Manovre egiziane

admin | February 23rd, 2011 – 9:13 am

Un aggiornamento veloce, stamattina. Mentre in Libia comincia l’ennesima giornata difficile, con le prime evacuazioni in corso (i cittadini turchi, dal porto di bengasi), i profughi libici non scappano soprattutto via mare, come si paventa in Italia, ma via terra. La macchina dell’emergenza, insomma, comincia a muoversi, attraverso il confine che dall’Egitto porta nell’area orientale della Libia, in gran parte in mano agli oppositori di Gheddafi. Convogli di medici egiziani sono già entrati. E i  profughi libici cominciano a fuggire non via mare, come qualcuno paventa in Italia, ma per le vie più semplici. Verso la Tunisia, dove sono arrivati circa 10mila tra cittadini tunisini e libici. O verso l’Egitto, dove sono stati allestiti i primi centri di raccolta per accogliere chi sta fuggendo dalla repressione di Gheddafi e gli egiziani che risiedevano in Libia. E sui profughi ha parlato anche l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, questa volta da Ginevra, chiedendo agli Stati membri di non respingere i profughi. Un messaggio che sembra diretto all’Italia, quello di Melissa Fleming, portavoce dell’organizzazione dell’Onu. “Stiamo dicendo, per favore non respingeteli. Questo è il tempo di mostrare lo spirito umanitario verso gente che sta attraverso un momento traumatico”.

E a proposito di Egitto, conviene buttare un occhio a quello che sta succedendo al Cairo, passata l’euforia della fase eroica della rivoluzione. I ragazzi di Tahr, e non solo loro, a dire il vero, temono che la rivoluzione venga scippata dalle manovre di palazzo ancora in corso. Nel mirino di chi ha fatto la rivoluzione è soprattutto Ahmed Shafiq, l’ultimo primo ministro designato da Hosni Mubarak, nel tentativo di placare la rivolta popolare. Si chiedono a gran voce le sue dimissioni, da giorni, e venerdì è stata indetta una nuova grande manifestazione in piazza al Cairo. Il consiglio militare supremo prova una soluzione di compromesso, con la designazione di nuovi 11 ministri, due del vecchio partito Wafd, e l’anima di uno dei centri culturali più interessanti degli ultimi anni al Cairo, El Sawi, come ministro della cultura. Cosmetica anche questa, rispondono i ragazzi di Tahrir.

E intanto cominciano le manovre per il futuro, per i nuovi partiti. Sulla scena islamista, i centristi del Wasat hanno finalmente ottenuto, dopo tanti anni, la licenza come partito politico. Mentre i Fratelli Musulmani hanno formalmente annunciato la costituzione di un partito che li rappresenti, staccato dal movimento socioreligioso. Una soluzione alla giordana, insomma.

I ragazzi di Tahrir vogliono costituire un fronte, e in parte lo hanno già fatto. Per ora, hanno formato dei comitati tra ragazzi e personalità con qualche anno in più per capire come organizzarsi, e soprattutto cosa chiedere al nuovo Egitto. Manovre di palazzo e manovre fuori dal palazzo. Da tenere d’occhio.

I consigli di lettura sono i soliti: il blog di arabist, la versione nuova di Al Ahram online, il quotidiano privato Al Masri al Youm, e un altro blog, stavolta di una ragazza egiziana, Zeinobia. In arabo, aggiungeteci Al Shorouk.

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