Migranti, Bartolo a TPI: “Con bocciatura della risoluzione pro-Ong abbiamo sepolto diritti umani in fondo al Mediterraneo”

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tratto da: TPI NEWS

 

Il medico di Lampedusa commenta con TPI l’astensione del Movimento Cinque Stelle nel voto sulla risoluzione riguardante le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo

Di Anna Ditta

Pubblicato il 25 Ott. 2019 

“La politica non può giocare sulla pelle delle persone, di coloro che rischiano di morire ogni giorno nel Mediterraneo. Questo è inaccettabile, ci sono rimasto molto male”. Pietro Bartolo, europarlamentare Pd e vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), parla a TPI all’indomani della bocciatura da parte del Parlamento europeo della risoluzione sulle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, soprannominata “pro-Ong”. A consentire la bocciatura del provvedimento è stata anche la scelta di astenersi degli europarlamentari M5S.

On. Bartolo, lei ha parlato di un “colpo basso” del Movimento Cinque Stelle. Come si è spiegato la loro astensione?

Si sono giustificati dicendo che un emendamento da loro proposto non è stato approvato, ma in realtà è caduto perché è stato votato prima un altro emendamento dei Verdi. Penso che comunque avrebbero potuto votare a favore della risoluzione, che prevedeva l’istituzione di un servizio europeo di ricerca e soccorso in mare insieme alle guardie costiere di tutti gli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo, la possibilità di intervento per le navi delle Ong più vicine, quindi l’apertura dei porti, ma anche il ricollocamento automatico in tutti gli Stati, che sarebbe stata una grande vittoria.

Un’occasione persa?

Sì, e dopo mesi di intenso lavoro. Con questa bocciatura abbiamo sepolto lo Stato di diritto e i diritti umani in fondo al Mediterraneo. La destra l’ha avuta vinta e la responsabilità è anche dei Cinque Stelle. Tuttavia riconosco che non è esclusivamente loro, anche alcuni parlamentari socialdemocratici si sono astenuti e quattro hanno votato contro. Anche gli italiani del Ppe, tutto questo è stato davvero un brutto colpo.

Ma non ci abbattiamo, ricominceremo a lavorarci da domani. Lo farò personalmente, insieme ad Aguilar, presidente della Commissione LIBE

Pensa che dal Movimento Cinque Stelle sia quella discontinuità che il Pd aveva chiesto prima di dar vita al nuovo governo?

Pensavo che governando insieme in Italia si riuscisse a fare qualcosa insieme anche in Europa. Non mi aspettavo questo strappo. Sa, a me non interessa dal punto di vista politico, a me importa solo che questa gente potesse essere salvata. È triste e terribile: fino a due settimane fa le persone sono morte vicino a Lampedusa, e noi cosa facciamo? Bocciamo questa risoluzione. L’Europa è stata fondata su alcuni diritti umani, come l’eguaglianza, la solidarietà. I nostri padri si sono basati su questi principi e hanno fondato la più grande istituzione che si potesse pensare. Disattendere a questi principi adesso vuol dire essere fuori dalla grazia di Dio.

Entro il 2 novembre l’Italia dovrà decidere se rinnovare gli accordi con la Libia.

Dopo tutto quello che è uscito fuori, con la recente inchiesta di Nello Scavo su Avvenire, mi sembra che non abbiamo fatto un’ottima scelta. Sin dal primo momento, stringere questo accordo è stato un atto scellerato, che io non ho mai condiviso. Significava tenere queste persone nei lager, in campi di concentramento dove vengono torturati, violentati, uccisi. Fino a quattro mesi fa ero a Lampedusa a visitare queste persone, so quello che ho visto.

Dopo questi accordi i politici italiani si sono vantati di aver ridotto i flussi migratori dell’80 per cento, hanno detto che meno persone partono e meno ne muoiono. Ma questo non è vero, non essendoci le Ong in mare, in percentuale ne sono morti molti di più. Inoltre, che fine ha fatto questo 80 per cento? È rinchiuso in quelle carceri.

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Anche lo stesso Pd è diviso sulla possibilità di rinnovare gli accordi.

Ultimamente c’è stata una protesta su questo, di una parte del Pd. Spero che anche alla luce dei fatti e dell’inchiesta di Avvenire, si decida piuttosto di evacuare quei campi e andare a liberare tutta quella gente. È un paese in guerra e ancora ne parlano come di un paese sicuro. Ma smettiamola. Tutto questo lo sconteremo, ci sarà una nuova Norimberga e poi vedremo chi pagherà il conto di questo genocidio disumano.

Se dovesse scommettere sul rinnovo o meno degli accordi con la Libia cosa sceglierebbe?

Non lo so ma spero che non lo facciano. Se dovessero rinnovare protesterò con forza, non so cosa farò ma non starò zitto. Vogliamo nasconderci dietro un dito ma tutti sappiamo quello che succede. Parliamo di accordi con questo Bija, con i miliziani, con la guardia costiera libica, che abbiamo visto cosa fanno quando riportano queste persone indietro. E noi abbiamo dato loro pure le motovedette.

Dal suo post su Facebook dopo la bocciatura della risoluzione trapela la sua amarezza. Si è pentito della scelta di candidarsi?

Non mi sono certo candidato perché sono un politico, io. Fino a quattro mesi fa facevo il medico a Lampedusa. So io quello che ho visto: l’orrore, i bambini morti: cosa ne loro che parlano dalle loro poltrone comodissime, con la pancia piena, le cravatte.

Chi ha votato contro non sa neanche di cosa sta parlando, non sa come è fatto un migrante, è spaventato da tutte queste bugie, dall’invasione, dal terrorismo, dalle malattie. Quando invece stiamo parlando di uomini, donne, bambini. Parlano di flussi, ma le persone sono un flusso? Sono persone con un nome e un cognome come noi. E anche a noi potrebbero succedere certe disgrazie, sono già successe, però ce ne siamo dimenticati.

Comunque non mi pento di essermi candidato, io ci credo. Da lì, dall’Europa, devono partire le soluzioni. Non c’è altro da fare. Dalla buona politica, che ha il cervello ma anche il cuore, perché lì è stata fondata l’Europa.

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