Mediterraneo orientale caos: Turchia aggressiva, Europa liberi tutti, Israele sempre ciò che gli pare

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/10/mediterraneo-orientale-caos-turchia-aggressiva-europa-liberi-tutti-israele-sempre-cio-che-gli-pare/

Remocontro Remocontro  10 Settembre 2020

 

«Quale posizione adottare davanti a un presidente turco che moltiplica le sfide, si mostra sempre più aggressivo e insulta quelli che dovrebbero essere i suoi alleati?». La domanda se la pone Pierre Haski, France Inter e Internazionale, ma compete/competerebbe all’Unione europea, oltre i modi di Erdoğan, trovare una soluzione equa e condivisa a proposito dei giacimenti di gas sottomarini.
Poi una riflessione interna ad Israele, su cosa accade nell’entroterra di quel mare, fronte Siria e diritti umani.

Muscoli o buon senso?

Recep Tayyip Erdoğan non è persona che induce alla moderazione, e oggi in Corsica, si svolge un vertice che riunisce attorno alla Francia gli altri sei paesi mediterranei dell’Unione alle prese con le ‘sfide navali’ nel mare di gas e petrolio orientale. «Una tappa di avvicinamento al Consiglio europeo previsto per fine settembre e in cui i 27 dovranno affrontare un tema simile, ovvero i rapporti con due autocrati che governano poco lontano dai confini europei, Putin ed Erdoğan», stuzzica Haski.

«In questa situazione è consigliabile mostrare i muscoli come fa la Francia nel mar Egeo? Oppure è meglio negoziare con Ankara, come suggerisce la Germania?». Ma la Germania con la Russia sul caso Navalny? Severità variabili a convenienza?

Crocevia di tensioni

«La Turchia di Erdoğan presenta una sfida particolare, perché si trova al crocevia tra diverse tensioni. Ankara costringe l’Europa a comportarsi da potenza in un momento segnato dall’eclisse americana». Ma l’Europa lo ha capito? La Turchia Nato, ex disciplinata, «oggi porta avanti il proprio gioco con forti spinte revansciste legate alla storia ottomana. In Siria, in Libia o in Palestina (dove il governo turco ha apertamente elogiato Hamas) Erdoğan si presenta come capofila dell’islam sunnita. Il presidente turco ha ormai deciso di voltare le spalle a un’Europa che giudica troppo debole e vulnerabile, dunque pensa di poter avanzare le proprie pedine».

Navi, aerei e debolezza politica

Sintesi. 1, la Turchia sta effettuando ricerche di giacimenti di gas in zone che non le appartengono ma che sono state definite quasi 100 anni dai poteri coloniali in proporzioni decisamente sproporzionate quando dal mare poteri ricavare soltanto del pescato. 2, la Francia ha deciso di alzare i toni inviando navi e aerei per sostenere la Grecia e Cipro ed evoca rappresaglie. Tre, dice Haski, «dobbiamo trovare il modo di favorire la prosperità comune senza tirare in ballo gli egoismi nazionali ereditati da una storia turbolenta. Ma tutti questi interrogativi, per il momento, non hanno ancora trovato risposta».

Stesso mare, lato terra, verso la Siria

‘Le vittime siriane dei raid attribuiti a Israele non interessano a nessuno’, denuncia Gideon Levy, decisamente ebreo israelita su Haaretz (sempre da Internazionale). «Sono le notizie più noiose e meno urgenti. La maggior parte dei giornali israeliani non si degna neppure di pubblicarle. Sono considerate alla pari di un autobus che precipita in un fiume in Nepal, delle vittime della guerra civile in Ciad o dei minatori intrappolati in Siberia». Analisi realistica di un giornalismo che prova ancora a inseguire valori alti. «Così funziona per le vittime dell’ennesimo attacco aereo israeliano in Siria. Chi ne ha sentito parlare? Chi ne sa qualcosa, a chi interessa? Chi ha la forza di approfondire la faccenda?».

Nel frattempo in Siria si muore a raffica

La sera di lunedì 31 agosto undici persone sono state uccise durante un’incursione nel sud della Siria, attribuita a Israele. La sera del 2 settembre Damasco ha riferito di un altro attacco. «Tre delle vittime erano soldati siriani e sette erano “agenti delle milizie iraniane”, il che automaticamente giustifica qualsiasi bombardamento». Anche una donna che abitava in un villaggio è rimasta uccisa, e suo marito ferito: ‘effetti collaterali’. «Ma sono cose che succedono, dopo tutto. Una donna che muore in Siria è proprio una non notizia». «Il sole sorge a est, Israele bombarda la Siria. Cosa c’è di poco chiaro? Cosa è necessario spiegare? Solo chi non capisce nulla o non sa nulla osa fare domande».

Immaginiamo di rovesciare le parti?

«Fintanto che a nessun soldato israeliano sarà torto un capello, non c’è niente d’interessante». «Provate a immaginare undici vittime israeliane, tre soldati e sette componenti di una milizia di coloni, morti in un attacco aereo siriano, in un rovesciamento di quello che è successo in Siria la settimana scorsa. Ne scaturirebbe una guerra. Ma undici siriani morti in un bombardamento israeliano, chi li conta?». «E continuerà finché Israele sarà in grado di farlo. Continuerà finché Israele non pagherà per i suoi attacchi». «La possibilità che Israele un giorno paghi un prezzo terribile per tutti questi atti di guerra non viene nemmeno preso in considerazione. È l’arroganza israeliana, che spesso paga. Spesso, ma non sempre».

L’arroganza che paga, spesso ma non sempre

‘Decisioni fatidiche come queste che non possono essere lasciate nelle mani di pochi politici, funzionari dei servizi segreti, piloti e generali, ammonisce Levy, ma potrebbe valere anche in Turchia e un po’ in Grecia, e anche a Parigi, lasciando perdere Washington in piena sindrome elettorale.

«Com’è possibile che, quando si parla di guerra e pace, chiudiamo gli occhi e ci abbandoniamo completamente tra le loro braccia? Continuate pure a bombardare. Ci fidiamo di voi. Andrà tutto bene».

Oppure, continuare ad esibire cannoniere, le mie più belle e più numerose e più cattive delle tue.

 

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