Migranti. BAMBINO NASCE DURANTE NAUFRAGIO. VERRA’ PORTATO NELLE PRIGIONI LIBICHE

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tratto da: Avvenire.it

Nello Scavo venerdì 26 giugno 2020

Barcone alla deriva da un giorno. In zona navi militari di diversi Paesi e una fregata italiana antisommergibili. Nessuno interviene, catturati dai guardacoste di Tripoli

L’allerta ai naviganti lanciata dall’Italia. Che lascia intervenire i libici

Un bambino è nato a bordo, mentre il gommone con 40 persone (90 secondo altre segnalazioni) è alla deriva nell’area di ricerca e soccorso libica. Il coordinamento dei soccorsi di Roma ha inviato un messaggio di allerta a tutti i vascelli in zona, chiamati a deviare la rotta per raggiungere i migranti e soccorrerli. Tra le navi più vicine, assetti militari di vari Paesi.

L’agenzia Onu per i migranti (Oim) ha confermato dal quartier generale di Ginevra che oltre alla donna con il neonato, a bordo c’erano 6 cadaveri, tutti riportati in Libia. Nel quadrante operano abitualmente le navi della Marina italiana dispiegate nell’operazione “Mare Sicuro”. Poiché non sono rintracciabili sulle piattaforme web aperte al pubblico, non è dato sapere quanto distassero dal barcone alla deriva.

Fonti di Avvenire vicine ai vertici militari hanno confermato “la presenza nell’area del caso, nel tardo pomeriggio di ieri, di una fregata antisommergibile della Marina Militare italiana”. Secondo le fonti la nave italiana avrebbe potuto raggiungere il barcone in meno di tre ore dall’Sos lanciato dalla Guardia costiera da Roma, ben prima della motovedetta libica. Ma l’ordine non è stato dato.

La Libia non è riconosciuta come porto sicuro di sbarco, un eventuale soccorso da nave militare estera con trasbordo dei migranti su una motovedetta libica o, peggio, con sbarco a Tripoli, avrebbe esposto le autorità di questi Paesi alla violazione del principio internazionale di “non respingimento”. Ed è anche per questo che nessuno è intervenuto, attendendo che a muoversi fosse la cosiddetta guardia costiera libica, che in serata ha annunciato di dirigersi verso il gommone.
La Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, in pattugliamento nel Mediterraneo centrale, “ha ricevuto alle 12:22 di oggi un messaggio di Sos inviato da Watch The Med – Alarmphone a tutte le Autorità competenti per l’area, riguardante un gommone nero – si legge in una nota – in difficoltà con a bordo circa 95 persone, di cui 8 bambini e 20 donne, una delle quali pare abbia partorito durante la navigazione”. Risultano partiti alle 22,30 di giovedì dalla località libica di Al Khoms e “si trovano 50 miglia a Est di Misurata, alla deriva col motore in avaria, a circa 80 miglia dalla nostra attuale posizione”. Pur spingendo al massimo i motori la nave umanitaria italiana ci avrebbe messo dieci ore a raggiungere la posizione segnalata. Ma è probabile che a quel punto i profughi siano già stati catturati e riportati nei campi di prigionia. Compreso il neonato che come altri bambini sarà gettato con la mamma nel girone infernale delle vite a perdere.

Quando oramai è notte fonda arriva la conferma. Alle 23:18 una motovedetta della cosiddetta “Guardia costiera libica” ha completato l’operazione di intercettazione e cattura di “oltre 70 persone” tra cui donne e bambini piccoli a bordo del gommone segnalato da Watch The Med – Alarmphone 52 miglia a Nord est di Misurata.

“La nostra Mare Jonio ha offerto la propria disponibilità ad imbarcare i naufraghi su un assetto più sicuro, che poteva garantire cure medico-sanitarie adeguate. I miliziani libici si sono rifiutati”, spiegano da Mediterranea. Da Tripoli, nessuna risposta.

“Nessuno dovrebbe essere riportato in Libia”, ha ribadito Carlotta Sami, portavoce di Unhcr-Acnur, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Soprattutto chi ha subito “il destino crudele di nascere dalla disperazione e in mezzo al mare. I naufraghi sono esseri umani non vuoti a perdere”.

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