Margine protettivo delle coscienze

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Ricorre l’anniversario della quarta guerra israeliana contro Gaza, denominata Margine protettivo: dall’8 luglio al 26 agosto 2014, 50 giorni di bombardamenti aerei e azioni militari via terra che hanno lasciato dietro di sé 2.200 morti (di cui un quarto bambini), 11mila feriti, 100mila rifugiati, quasi 100mila case distrutte o gravemente danneggiate. Da parte israeliana ci sono stati 67 militari uccisi e sei vittime civili. Secondo i dati di riferimento dell’Autorità Palestinese e dell’UNRWA, sono state colpite  101 strutture sanitarie, 18 delle quali sono state gravemente o moderatamente danneggiate. Lesionati il 66% di tutti gli ospedali della Striscia,  almeno sei scuole gestite dall’Onu (e complessivamente 137 scuole della Striscia di Gaza) e l’unica centrale elettrica di Gaza, edifici governativi non militari. Nella notte del 29 luglio e il 30 luglio, un attacco israeliano ha colpito la scuola elementare di Jabaliya, gestita dall’Unrwa (l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), causando almeno 20 morti e decine di feriti. Stragi, crimini di guerra, secondo Amnesty (che accusa anche Hamas per la sua parte):  come giustificarli, rimuoverli, negarli decisamente e  vivere con tranquilla coscienza? Semplice: mettendo tutto sul conto di Hamas, sia i morti israeliani sia quelli palestinesi; e tutte le devastazioni e le distruzioni e i danni di Margine protettivo.

Il margine, lo spazio protettivo della coscienza sta proprio in questa convinzione, in questa versione ( o torsione) dei fatti: noi israeliani non c’entriamo, noi ci siamo soltanto difesi, noi decliniamo ogni responsabilità, è tutta colpa di Hamas e dei palestinesi.

Quei pochi che in Israele osano raccontarla diversamente la guerra di Gaza, come i soldati di Breaking the Silence, nel loro rapporto – “This is How We Fought in Gaza” – sono considerati come traditori della patria. E ogni critica ai governanti israeliani è scambiata per odio antisemita, sempre, comunque e dappertutto (dimenticando che anche i palestinesi sono semiti). Anche questo fa parte del margine protettivo.

 

di Luigi Fioravanti

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