Migranti. IL DIETROFRONT DI SALVINI: «LIBIA PAESE INSICURO»

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Nello Scavo sabato 25 maggio 2019

Aumentano gli arrivi e i morti: a maggio 700 migranti hanno raggiunto le nostre coste. Oltre 500 i morti. L’Onu: «Il numero effettivo di chi ha perso la vita in mare è probabilmente molto più alto»

Tornano a crescere gli sbarchi di migranti. A maggio gli arrivi sulla Penisola sono triplicati: 700 persone in tre settimane, mentre ha sfondato quota 500 il numero di morti in mare. Ma sugli interventi di salvataggio c’è un nuovo giallo, che stavolta coinvolge la Marina militare. Tanto più che ieri, per la prima volta, Matteo Salvini ha fatto dietrofront, ammettendo che «adesso la Libia è un porto insicuro, instabile, ed è un problema non solo sul fronte immigrazione».

Parole che confermano le valutazioni espresse ufficilamente dal governo e che nei fatti impongono all’Italia la necessità di salvare i migranti e non respingerli verso la Libia, come invece viene chiesto da Salvini con le sue direttive alle Ong. Trattandosi di «porto insicuro», ogni mancato salvataggio e ogni respingimento, configura secondo le convenzioni internazionali, un crimine contro l’umanità perseguibile dalla Corte penale dell’Aja.

Nei primi venti giorni di maggio, perciò, si conta la metà del numero totale degli sbarchi del 2019: 202 arrivi a gennaio, 60 a febbraio, 262 a marzo, 255 ad aprile, 700 a maggio, in totale 1.482 stranieri. Per avere un’idea della reale situazione in Libia, bisognerebbe però sommare il numero delle persone intercettate in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica. Ieri, ad esempio, a fronte di 57 migranti arrivati a Lampedusa, quasi 300 sono stati riportati nelle prigioni libiche. Proporzioni ancora più pesanti se si pensa a quanti non si salvano.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) i decessi registrati sulle tre principali rotte del Mediterraneo nei primi 142 giorni del 2019 sono saliti a 512, pari ad oltre la metà dei quasi 1.000 decessi registrati a livello mondiale. Sulle vittime, però, l’Oim ribadisce che si tratta di stime al ribasso,«date le difficoltà per disporre e raccogliere informazioni, il numero effettivo di persone che hanno perso la vita sulle numerose rotte della migrazione è probabilmente molto più alto». Nel 2019, riferisce la nota dell’Oim, 19.830 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare, circa il 30% in meno rispetto ai 28.325 arrivati nello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli arrivi in Spagna (7.666) e in Grecia (9.430) rappresentano l’86% di tutti gli arrivi in Europa via mare. Al 22 maggio scorso in Italia erano stati registrati 1.361 persone sbarcate, a Malta 393 e a Cipro 980. Numeri a cui sfuggono quanti approdano grazie agli «sbarchi fantasma» e fanno poi perdere le tracce. A livello mondiale, i decessi registrati dall’Oim dall’inizio dell’anno sono 999. Dal 2014 l’agenzia Onu ha registrato 31.947 morti. Mentre nulla si sa di un centinaio di migranti che sarebbero stati soccorsi da un cargo diretto a Malta, restano però aperti i dubbi su quanto avvenuto giovedì, quando l’aereo di Sea Watch ha avvistato migranti alla deriva e diverse persone cadute in acqua. In quel momento, secondo quanto si legge nel diario di bordo dei piloti del velivolo Moonbird, una nave della Marina militare italiana si trovava a 25 miglia dai migranti. Si tratta della ‘Comandante Bettica’, un mezzo che può raggiungere facilmente i 25 nodi (25 miglia orari) e dunque in meno di un’ora, secondo la ricostruzione di Sea Watch, avrebbe potuto raggiungere e soccorrere i migranti. Dopo svariate telefonate a cui la cosiddetta Guardia costiera di Tripoli non ha mai risposto, alle 14.22 (ora italiana) Moonbird inviava diverse email di allerta.

Secondo i piloti la nave italiana era già stata informata, come provano anche i contatti radio tra Sea Watch e la Bettica, che nel frattempo si allontanava dalla posizione indicata per il soccorso. «Nave Bettica si trovava a 80 chilometri di distanza», replica invece la forza armata senza però precisare né mostrare la rotta seguita. «Subito – precisa la Marina – è stato fatto decollare l’elicottero per fornire supporto », ma «una volta giunto sul posto, in zona Sar libica, il velivolo ha constatato che era già intervenuta una motovedetta di Tripoli». Qualcosa non torna. La motovedetta libica arriva sulla scena alle 16.09, oltre due ore dopo l’allarme. Se davvero la Bettica si fosse trovata a 80 chilometri di distanza, l’elicottero, ci avrebbe impiegato poco più di 15 minuti a raggiungere i migranti.

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Migranti. Il dietrofront di Salvini: «Libia Paese insicuro»

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