Macron in Libano, «stridula sinfonia coloniale» per Alberto Negri

483

tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/02/macron-in-libano-stridula-sinfonia-coloniale-per-alberto-negri/

Alberto Negri Alberto Negri  2 Settembre 2020

 

 

«È stata una significativa giornata di scontro simbolico tra le memorie ottomane, incendiate dal Sultano della Nato Erdogan (vedi il pezzo prima su Kastellorizo), e le ambizioni di vecchie e nuove potenze coloniali». Alberto Negri sul manifesto e senza sconti, analizza la geopolitica francese e le carenze europee. Partendo dalla solidità della storia.
«Così Macron è andato in Libano a piantare un cedro e a proporsi come paladino dell’ex colonia, proclamata esattamente il primo settembre di 100 anni fa sulle spoglie dell’impero ottomano dal generale Gouraud, che oltre al Grande Libano diede vita alla Siria e un anno dopo a uno stato alauita e a uno druso: un capolavoro del ‘divide et impera’ coloniale che pesa ancora oggi».

Divide et impera, alla francese

«Israele, potenza occupante dei palestinesi, che ormai viaggia sulle ali della «pace» di Trump con gli arabi del Golfo, non si è fatto sfuggire l’occasione di bombardare i sobborghi di Damasco e ricordare a Macron che si irriterà moltissimo se il presidente francese dovesse incontrare Hezbollah. La Mezzaluna sciita con in testa l’Iran, e la Turchia, sono gli obiettivi della ‘Nato Araba’ a trazione israeliana che dal Medio Oriente all’isola yemenita di Socotra, come scriveva Michele Giorgio sul manifesto, si prepara a diventare il nuovo guardiano della regione». Poi l’Italia col ministro degli esteri Di Maio tra Tripoli e Tobruk proponendo di costruire l’autostrada costiera, «un vecchio progetto di oltre un decennio fa dell’immaginifico ma impotente Berlusconi».

Andirivieni di ex colonialisti

«Nell’andirivieni di ex colonialisti sulle sponde mediterranee, Erdogan ha fatto subito la voce grossa lanciando ‘la sfida al colonialismo moderno’ ed estendendo fino al 12 settembre le esplorazioni nelle acque dell’Egeo dove è in corso la battaglia navale per il gas offshore. Lui si sente il vendicatore dei trattati di Sanremo e di Sévres del 1920: archiviare il ‘900 è un’impresa ardua, soprattutto quando il secolo passato scorre ancora nelle vene sanguinanti di popoli senza Stato, come palestinesi e curdi, e di populisti che, come Erdogan, vogliono più influenza, potere e terre altrui».

Nuovi rapporti di forza nel Mediterraneo

«L’accordo tra Israele ed Emirati sta delineando un asse di alleanze di grande rilevanza. Gli Emirati e l’Arabia Saudita, con il pieno appoggio americano, sono tra i maggiori sostenitori del generale egiziano Al Sisi che ha con Israele buoni rapporti nella difesa e nell’intelligence. Questa alleanza che ha avuto il suo campo di battaglia nel sostegno al generale libico Khalifa Haftar – insieme a Russia e Francia – e ha il suo collante ideologico nel fronte comune contro i Fratelli Musulmani e in generale contro i movimenti riformisti o rivoluzionari del mondo arabo». Nemica la Turchia di Erdogan che punta alla risorse energetiche del Mediterraneo orientale. La Grecia avversario storico, e Francia e Israele.
«Rafforzate dall’accordo sulle zone economiche speciali tra Grecia ed Egitto che si oppone a quello firmato dalla Turchia e dal governo Sarraj di Tripoli».

Coalizioni nascenti, vecchie alleanze perdenti

«Questo asse tra potenze regionali e Israele, la Nato araba, ha come avversario, oltre alla Turchia, l’Iran, fortemente temuto proprio dalle monarchie del Golfo e dallo stesso Israele. Non dimentichiamo che l’anno è cominciato il 3 gennaio con l’assassinio da parte dell’America di Trump del generale iraniano Qassem Soleimani, colpito da un drone all’aereoporto di Baghdad, in violazione di ogni norma del diritto internazionale».
«Ma anche un altro episodio clamoroso va letto in questa ottica delle coalizioni nascenti: l’immane esplosione il 4 agosto al porto di Beirut. Incidente, attentato o sabotaggio che sia, possiamo misurarne in queste ore le conseguenze».
«Il presidente francese Macron si trova a Beirut per negoziare con i poteri libanesi ma soprattutto con Hezbollah, il movimento sciita protetto dall’Iran e che aveva proprio nel generale Soleimani un punto di riferimento ineludibile».

Macron letto in due modi

  • «Il primo è che l’ex potenza coloniale vuole ridiventare protagonista, si erge a protettrice di cristiani ma riconosce il peso politico di Hezbollah».

  • «Il secondo è che il presidente francese ha bisogno di una leva mediorientale per difendere i suoi interessi nel Mediterraneo, in Libia, Nordafrica e Sahel dove ha subito lo schiaffo del colpo di stato in Mali».

  • «La geopolitica francese può apparire esagerata ma aiuta a capire le ambizioni di Parigi e soprattutto le carenze dell’Europa».

Il ‘coma cerebrale della Nato

«Il ‘coma cerebrale’ della Nato, evocato proprio da Macron l’anno scorso, ha avuto un’evoluzione. Con l’accordo Emirati-Israele, siamo di fronte al varo di una coalizione politica e militare che gli Usa vorrebbero allargare ad altri stati arabi».
«Viene chiamata «Nato araba» perché affianca quella originale percorsa da tensioni altissime tra Grecia, Francia e Turchia nel Mediterraneo orientale».

Ecco perché Macron pianta alberi in Libano, sperando che gli vada meglio che con Trump: quello interrato nel 2018 alla Casa Bianca è defunto da un anno.

Alberto Negri

ALBERTO NEGRI

Alberto Negri, giornalista, inviato di guerra per il Sole 24 Ore, ha seguito sul campo i principali conflitti ed eventi politici internazionali dagli anni’80 a oggi. Scrive per “il manifesto”, Tiscali, Linkiesta, Tpi e da adesso anche su RemoConto

Macron in Libano, «stridula sinfonia coloniale» per Alberto Negri

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.