Martiri a Tulkarem: testimoni contraddicono Israele

adminSito   venerdì 12 aprile 2013 09:07

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I tanti punti oscuri della morte di Amer e Naji, uccisi dall’esercito israeliano dopo una protesta. Uno dei sopravvissuti racconta cosa è successo.

di Abir Kopti – The Electronic Intifada

Tulkarem, 12 aprile 2013, Nena News – Mercoledì della scorsa settimana, quattro giovani palestinesi hanno deciso di protestare per la morte del prigioniero palestinese Maysara Abu Hamidya, malato di cancro morto per mancanza di cure mediche nel carcere israeliano dove era detenuto.

Due dei quattro ragazzi – Amer Nassar, 17 anni, e suo cugino Naji Biblisi, 19 – sono stati uccisi in un checkpoint militare israeliano durante le proteste. Un altro cugino, Diaan Nassar, 18 anni, è stato arrestato, mentre il quarto, Fadi Abu Asal, 20, è riuscito a scappare, ferito. I quattro vivevano ad Anabta, villaggio vicino Tulkarem, nella Cisgiordania occupata. Due giorni dopo l’incidente, Abu Asal ha detto a The Electronic Intifada cosa è successo. La sua versione dei fatti contraddice gravemente quanto riportato dai media israeliani. Abu Asal è stato arrestato dalle forze israeliani nella sua casa, martedì scorso, 9 aprile.

“Colpito al petto”

Secondo il suo racconto, i quattro stavano camminando a pochi chilometri dal loro villaggio verso il checkpoint di Innabi, che separa Tulkarem e Nablus, e hanno cominciato a protestare lì. Intorno alle 9.30 di sera, hanno visto un soldato uscire dal checkpoint: “Subito gli spari sono cominciati, ma non saprei dire se a sparare era quel soldato o un altro. Abbiamo cominciato a correre; Amer è stato colpito al petto da un proiettile ed è caduto subito a terra”. Quando si è girato per soccorrere Amer, il giovane è stato di nuovo colpito al braccio. Abu Asal e Naji Biblisi sono riusciti a fuggire dal checkpoint. Diaa Nassar, nel frattempo, “si era nascosto dietro dei mattoni”, in direzione opposta alla torretta militare e più tardi è stato arrestato dai soldati. Abu Asal e Biblisi hanno continuato a correre fino a quando Biblisi ha girato all’improvviso verso una fabbrica di pellame, a 500 metri dal checkpoint. Abu Asal ha continuato dritto.

“Non ricordo se qualche soldato ci correva dietro e se Naji era stato colpito o avesse ferrite – dice il giovane – Qualche minuto dopo, gli spari si sono fermati e sono riuscito a fuggire e a raggiungere il villaggio”. Ha corso per tre chilometri mentre sanguinava; alle 10.40 di sera ha chiesto aiuto. È stato trovato e portato in ospedale.

“Attaccato e arrestato”

Secondo i residenti del villaggio che erano vicino all’area, gli spari sono finiti intorno alle 9.45. Un testimone oculare, che non vuole rivelare il suo nome, ha detto a The Electronic Intifada: “Ho visto un soldato avvicinarsi al corpo di Amer camminare sulle ferite, così Diaa è uscito dal suo nascondiglio per tentare di proteggere suo cugino”.

Il testimone ha aggiunto: “Diaas è stato aggredito e picchiato da un gruppo di soldati e poi arrestato”. Alaa Nassar, il fratello di Diaa ha detto che “Diaa è stato portato al centro di Al-Jalameh per l’interrogatorio [nel Nord della Cisgiordania] con ferite al braccio e alla gamba”. Secondo il testimone oculare, Amer Nassar “è stato lasciato a terra per mezz’ora, mentre si dissanguava. Ad un’ambulanza palestinese è stato impedito di avvicinarsi. Intorno alle 11, l’esercito ha consegnato il corpo di Amer all’ambulanza”. Intanto di Naji Biblisi non si sapeva nulla, e i residenti del villaggio hanno cominciato a cercarlo.

“Alle 4 del mattino, le forze di sicurezza palestinesi sono venute a casa e mi hanno chiesto di mio figlio”, ha raccontato la madre Salimeh. La visita era solo per confermare che era il corpo di Biblisi quello trovato dietro la fabbrica di pellame dall’esercito israeliano.

