Ma un Nobel vale una Primavera?

admin | September 30th, 2011 – 10:24 am

Il Nobel per la Pace potrebbe essere assegnato, quest’anno, alla Primavera araba. La notizia gira, a pochi giorni dalla decisione, e si discetta sul nome, sui nomi possibili. Chi pensa a una  blogger tunisina, Lina Ben Mhenni. Chi a Israa Abdel Fattah e Ahmed Maher del Movimento 6 aprile, oppure a Wael Ghonim, tutti e tre egiziani. Che la scelta possa cadere su tunisini ed egiziani, è ben chiaro: non solo perché le due rivoluzioni hanno avuto almeno un risultato, l’uscita di scena di Ben Ali e di Mubarak. Ma soprattutto perché chi ha fatto le rivoluzioni ha usato la non violenza, la salmiya, per ottenere un primo risultato.

Ma quel premio Nobel val bene una Primavera araba? La domanda non è peregrina, perché nelle opinioni pubbliche arabe quel Nobel è stato assegnato lo scorso anno – come una sorta di assegno in bianco – al presidente statunitense Barack Obama. E Obama – che pure aveva suscitato molte speranze nella regione – ha perso del tutto lo smalto del 2009, tanto che di lui si ricorda non lo Yes, we can, ma la perdurante presenza americana in Afghanistan e ancora più in Iraq. Così come, oggi, si ricorda di lui il discorso al Palazzo di Vetro, la scorsa settimana, considerato del tutto piegato su Israele e su Benjamin Netanyahu (lettura, peraltro, condivisa anche dalla stampa israeliana). E allora, che significato può avere per i ragazzi delle tante Tahrir, nonviolenti per scelta e auto-educazione, quel premio che molti pensano ormai squalificato, magari piegato a logiche spesso incomprensibili?

Chissà se quel premio andrà mai ai ragazzi delle Primavere arabe. Intanto, i blogger che da anni scrivono e pubblicano sul web arabo si riuniranno a breve a Tunisi, per il Terzo Meeting dei blogger arabi, dopo i precedenti, e soprattutto dopo l’ultimo del 2009 a Beirut. Il mini-gotha dei blogger della regione è atteso a Tunisi – da cui tutto à partito, nel 2011 – dal 3 al 6 ottobre. Non solo per riflettere su quello che hanno fatto, ma soprattutto per capire dove andranno. Il che, a giudicare da quello che sta succedendo tra Cairo, Manama, Damasco, non è proprio semplice.

Al Cairo, oggi, c’è un altro venerdì a Piazza Tahrir. Ci saranno molti dei movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione. Non ci saranno i Fratelli Musulmani. E’ un venerdì contro il Consiglio Militare Supremo, che avrebbe dovuto lasciare in questi giorni il potere a un’autorità civile. Ed è un venerdì contro la legge d’emergenza. Occhio al Cairo, dunque, che come sempre nella storia contemporanea araba ha indicato la direzione.

Nella playlist di oggi c’è un brano rap. Ibn Thabit, di Tripoli, duetta con MC SWAT di Benghazi. Ne esce un brano molto bello,La Shek.

Il rap è stata la musica della rivoluzione araba, senza dubbio. Alla stregua del rock negli anni Sessanta. Per gli arabi è come se viaggiasse, sulle onde del web, una Woodstock hiphop.

 

http://invisiblearabs.com/?p=3614

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