Militesente

27 novembre 2011  ore 18.22

 

Amira Hass

È una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz e ha una rubrica su Internazionale.

Il venerdì sera e il sabato non ci sono molti ristoranti aperti a Gerusalemme ovest. Ma le cose sono comunque molto diverse rispetto a quando ero bambina.

Allora una calma sacra avvolgeva la città il venerdì pomeriggio e per tutto il sabato, e i simboli della vita terrena come i negozi, i ristoranti e i cinema chiudevano per rispetto al comando religioso di non lavorare il settimo giorno: Dio, come ricorderete, creò il mondo i sei giorni, e il settimo si riposò. Il rispetto del sabato era una delle condizioni imposte dai partiti religiosi per entrare a far parte di qualsiasi coalizione di governo.

Nel corso degli anni la morsa dei comandamenti religiosi si è allentata. Dopo Tel Aviv, anche Gerusalemme ha osato offrire ai suoi abitanti laici la possibilità di divertirsi durante il giorno sacro del riposo.

In passato le famiglie ortodosse, specialmente quelle nella diaspora, venivano assistite durante il sabato dai goyim, dei non ebrei che si occupavano di svolgere quelle attività che non potevano essere rinviate. Oggi gli osservanti possono contare sulla tecnologia: ascensori automatici (per esempio negli ospedali) che si fermano automaticamente a ogni piano, o un sistema automatico di illuminazione che spegne le luci il venerdì sera. Per non parlare del riscaldamento elettrico.

Naturalmente il ristorante italiano che si trova nel quartiere dove sono cresciuta non ha bisogno di niente di tutto questo. In un freddo venerdì sera sono stata accolta da un cartello sulla porta d’ingresso. Il ristorante cercava camerieri “con esperienza e servizio militare svolto”. “Servizio militare svolto” è un eufemismo comune per dire “solo ebrei”.

Ho recitato la parte dell’ingenua e ho chiesto al capo cameriere (il proprietario era assente) cosa intendesse con “servizio militare svolto”. “Persone mature”, mi ha spiegato. Quando ho insinuato che significasse “niente arabi” ha negato con decisione. Scommetto che una bionda matura, con esperienza e non ebrea (naturalmente anche senza un passato nell’esercito) sarebbe assunta immediatamente.

Traduzione di Andrea Sparacino.

http://www.internazionale.it/opinioni/amira-hass/2011/11/27/militesente/

 

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