“Alle 4.30, l’esercito israeliano ha consegnato il corpo alle forze di sicurezza palestinesi”, ha aggiunto Salimeh. Naji, giardiniere, era il più grande di cinque fratelli. Aveva lasciato la scuola per cercare lavoro e aiutare il padre malato. I media israeliani hanno riportato che Biblisi è stato colpito da un proiettile mentre veniva inseguito dai soldati ed era stato ritrovato solo il mattino dopo.

Ucciso da un cecchino?

I residenti, tuttavia, ritengono sia stato ucciso dopo gli scontri e che ci sia un’alta probabilità che un cecchino lo abbia colpito a morte. È stato colpito alla schiena da una pallottola che gli ha penetrato il petto. Una grande chiazza di sangue è stata trovata vicino al corpo. Tracce di sangue non sono state viste da nessun’altra parte, tra il luogo in cui è stato trovato il corpo e il checkpoint.

“Con una simile ferita, non sarebbe stato in grado di camminare o di muoversi se non per pochi secondi”, ha spiegato il dottor Haytham Shadid dell’ospedale Thabet Thaber di Tulkarem, che ha ricevuto i cadaveri dei due giovani.

Il testimone ha aggiunto che “non c’erano soldati che correvano dietro a Naji e Fadi”. Anche lui ritiene ci fosse un cecchino nella torretta che ha colpito Biblisi, dato che ha visto anche una luce laser uscire dalla torre, elemento che contraddice il rapporto dell’esercito secondo il quale Biblisi è stato colpito mentre inseguito.

Se l’ultimo sparo è stato sentito alle 9.45 di sera, allora Biblisi deve essere stato colpito prima. La domanda che resta è perché il suo corpo non è stato consegnato alla polizia palestinese prima delle 4.30 del mattino. Al contrario, il corpo di Amer Nassar è stato consegnato un’ora dopo l’uccisione. Altre domande restano senza risposta: Amer Nassar sarebbe morto lo stesso se fosse stato subito soccorso dai medici? Il testimone ha detto che un soldato ha camminato sulla ferita – anche questo è un elemento che ha provocato la morte? Un’inchiesta è necessaria.

Questo caso mostra come il controllo che Israele ha sull’informazione e la mancanza di immediate e serie indagini da parte degli ufficiali palestinesi abbiano fatto sì che venisse fuori una versione falsata dei fatti. Il quotidiano israeliano Ha’aretz ha riportato che l’esercito sta investigando se le regole di ingaggio siano state rispettate durante l’incidente. Si segue così un percorso noto. Quando l’esercito israeliano dice che sta investigando, di frequente tale messaggio viene interpretato come l’invito ai giornalisti ad attendere fino a quando l’inchiesta non sarà completata.

Il tempo in questo caso è essenziale: tra pochi giorni, i media si focalizzeranno su altre storie e i giornalisti dimenticheranno i fatti “sotto indagine”.

Nessuna autopsia Il dottor Shadid ha detto che “il momento del ferimento e quello della morte richiedono altre indagini”. È necessaria un’autopsia. Ma nessuna autopsia è stata condotta. In genere si attua quando l’Autorità Palestinese la richiede, dopo una consultazione con la famiglia dell’ucciso. Ma ad oggi l’ANP chiede autopsie solo quando Israele concorda si tratti di un caso di altro profilo – come il caso della morte del prigioniero palestinese Arafat Jaradat in carcere. Nel caso di Jaradat, l’ANP non ha rilasciato un rapporto completo; ha solo annunciato le conclusioni dell’autopsia in conferenza stampa.

Sono numerosi i casi di palestinesi uccisi senza che si indagasse sulla loro morte. Ad esempio Muhammed al-Salaymeh, di Hebron, ucciso dall’esercito israeliano lo scorso dicembre. Era stato colpito da numerosi proiettili. Un video dell’esercito solleva molti dubbi intorno alle spiegazioni ufficiali israeliane e nessuna autopsia o indagine è stata compiuta dall’ANP.

Il mese prima, Rushdi Tamimi del villaggio di Nabi Saleh veniva ucciso dall’esercito, colpito da una pallottola alla schiena dopo essere stato ferito da un proiettile di gomma. Fu dichiarato morto all’ospedale di Ramallah. Anche in quel caso l’esercito disse che stave investigando. Un’indagine che potrebbe non finire mai. Simili casi dovrebbero essere seguiti da enti palestinesi e internazionali, così da consegnare alla giustizia i responsabili.

Tradotto in italiano dalla redazione di Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70993&typeb=0

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