana. Il suo occhiello è: “L’occupazione sta distruggendo il
paese”. Ma quale paese? Israele, naturalmente, costretto a opprimere quelle “non persone”.

Un altro esempio: a ottobre, molti giornali hanno annunciato trionfanti la liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato da Hamas. L’articolo del New York Times Magazine era dedicato alle sofferenze della sua famiglia. Shalit era stato rilasciato in cambio di centinaia di “non persone”, delle quali abbiamo sentito parlare appena, se si esclude il dibattito sull’eventualità che la loro liberazione potesse danneggiare Israele.

Non abbiamo mai saputo nulla neanche delle altre centinaia di detenuti rinchiusi per lunghi periodi senza accuse specifiche nelle prigioni israeliane. Tra questi ci sono i fratelli Osama e Mustafa Abu Muamar, due civili rapiti dall’esercito israeliano quando entrò a Gaza il 24 giugno 2006, il giorno prima che fosse catturato Shalit, e poi “scomparsi” nel sistema carcerario dell0 stato ebraico. Qualsiasi cosa si possa pensare della cattura di un soldato di un esercito durante un conflitto, rapire civili è chiaramente un crimine molto più grave, a meno che, ovviamente, si tratti di “non persone”.

Questa strana razza di “non persone” si può trovare ovunque, anche negli Stati Uniti, nelle carceri del paese, che sono uno scandalo per tutto il mondo, nelle mense dei poveri, nei quartieri ghetto in sfacelo. Ma citare solo questi esempi è fuorviante. L’intera popolazione mondiale barcolla sull’orlo di un buco nero.

Povera umanità infelice!

Internazionale, numero 932, 20 gennaio 2012

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