Michael Sfard // COME SI DICE KU KLUX KLAN IN EBRAICO?

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2021/02/michael-sfard-come-si-dice-ku-klux-klan.html

 https://www.haaretz.com/…/.premium-how-do-you-say-ku…

Traduzione sintesi

Le milizie ebraiche generalmente attaccano di notte. Nella grande tradizione dei pogrom razzisti, quando cala la notte, bande di coloni mascherati scendono per le strade e nei villaggi della Cisgiordania alla ricerca dei ragazzi e delle ragazze della razza disprezzata. I loro membri bloccano le strade per effettuare “selezioni” e identificare le auto con targhe palestinesi in modo da poter attaccare i passeggeri. Assaltano case, frantumano finestre e appiccano fuochi.

Questo accade ogni notte da più di un mese, perché gli amici di Ahuvia Sandak – un cosiddetto giovane della collina che è stato purtroppo ucciso mentre era inseguito dalla polizia israeliana – hanno deciso che i palestinesi dovevano pagare per la sua morte. L’organizzazione per i diritti umani Yesh Din (di cui sono consulente legale) ha finora documentato 47 diversi attacchi notturni nelle ultime settimane che hanno causato notevoli danni alla proprietà e ferito almeno 14 persone. Centinaia di rivoltosi, pochi arresti. Recentemente una bambina di 11 anni è stata ferita alla testa nel suo villaggio, Madama, e sono stati lanciati sassi in faccia a un bambino di 5 anni sull’autostrada 60. Il  gruppo Yesh Din WhatsApp, di cui faccio parte, inizia a ronzare ogni sera intorno alle 19:00 o alle 20:00, con i rapporti preliminari dei ricercatori sul campo dell’organizzazione, dopo 30 o 60 minuti compare il  flusso di video clip e foto. Una famiglia i cui vetri sono stati rotti durante la cena, un autista palestinese quasi ucciso per strada, una macchina bruciata dai rivoltosi, ingorghi che impediscono ai lavoratori di tornare a casa dopo una giornata di lavoro.

Nello stesso momento in cui la violenza dei coloni inizia a crescere, iniziano i notiziari notturni,  ma  i notiziari israeliani non inviano i loro equipaggi nei villaggi palestinesi e nemmeno sull’autostrada 60, la principale arteria della Cisgiordania. Quando i giornalisti riferiscono delle rivolte dei battaglioni di suprematisti ebrei (e la maggior parte non lo fa), lo fanno molto brevemente, a meno che i rivoltosi non attacchino i poliziotti o ribaltino le auto di pattuglia. In quel momento ci saranno anche arresti di massa. Finché le vittime sono non ebrei, finché le case prese d’assalto non avranno una mezuzah sullo stipite della porta, le notizie flash avranno difficoltà a trasformarsi in un vero e proprio rapporto.

Ma le informazioni sono disponibili per chiunque sia interessato: negli account dei social media delle organizzazioni per i diritti umani o sui siti di notizie “di sinistra”, incluso quello di questo giornale, si possono vedere spaventose riprese video di passeggeri palestinesi che vengono colpiti da  sassi che rompono il loro parabrezza mentre guidano. 

Si possono vedere le foto delle case dopo che le bande ebraiche le hanno assalite, con frammenti di vetro sparsi in cucina e nelle camere da letto e le impronte insanguinate dei feriti che macchiano il pavimento.

Si possono anche trovare immagini di bambini feriti, di una ragazza con il naso gonfio e sanguinante, di un bambino, che frequenta l’ asilo, che piange in un’ambulanza della Mezzaluna Rossa, il viso del bambino è  sanguinante dove è stato colpito da una pietra.

E anche se faccio ogni sforzo per bandire questi pensieri dalla mia testa, le immagini di questi bambini e dei loro genitori evocano altre immaginiLo sguardo terrorizzato negli occhi di chi non ha un posto dove correre e probabilmente nessuno che lo protegga, mi ricorda immagini di altri luoghi e tempi. Immagini di ebrei. Altri ebrei. Immagini di finestre rotte di case e di negozi ebrei. Il solo pensiero che i discendenti di coloro che sono stati perseguitati in quei tempi siano passati dall’altra parte, dalla parte dei sassi lanciati e delle finestre in frantumi, quel pensiero fa gelare il sangue.

Sarebbe opportuno che tutti scoprissero se il cosiddetto esercito più forte del Medio Oriente non è in grado o non sta cercando di fermare questo Ku Klux Klan ebraico. In fin dei conti, è chiaro che, coloro che sono stati sottoposti all’occupazione israeliana, sono stati abbandonati alla crudeltà degli occupanti, a causa della debolezza dell’esercito e delle forze dell’ordine. I fatti sul campo mostrano che l’establishment della sicurezza non fornisce una protezione efficace, che le stazioni televisive israeliane riferiscono a malapena le notizie e e che la maggior parte degli israeliani – che non partecipa a questi attacchi e probabilmente si oppone persino ad essi – è semplicemente apatica.

La destra vincerà le prossime elezioni. I sondaggi di opinione pubblica danno l’impressione che, da un punto di vista politico, questa sia un’elezione per il Consiglio di Giudea e della Samaria. I media si concentrano sulle differenze interne riguardanti l’atteggiamento nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu, ma al di là di questa disputa su una persona specifica (che è indubbiamente importante e ha conseguenze reali) – la verità deve essere detta: quando si tratta del conflitto israelo-palestinese, la destra colonialista ha creato una rete di partiti che sono cloni ideologici.

Questa è una mossa brillante. Come un monopolio che crea filiali mascherate da concorrenti, che prendono i soldi dei consumatori stufi del marchio leader. Ahimè, i soldi finiscono nella stessa tasca: quella della perpetuazione dell’occupazione, quella che nega i diritti agli occupati, promuove l’annessione e l’apartheid. Non c’è da meravigliarsi che nessuno dei leader dei partiti “alternativi” si sia strappato le vesti  o abbia  indossato il sacco e la cenere alla vista di compagni ebrei che assaltano brutalmente le persone occupate inermi. Gideon Sa’ar, Naftali Bennett, Avigdor Lieberman (non ha senso nemmeno menzionare Bezalel Smotrich, che una volta ha invitato la sua marmaglia a bloccare le strade ai palestinesi) – non osate dire più tardi che “le nostre mani non hanno versato questo sangue.”

Silenzio significa abbandono. Il tuo silenzio è ascoltato da poliziotti, soldati, ufficiali, giornalisti e dall’intero pubblico israeliano.

https://archive.is/ichO6

 

 

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