Massacra 14 persone, con donne e bambini e lo racconta nelle scuole di Tel Aviv

di Amira Hass

Il 19 dicembre 2010, T. partecipa ad un dibattito in una scuola per i  giovani studenti a Tel Aviv dal tema: “I limiti dell’obbedienza”. Il  pilota T. ha raccontato ai giovani: “Era stato autorizzato il decollo e siamo partiti dalla base aerea Hatzor. Ci vogliono due minuti per arrivare a Gaza. Due minuti dopo il decollo ci viene detto ‘vai e aspetta sul mare.” Aspettiamo per 50 minuti. Poi arriva il via libera per l’attacco. Ed io ricordo di aver commentato: “fantastico!”.

“In realtà è molto simile ad un film. Spostamenti verso est, verso ovest, e poi in un batter d’occhio, anche se noi noi vediamo molto, l’obiettivo è raggiunto: la casa è distrutta. Ovviamente da quell’altezza non si vede molto. Davanti a me ho semplicemente un monitor quando punto al bersaglio. Il capitano mi comunica  che si trattava proprio di Salah Shehadeh, ed io ho risposto ok anche se non avevo idea di chi stesse parlando. “E’ stata una buona missione”- mi è stato comunicato. Siamo rientrati e andati a dormire. Il giorno dopo, anzi lo stesso giorno, ci dicono che la missione aveva portato all’uccisione non solo di Salah Shehadeh, ma anche di sua moglie, sua figlia, suo figlio e altri”…

Durante la discussione con gli studenti è stato lo stesso pilota T. a chiedere loro, che si preparano per il servizio militare: “Secondo voi, se avessi saputo che altre quattordici persone erano lì con lui, questo cambiava qualcosa? Cosa avreste fatto voi?”

7 gennaio 2011

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