Migranti. Nuove stragi in mare, blackout sulle chiamate di soccorso

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Nello Scavo mercoledì 7 novembre 2018

Nel 2018 le vittime sono oltre 2.000. E dalla Libia continuano a salpare

 

Un gommone di migranti in un’immagine d’archivio (Ansa)

Seicento persone soccorse in cinque imbarcazioni: 17 morti e una ventina di dispersi, per un totale di oltre 2.000 vittime nel 2018. Dal Mediterraneo i migranti continuano a salpare, e a morire ancora. L’utlima strage resa nota è avvenuta ieri nel mare di Alboran: 13 corpi sono stati recuperati da due imbarcazioni, mentre altri 80 profughi sono stati salvati. In un’altra operazione la Guardia Civil spagnola ha recuperato altri quattro corpi a poca distanza dalla costa andalusa: 22 le persone invece salvate. I numeri smentiscono chi sostiene che le partenze dal Maghreb e dalla Libia siano diventate una rarità.

«Circa 100 mila richiedenti asilo e migranti – dichiara l’Alto commissariato Onu per i rifugiati – hanno raggiunto le coste europee nel 2018, segnando un ritorno ai livelli precedenti al 2014». A settembre, una persona ogni otto ha perso la vita. Più di 48.000 persone sono arrivate in Spagna via mare, rispetto alle circa 22.000 in Italia e alle 27.000 in Grecia, ma il più alto numero di morti si registra nella direzione delle nostre coste. La riprova che la ridotta capacità di soccorsi e l’espulsione delle navi umanitarie non ha fatto altro che aumentare le stragi.

L’unica nave civile di soccorso presente è la ‘Mare Jonio’, dell’italiana operazione Mediterranea, a bordo della quale si trovano anche operatori della spagnola Open Arms e dell’ong tedesca Sea Watch. Ieri nel corso della navigazione Mediterranea ha avuto notizie non ufficiali circa la presenza di due barconi salpati dalle coste libiche di Zuara. Ancora una volta nessun allarme era stato lanciato dalla Guardia costiera libica via radio.

La partenza dei gommoni è stata confermata in serata dal ministro Danilo Toninelli: «Oggi 320 persone (Salvini aveva parlato di 280, ndr) soccorse dalla Guardia Costiera libica», e altri 146 naufraghi «recuperati da navi maltesi». Segno che vi è una linea diretta tra le autorità marittime dei vari Paesi, ma che le operazioni vengono nascoste perfino ai naviganti (come le navi mercantili) che potrebbero concorrere al salvataggio di vite umane.

L’alto commissariato Onu in una nota da una parte riconosce che entro le 12 miglia la Guardia costiera libica è legittimata a intervenire, dall’altro «ribadisce che le persone soccorse in acque internazionali – vale a dire oltre le 12 miglia nautiche dalle acque territoriali della Libia – non dovrebbero essere riportate in Libia, che non offre le necessarie condizioni di sicurezza». Perciò viene espressa «seria preoccupazione per le restrizioni legali e logistiche imposte» alle Ong , che hanno avuto come «effetto cumulativo l’assenza totale nel Mediterraneo centrale di imbarcazioni di Ong preposte alla ricerca e soccorso».

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Migranti. Nuove stragi in mare, blackout sulle chiamate di soccorso

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