Ma che bella idea! Ad Israele il 60% della Palestina

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Si chiama: “Piano Bennet”. E’ molto semplice: visto che la pace è difficile, prendiamoci tutto il 60% della Palestina!
Parola di Naftali Bennett, ministro dell’Economia e leader di Bait Ha-Yehudì, a prendere l’iniziativa preannunciando che “nei prossimi giorni” incontrerà il premier Benjamin Netanyahu per illustrargli il piano per “l’estensione della legge israeliana all’area C della Cisgiordania” ovvero il 60 per cento dei suoi territori. La tesi che Bennett espose in un’intervista a “La Stampa” in marzo è che “le aree dove si trovano gli insediamenti vanno poste sotto sovranità israeliana offrendo ai 70 mila palestinesi residenti la nostra cittadinanza”. In questa maniera “Gerusalemme e il cuore di Israele saranno protetti” e gli oltre 250 mila residenti ebrei degli insediamenti si troveranno sul territorio nazionale.

“Visto che i negoziati con i palestinesi sono falliti, bisogna seguire un’altra strada”. Il “piano Bennett” ha anche una seconda parte: prevede lo smantellamento di tutti i posti di blocco israeliani fra le aree A (a totale controllo palestinese) e B (a controllo militare israeliano e civile palestinese) assieme a ingenti investimenti israeliani per lo sviluppo di infrastrutture palestinesi. Si tratta di una proposta in evidente contrasto con gli accordi di Oslo del 1993 per la nascita di uno Stato di Palestina in Cisgiordania e Gaza ma per Bennett “dopo 20 anni di trattative e fallimenti è venuto il momento per andare oltre lo status quo”.

Il ministro dell’Economia afferma di aver discusso la sua proposta “con un considerevole numero di ministri” riscuotendo favori ed approvazioni. Ciò significa che si appresta a mettere Netanyahu davanti al bivio se farla propria oppure affrontare una fronda alla destra della coalizione.

Noi diremmo che tra tante ipocrisie, bennet brilla per essere una “boccascucita” che ha il coraggio di dire platealmente ciò che forse pensano in tanti in Israele: Quando afferma che “servono nuove strade” non dice altro che: basta con questa storia dei negoziati, della terra contesa ecc. Prendiamo noi l’iniziativa ed estendiamo la nostra sovranità a cominciare dai nostri insediamneti più grandi e strategici: Gush Etzion, Ma’ale Adumim, Bet El-Ofra, Ariel e gli altri a ridosso dell’aeroporto Ben-Gurion. Poi magari sistemeremo a nostre spese le strade e le piazze delle città palestinesi, così cominceremo a far capire al mondo di chi è questa benedetta terra santa!

BoccheScucite

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1 commento

  1. L’intenzione dei Sionisti di conquistare allo Stato Ebraico tutta la terra tra il Giordano ed il Mediterraneo non è una novità, ma è stato il progetto politico sin dai primi anni del ‘900. L’attuale piano Bennet non è che un passo ulteriore del progetto condotto con perseveranza da più di cento anni.
    Il problema è che tutti, senza eccezioni, i Paesi Occidentali o appoggiano, o comunque tollerano, da Israele qualsiasi ingiustizia e prevaricazione: scaricano così sui Palestinesi il complesso di colpa occidentale per le persecuzioni degli ebrei, culminate nella Shoah. I Palestinesi non hanno alcuna colpa di questo delitto tutto europeo ed americano, per avere gli europei prima perseguitato gli ebrei, e poi insieme agli americani imposto agli ebrei superstiti delle persecuzioni in Europa di andare ad abitare la terra altrui in Palestina cacciandone gli abitanti, e perseguitandoli in ogni modo. I risarcimenti agli ebrei ( israeliani e non!) sono stati e sono continuamente pagati agli israeliani ebrei, compresa la enorme spesa per il loro modernissimo armamento, ma nulla o ben poco viene risarcito ai Palestinesi per aver appoggiato in tutti i modi, politici e finanziari, la occupazione della loro terra da parte degli ebrei israeliani.
    Abbiamo un debito enorme con i Palestinesi, e dobbiamo pagarlo. interrompendo ogni aiuto militare ed ogni trattato di favore ad Israele si risparmierebbe quanto basta per cominciare a pagare quessto debito, e rendere la Palestina in grado di riaccogliere i palestinesi profughi che desiderino tornare.
    Non aiuta invece un formale riconoscimento di uno Stato Palestinese” da parte defgli occidentali, quando sappiamo bene che questo Stato non ha terra su cui stabilirsi. Giorgio Forti, membro di Ebrei Contro l’Occupazione.

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