MATITE ROSSE

 
Matite rosse

Un evento importante, attesissimo, per tutti un grande giorno di festa, dove chi partecipa non solo compete sportivamente, ma testimonia con la presenza, che, con la forza della fede, possiamo attuare ciò che agli occhi di tutti sembra impossibile: abbattere il muro di separazione tra Israele e Palestina”. Con queste parole, dieci giorni prima dell’”evento”, padre Ibrahim Faltas aveva presentato la 7ª edizione della Maratona della Pace Betlemme- Gerusalemme, svoltasi il 25 aprile tra i Territori palestinesi occupati e Israele. Non ci piace assumere il ruolo di maestri pedanti e saputelli, ma ci sembra doveroso e purtroppo urgente segnare in questo editoriale, e segnalare a voi, cari amici, con una matita rossa, tutte le parole, le locuzioni che si sono usate scrivendo o parlando di questa manifestazione nei giornali e nelle Tv italiane. Per riflettere con voi sull’uso o l’efficacia di insinuazioni più o meno calcolate e ammiccanti, adottate da alcuni media -e da alcune realtà – per indurci a immaginare una pace che, più che sulla giustizia, sembra poggiare sull’acquiescenza verso il più forte. Ed ecco allora che proprio padre Ibrahim, evidentemente nell’euforia dei preparativi o degli accordi con il ministero del turismo israeliano, parla di muro di ‘separazione’, dimenticando -lui che è stato parroco proprio di Betlemme!- che è il suo popolo in questo modo ad essere separato dalla propria terra, perchè il muro è illegale e non separa i due popoli in conflitto lungo i confini riconosciuti dalla comunità internazionale.

Già in BoccheScucite n. 76 lo avevamo detto, riferendoci alla sesta edizione di questa marcia:

Non basta riempirsi la bocca di parole di pace per contribuire effettivamente alla pace in Palestina e Israele. Per la musica come per il teatro, solo se coniughiamo pace con giustizia e incontro con denuncia, la pace potrà “correre” su questa terra e “giocare” l’ultimo tempo del conflitto israelo-palestinese.

Lo ribadiamo con forza oggi, proprio mentre Israele sta approvando una nuova legge di apartheid in cui ogni palestinese sarà considerato un ospite in casa propria.

Il settimanale Panorama, definendo ‘pellegrini di pace’ le centinaia di italiani accorsi a partecipare alla maratona , (e noi ci chiediamo quanto hanno sostato a chiacchierare con i betlemiti rinchiusi ormai da anni dentro il muro dell’apartheid, quanto hanno saputo e condiviso, questi pellegrini, dei gravissimi problemi dei palestinesi) ha raccontato così l’inizio della giornata:

Ore 8.00: Ci sono anche una decina di corridori israeliani sulla piazza di Betlemme alla partenza della maratona per la pace dedicata a Giovanni Paolo II, organizzata dal Centro Sportivo Italiano e dall’Opera Romana Pellegrinaggi. La cittadina palestinese è mobilitata per l’evento: centinaia di poliziotti e militari palestinesi, giovani arrivati da tutta regione con indosso la tuta e la maglietta della maratona e poi centinaia di pellegrini-maratoneti italiani tra cui il presidente del Coni, Gianni Petrucci, il presidente del Centro Sportivo Italiano Massimo Achini e della Federazione Italiana Pallavolo, Carlo Magri ai quali si è aggiunto, in maglietta e calzoncini anche il presidente della Commissione Bilancio della Camera, il leghista Giancarlo Giorgetti accompagnato dalla famiglia. Con loro anche molti campioni dello sport tra i quali il pallavolista Andrea Zorzi con la nazionale femminile di pallavolo under 18 e la nuotatrice Cristina Chiuso con numerosi campioni e campionesse italiane di nuoto. In testa al gruppo la fiaccola della pace portata dal presidente del Coni, Petrucci. Unica nota stonata: a 50 ragazzi di Gaza non è stato dato il permesso di uscire per partecipare alla maratona: per loro, anche questa volta, la festa è rimandata.”

DIDASCALIA ALLA FOTO: Il checkpoint di Betlemme in un’immagine d’archivio.

Una grande festa dunque, che sembra magicamente elevare nell’aria musica di pace e distensione, nonostante la ‘nota stonata’, ma che ci volete fare, qualcuno che stecca e rovina la festa c’è sempre, e la gioia e le corse ci distraggono, e quasi quasi non ci domandiamo nemmeno perchè sono così pochi gli israeliani che partono da Betlemme. Ce lo ricorda per fortuna una nota Ansa dello stesso giorno: “Alla corsa hanno partecipato 400 persone, 170 italiani,150 palestinesi e un’ottantina di israeliani, la maggior parte dei quali si e’ unita alla corsa dopo il check-point di Betlemme.

