Migranti. Disperati e invisibili, la tragedia continua sulla rotta per le Canarie

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ratto da: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-rotta-atlantica-spagna-tragedia-continua

Paola Del Vecchio, Madrid mercoledì 21 luglio 2021

Spagna, la denuncia della Ong “Caminando Fronteras”: oltre 2mila persone morte o scomparse. Balzo del 526% rispetto a un anno fa. «Mai così male da 14 anni, si sta normalizzando una strage»

Disperati e invisibili

Disperati e invisibili – Ansa

Sono invisibili, nemmeno numeri, e le loro vite sarebbero semplicemente cancellate, ingoiate dal mare, se non fosse per chi si impegna a salvarle o a documentarne la scomparsa. Almeno 2.087 persone, tra cui 341 donne e 96 bambini, sono morte o desaparecidas nel tentativo di raggiungere la Spagna nei primi sei mesi dell’anno: un numero quasi pari a quello dell’intero 2020. E con un incremento del 526% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

È il bilancio “catastrofico” stimato dall’Osservatorio dei diritti alla Frontiera della Ong “Caminando Fronteras” sulla base delle chiamate di Sos ricevute dalle imbarcazioni o di quelle dei familiari alla ricerca dei congiunti dispersi, incrociando i dati con le fonti ufficiali delle comunità migranti. «Siamo profondamente preoccupati. Sono le cifre peggiori registrate da 14 anni, da quando è cominciato il monitoraggio. Si sta normalizzando la strage» ha denunciato Helena Maleno, attivista e portavoce della Ong. Da gennaio, sono state almeno 80 le tragedie in mare. Anche se, delle oltre 2mila vittime dei naufragi, solo 87 corpi – fra i quali 11 donne e altrettanti bambini – sono stati recuperati. Sono il 4% del totale, mentre il 96% risulta disperso.

Erano originari di 18 Paesi: Marocco, Algeria, Mauritania, Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Gambia, Costa d’Avorio, Camerun, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Burkina Fasu, Comore, Siria, Bangladesh, Pakistan, Yemen e Sri Lanka. «Sono vittime di omicidio e non è una metafora: le condizioni che affrontano, soprattutto sulla rotta delle Canarie, comportano una morte quasi certa» ha assicurato Teodoro Bondyale. segretario della Federazione di Associazioni africane alle Canarie, durante la presentazione del rapporto.

«Si interrano le persone senza sapere chi sono. Molti cadaveri non si sa dove siano, i familiari cercano i propri cari senza sapere se sono stati salvati o se si sono perduti per sempre nell’oceano» ha spiegato il sacerdote José Antonio Benitez, membro dell’associazione per i migranti “Elín” e segretario diocesano di Migrazioni delle Canarie.

Ancora una volta la rotta atlantica si conferma la più letale, con 1.922 vittime in 57 naufragi, anche se sono solo 61 corpi recuperati. Seguita da quella del mare di Alborán (93 morti), da quella dello Stretto di Gibilterra (36 morti) e dalla rotta algerina (26 vittime). L’aumento della mortalità non è solo dovuto all’incremento degli sbarchi – più 157% alle Canarie rispetto al primo semestre 2020, secondo i dati del ministero degli Interni – ma anche all’utilizzo di imbarcazioni sempre più precarie.

Soprattutto gommoni, «impreparati per affrontare l’oceano e condotti da persone senza esperienza che smarriscono più facilmente la rotta», ha spiegato l’attivista Helena Maleno. Fra le cause che hanno contribuito all’inaccettabile escalation di perdite, con un numero sempre maggiore di donne e bambini, la Ong indica anche la crisi diplomatica fra Rabat e Madrid, che non ha avuto come unico scenario l’enclave di Ceuta, con l’arrivo a maggio di circa 10mila migranti. Ha spostato le basi di partenza dei viaggi della speranza dalla costa del Sahara occidentale, occupato dal Marocco, alle zone di Dajla ed El Aajún, e più a sud, moltiplicando i rischi per le maggiori distanze.

Per cui “Caminando Fronteras” denuncia «l’utilizzazione della vita dei migranti a scopo di ricatto politico da parte di entrambi i Paesi». Ed esige «azioni immediate dei Paesi coinvolti – Spagna, Marocco, Mauritania e Algeria – con una riunione urgente di alto livello per frenare il massacro». Oltre 23mila migranti sono sbarcati nell’arcipelago nel 2020, rispetto ai 2.019 dell’anno precedente. Fra gennaio e giugno scorsi 6.952 persone, oltre il triplo dello stesso periodo di un anno fa, in una crisi umanitaria che ha messo a dura prova le infrastrutture e la capacità di accoglienza delle isole.

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