MEGLIO LANCIARE PALLONCINI CHE MORIRE IN SILENZIO

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/40086

31/08/2020

Questi giovani, schiacciati dall’occupazione israeliana e privati ​​dei loro diritti fondamentali, sentono ancora il bisogno di urlare contro i loro carcerieri. Vogliono fare rumore per non morire in silenzio.

Fonte: English Version

Ahmed Abu Artema  – The Electronic Intifada –  25 agosto 2020

Immagine di copertina: I palloncini incendiari non hanno nulla a che vedere con le armi mortali dell’arsenale israeliano.(Immagine di Ashraf AmraAPA)

Nelle ultime settimane è aumentata la tensione tra i palestinesi di Gaza e le forze di occupazione israeliane. Israele ha usato il lancio di palloni incendiari da parte di giovani palestinesi come pretesto per bombardare nuovamente Gaza.

Il rilascio dei palloncini è un gesto di protesta contro il modo in cui l’occupazione israeliana sta  procrastinando  l’applicazione dei suoi precedenti accordi con la resistenza palestinese. In base a quegli accordi, Israele si era impegnato ad allentare l’assedio di Gaza.

Questa procrastinazione ha causato il continuo deterioramento della salute e dei servizi pubblici di Gaza e della sua economia. Nel frattempo, il governo israeliano continua a controllare il movimento di merci e di persone dentro e fuori Gaza.

L’esercito israeliano ha risposto ai palloni incendiari effettuando dozzine di raid con jet F-16 di fabbricazione statunitense sui siti utilizzati dai combattenti della resistenza palestinese. Le forze navali israeliane, che assediano Gaza dal mare, hanno impedito ai pescatori di svolgere il loro lavoro e hanno sparato contro le loro barche.

Il governo israeliano ha anche chiuso l’unico valico attraverso il quale i beni commerciali entrano a Gaza. Questa chiusura ha portato all’arresto dell’unica centrale elettrica del territorio il che, a sua volta, significa che le famiglie a Gaza ricevono solo quattro ore di elettricità al giorno.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva  dichiarato pubblicamente che Israele avrebbe risposto ai palloni incendiari lanciati da Gaza nello stesso modo in cui r avrebbe risposto  ai razzi. Israele, a quanto pare, desidera continuare a rispondere con forza mortale ad atti di resistenza in gran parte simbolici, che fanno uso di materiali molto elementari.

Israele ha messo in pratica questa dichiarazione lanciando dagli F-16, per 13 notti consecutive, missili altamente distruttivi sulla densamente popolata Gaza.

I palloni incendiari non  possono minimamente paragonarsi alle armi sofisticate e moderne di Israele. I giovani attaccano semplicemente  degli stoppini ardenti ai palloncini e li rilasciano verso Israele.

I palloncini sono stati portati in Israele dal vento. Hanno causato alcuni incendi su terreni agricoli e, di conseguenza, hanno arrecato un piccolo danno all’economia israeliana.

Ma nessuno è stato ucciso o ferito a causa loro.

Costretti ad agire

Israele e i media filo-israeliani esagerano gli effetti di questa forma di resistenza, ignorando completamente le ragioni che la motivano.

Se si vuole capire perché i palloni incendiari sono stati lanciati da Gaza, è fondamentale tornare alle circostanze  per le quali i giovani palestinesi si sentono obbligati ad agire.

Molti giornalisti occidentali mi hanno chiesto più volte se i giovani che lanciano palloncini incendiari contraddicano i principi della Grande Marcia del Ritorno, ovvero la protesta  non violenta iniziata nel 2018.

Ho risposto chiedendo ai giornalisti di immaginare una persona chiusa in una stanza, senza accesso a cibo o medicine, mentre sta lentamente e silenziosamente morendo. La persona decide di picchiare alla porta della stanza con tutta la sua forza e la sua rabbia, gridando per la sua libertà e per il suo bisogno di sfuggire alla morte.

