Mays Abu Ghosh, 20 anni, studentessa palestinese dell’Università di Birzeit e prigioniera politica rilasciata qualche giorno fa dalle forze di occupazione israeliane dopo 15 mesi di detenzione amministrativa.

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tratto da: Progetto Palestina

sabato 5 dicembre 2020  12:00

Traduzione dell’intervista in arabo rilasciata a Al Jazeera da Mays Abu Ghosh, 20 anni, studentessa palestinese dell’Università di Birzeit e prigioniera politica rilasciata qualche giorno fa dalle forze di occupazione israeliane dopo 15 mesi di detenzione amministrativa.

“Mi dicevano che non sarei tornata a casa sana, che sarei tornata a casa o impiccata o sarei stata ricoverata in un ospedale psichiatrico.

L’interrogatorio militare è durato tre giorni consecutivi. Il secondo giorno le forze di occupazione mi hanno portata in cella per qualche ora e poi è ricominciato l’interrogatorio.

Ho subito sia torture psicologiche che torture fisiche.

Un metodo che hanno adottato durante l’interrogatorio è stato la cosiddetta posizione della “banana”- vedi foto – (che consiste nell’ammanettare un detenuto sdraiandolo su una sedia, sotto di questa, mani e piedi formano un arco e il detenuto viene immobilizzato), mi ammanettavano e mettevano per terra ed iniziavano a contare il tempo che passava. I miei occhi erano coperti con una benda nera, non mi hanno fatta dormire per tre giorni prima dell’interrogatorio militare. Mentre ero ammanettata sulla sedia hanno iniziato a mettere musiche dolci e lente, in modo che io mi addormentassi. Quando mi addormentavo l’interrogatrice mi picchiava sul volto. Mi diceva “Ti ho picchiato molto sul lato sinistro del volto, che ne dici se ti picchio su quello destro?” Come se si stessero divertendo nel torturarmi.

Io naturalmente ho rifiutato fin da subito l’interrogatorio militare, che non è altro che una forma di tortura inumana. Non viene garantito nessun diritto e non ci si può difendere.

Durante l’interrogatorio mi è arrivato il ciclo. Si sono rifiutati di fermare l’interrogatorio, il mio stato di salute era molto peggiorato, ero ammanettata e soffrivo di un dolore indescrivibile.

La mia esperienza è una piccola e banale esperienza rispetto a ciò che subiscono i/le prigionieri/e politici/che palestinesi.”

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