Meshaal (di nuovo) capo del politburo

admin | April 2nd, 2013 – 2:50 pm

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E’ ufficiale, a giudicare dal fatto che la notizia è stata pubblicata dai siti legati a Hamas. Khaled Meshaal è stato rieletto a maggioranza come capo dell’ufficio politico del movimento islamista palestinese. Lo ha deciso il consiglio della Shura riunito al Cairo, al l’hotel Intercontinental, in una votazione che – già dal punto di vista mediatico – mostra quanto siano diversi i tempi rispetto anche soltanto a due anni fa. Il consiglio della Shura di Hamas si riunisce in un albergo del Cairo, alla luce del sole, anche se la votazione avviene ancora secondo i canoni di segretezza del movimento.
Non sorprende, la rielezione di Khaled Meshaal, anche se lo stesso leader aveva fatto sapere che non si sarebbe ripresentato candidato. Spesso era capitato di sentire, dopo la sua uscita pubblica di qualche mese fa, che non era Meshaal a dover decidere se ricandidarsi. Toccava al movimento decidere chi avrebbe dovuto rivestire l’incarico. È, questa, una prassi solita, per Hamas: un militante, un dirigente viene scelto dal movimento, per rivestire un incarico. A lui sta solo la decisione di accettare o meno, ma non accettare non sarebbe visto di buon occhio.
Se questo, dunque, è la descrizione che dall’interno di Hamas si dà della propria struttura organizzativa, altro è il significato politico della rielezione di Meshaal. E il significato geopolitico. La riconferma di Meshaal per i prossimi 4 anni è la classica scelta dei tempi di transizione. Meglio continuare nella direzione seguita negli ultimi due anni, durante e dopo le rivoluzioni arabe, sembrano dire Qatar ed Egitto, vale a dire i due paesi più importanti nella definizione della politica palestinese. Meshaal, e assieme a lui lo stratega Moussa Abu Marzouq, assicura varie cose: anzitutto, assicura che Hamas consolidi l’alleanza con il fronte sunnita guidato dal Qatar, soprattutto riguardo alla questione siriana. Meshaal e Abu Marzouq sono stati coloro che hanno lasciato la Damasco di Bashar el Assad (alleato fondamentale di Teheran) per trasferirsi rispettivamente a Doha e al Cairo. Qatar ed Egitto hanno tutto l’interesse che questa linea politica sia non solo confermata, ma consolidata.
Meshaal è anche colui che ha firmato assieme a Mahmoud Abbas l’accordo di Doha sulla riconciliazione tra Fatah e Hamas, oltre un anno fa. È un documento che non si è realizzato, confermando che la riconciliazione è per ora un processo infinito, l’ennesima burocrazia dei ‘processi’ nel conflitto israelo-palestinese. Meglio, però, questa impasse di altre, in cui a pesare di più l’ala di Gaza, meno trattativista.
Da ultimo, ma non meno importante, c’è la questione del potere futuro dentro la ‘casa’ pubblica palestinese. Khaled Meshaal ha ancora una volta confermato, nell’ultima intervista rilasciata pochi giorni fa, che la sua mira è la guida dell’OLP. Un obiettivo di questo tipo significa due cose: la prima, che Hamas non ha smesso di puntare alla riforma di quello che tutti i palestinesi ritengono l’unico organismo che ha la legittimità di rappresentare tutto il popolo palestinese. La seconda, che l’islam politico arabo mira anche a ottenere il controllo di un altro paese, seppur virtuale, e cioè la guida della ‘casa’ palestinese rappresentata dall’OLP. Solo in questo modo anche Hamas otterrà quella legittimazione internazionale che ricerca almeno dal 2005.

Per saperne di più, ci sono le versioni italiana e americana del mio libro su Hamas (tutte le indicazioni bibliografiche sono sul questo blog).

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