Per la prima volta 5 maratoneti israeliani sono partiti da Betlemme per la tradizionale maratona della Pace, organizzata dall’Opera Romana. Finora vi era il divieto per gli israeliani di recarsi in Cisgiordania.”

Vorremmo però domandare in una ‘nota a margine’ all’Ansa di ‘spiegare meglio’ come mai e chi vieta agli israeliani di recarsi nei Territori Occupati, e quindi anche a Betlemme…
Il numero maggiore di segnacci rossi comunque, vanno tutti all’ormai tristemente noto giornalista televisivo Claudio Pagliara che, in un servizio andato in onda nel TG2 delle 13.00 dello stesso giorno, così ha commentato le immagini festose che scorrevano dietro di lui:

Sempre alta la tensione nella contesa città santa.

Estremisti ebrei di destra a Gerusalemme est sfilano chiedendo la demolizione delle case arabe abusive. Manifestanti palestinesi bruciano copertoni e cassonetti. La polizia israeliana li disperde con lacrimogeni e pallottole di gomma. Nessun ferito. Messaggio di segno opposto durante la maratona di pace lunga i 10 chilometri che separano Gerusalemme da Betlemme. 700 italiani hanno risposto all’invito del Coni e dell’opera romana pellegrinaggi e hanno marciato con israeliani e palestinesi in nome di quel costruttore di ponti che era Giovanni Paolo II. Nessun controllo al checkpoint. L’atmosfera oggi è distesa.

Yacov, israeliano, si congratula con i palestinesi per il caloroso benvenuto: non andava a Betlemme da 21 anni.

Issa, palestinese, afferma che la pace è necessaria per entrambi i popoli, per tutte quelle madri che hanno perso i loro figli nel lungo conflitto.

Nel piazzale antistante il muro che separa Betlemme da Gerusalemme, si svolge una partita di pallavolo. Non c’è modo più simbolico per inviare un segnale di pace.”

Davvero un capolavoro di ipocrisia e di equilibrismo cucito sulla pelle delle migliaia di persone che si aspetterebbero dall’informazione denunce coraggiose e realistiche. E dalle iniziative più o meno benefiche, stimoli e spunti di pace che non rimbalzino educatamente tra le ragioni degli occupati e le mistificazioni dell’occupante.

Caro Pagliara, permettici di ricordare che Gerusalemme non è una città contesa, ma illegalmente occupata da oltre quarant’anni. Che le case di Gerusalemme est non sono semplicemente arabe, ma palestinesi, e che se alcune di esse sono state edificate senza permesso, questo è avvenuto e avviene perchè il governo israeliano i permessi non li concede, nonostante non abbia il diritto di negarli. Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha recentemente condannato lo stravolgimento della Città Santa da parte del governo israeliano. Dovresti una volta tanto dire nei tuoi servizi da Gerusalemme che ad essere abusive ed illegali sono semmai le colonie che circondano e distruggono la città. Ti ricordiamo che le pallottole di gomma in realtà hanno un’anima di acciaio che probabilmente solo per un caso fortuito questa volta non hanno fatto feriti. Che i controlli al checkpoint di Betlemme non hanno fermato l’umiliazione subita da migliaia di palestinesi, che maratoneti non sono, che qualche ora dopo, di notte, si sono presentati allo stesso checkpoint sperando di poter andare a lavorare. Che Yacov, pur nella sua comprensibile gioia, forse non doveva tanto ringraziare i palestinesi per essere entrato a Betlemme, quanto protestare contro il suo governo che gli ha impedito in 21 anni di fare una cosa semplice semplice: andare a trovare il suo vicino. Ricordando ancora una volta anche a te che il muro non separa Betlemme da Gerusalemme, ma i betlemiti dalle terre palestinesi attigue alla loro città, ci uniamo al commento di Issa, e lo avviciniamo idealmente a quello di un caro amico di Betlemme che ci ha scritto una lettera straziante da pubblicare nel nostro nuovo sito www.bocchescucite.org e che riportiamo di seguito. Con incalcolabile tristezza, a fine giornata, ha chiosato: “Dio benedica i costruttori di Pace… ma qui ci sono tanti sfruttatori di pace!

BoccheScucite

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