Il carceriere  arriva e dall’esterno e comincia a tenere un discorso, dicendo alla gente: “Guardate la barbarie di questo prigioniero. Non si comporta correttamente, perché dovrebbe bussare alla porta  con calma e  presentare le sue richieste in modo rispettoso”.

Non è giusto incolpare la vittima, preoccuparsi di  giudicare il suo comportamento. Evitando di affrontare la radice del problema, siamo distolti dal vero criminale, colui che ha messo un prigioniero in quelle condizioni disumane.

Qualunque cosa faccia un prigioniero che sente la morte avvicinarsi, il suo comportamento sarà in  linea con i principi di libertà e giustizia, anche se dovesse sfondare  la porta della cella.

Questa analogia  illustra il comportamento di Israele nei confronti dei palestinesi a Gaza. Israele ha  gonfiato il significato dei semplici palloni incendiari lanciati da gruppi di giovani palestinesi.

Israele ha cercato di ritrarre quei palloncini come una minaccia militare. In tal modo, ha cercato di ideare nuove “regole”.

In base a queste “regole”, Israele pensa di poter rispondere a rudimentali palloni con missili lanciati da aerei da guerra F-16.

Picchiare alle pareti del serbatoio

Israele non dice nulla sull’ambiente politico ed economico in cui crescono i giovani che rilasciano quei palloncini.

Questi giovani sono vittime di innumerevoli aggressioni israeliane.

I loro problemi sono iniziati prima che nascessero. Nel 1948, le loro famiglie furono espulse dai loro villaggi dalle forze sioniste.

Due terzi della popolazione di Gaza sono rifugiati provenienti da città e villaggi in quello che ora viene chiamato Israele.

Molti giovani palestinesi possono vedere i villaggi originari delle loro famiglie oltre il recinto che separa Gaza da Israele. Ma non possono raggiungerli.

Ciò offre alcune spiegazioni sui motivi  per cui i giovani rilasciano palloncini. I palloncini attraversano il confine e raggiungono quelle città e quei  villaggi che sono stati rubati ai palestinesi.

Sono stati fatti volare come protesta contro il furto della nostra patria.

Dopo le espulsioni del 1948, Israele ha commesso innumerevoli altri crimini. Questi includono l’occupazione, i massacri, le detenzioni di massa e la tortura dei palestinesi.

Hanno incluso anche un assedio che ha privato i palestinesi di Gaza dei diritti e delle necessità fondamentali. L’assedio ha minato la nostra economia, distrutto il mercato del lavoro e infranto i sogni dei giovani palestinesi di poter avere una vita dignitosa

I giovani di Gaza hanno picchiato contro i muri della prigione durante la Grande Marcia del Ritorno. Israele ha risposto sparando contro di loro, provocando morte e invalidità permanenti.

Questi giovani, schiacciati dall’occupazione israeliana e privati ​​dei loro diritti fondamentali, sentono ancora il bisogno di urlare contro i loro carcerieri. Vogliono fare rumore per non morire in silenzio.

Nel suo romanzo “Uomini nel Sole” , Ghassan Kanafani racconta la storia di tre palestinesi che intraprendono un pericoloso viaggio nascosti in un serbatoio  d’acqua. Dopo che gli uomini sono stati trovati morti dal loro autista, Kanafani chiede perché non hanno picchiato contro la parete del serbatoio.

Colpire le pareti di un serbatoio è meglio che soffocare.

Lanciare rudimentali  palloncini incendiari dalla Striscia di Gaza assediata è come  picchiare contro le pareti di un serbatoio d’acqua e rifiutarsi di morire in silenzio.

 

Ahmed Abu Artema è uno scrittore e ricercatore presso il Center for Political and Development Studies.Vive a Gaza ed è uno degli organizzatori della Grande Marcia del Ritorno.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina.org

Meglio lanciare palloncini che morire in silenzio

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