Minneapolis, e l’America si scopre razzista violenta e bugiarda

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tratto da: REMOCONTRO

Remocontro Remocontro  29 Maggio 2020

 

 

Afroamericano ucciso da polizia, rivolta in Usa: ‘stato emergenza’ a Minneapolis, 30 arresti a New York. La condanna dell’Onu. Barricate, incendi e vetrine infrante. La protesta arriva a Los Angeles e tra gli atleti della Nba. L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani: “Questa è l’ultima di una lunga lista di uccisioni di afroamericani disarmati”

«…I can’t breathe…», Non riesco a respirare …  

La ultima parole di Geoprga Floyr prima che la voce gli si strozzasse in gola assieme al respiro. Le ultime parole e l’inizio della rabbia. Rabbia esplosa dopo la diffusione lunedì del video che ha registrato gli ultimi istanti di vita di George Floyd, 47 anni, morto con le mani legate dietro la schiena e la faccia sul marciapiede mentre il ginocchio di un poliziotto bianco, gli stritolava il collo e l’ultimo respiro mentre tre colleghi guardavano.

«Il video, subito virale, è andato a ingrossare la sempre più voluminosa documentazione audiovisiva di uomini neri pestati e uccisi dalle forze dell’ordine», denuncia Luca Celada dagli States.

Dopo, rabbia e violenza contro violenza

Dopo, l’indignazione, la rabbia e la protesta che prende presto la strada della violenza contro la polizia e le cose che più rappresentano l’attuale società americana. I manifestanti hanno eretto barricate per le strade, infranto vetrine, appiccato numerosi incendi. I reparti antisommossa hanno riposto con lacrimogeni, granate stordenti, cariche e proiettili di gomma. «Nell’America stremata dai rancori e dall’astio esasperati dalla Casa bianca, l’uccisione di Floyd ha fatto riesplodere violentemente la questione razziale».

Se era bianco era vivo o il poliziotto in galera

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ieri aveva denunciato, «Se Frey fosse stato bianco sarebbe vivo» (https://www.remocontro.it/2020/05/28/afroamericano-ucciso-dalla-polizia-il-sindaco-di-mineapolis-fosse-stato-bianco-sarebbe-vivo/), ora chiede una rapida procedura penale contro i responsabili. «Come è possibile che l’uomo che ha ucciso George Floyd non sia in prigione? – ha chiesto Frey su Twitter – Se aveste fatto lo stesso voi, o l’avessi fatto io, a quest’ora saremmo dietro le sbarre».

Suprematisti bianchi e America Far West

Fermate gli omicidi degli afroamericani da parte della polizia, è l’appello agli Stati Uniti dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, elencando alcune delle vittime recenti, da Breonna Taylor a Eric Garner, il venditore di sigarette strangolato dai poliziotti a Staten Island nel 2014, o Philando Castile , 2016 a St Paul crivellato con sette colpi mentre mostrava con mani aperte di non essere amato.  Poliziotto giustiziere assolto. Il caso Floyd arriva solo un paio di settimane dopo la diffusione di un altro macabro video che documenta l’uccisione di Ahmaud Arbery. Il venticinquenne afroamericano stava facendo footing a Satilla Shores, località benestante vicino Savannah, Georgia, dove le languide mangrovie ricordano piantagioni Southern Gothic. Un video caricato in rete tre settimane fa rimanda invece ai linciaggi del vecchio Sud: due uomini a bordo di un pickup inseguono il giovane. Lo affiancano, uno dei due salta dal pianale e affronta l’uomo con una carabina. Quando questo reagisce, parte un colpo a bruciapelo e Arbery stramazza senza vita.

Polizia violenta giustizia complice

«Pensavamo fosse un ladro e lo volevamo arrestare», avevano dichiarato. Solo l’indignazione seguita al video ha provocato il loro arresto (uno è consulente del procuratore locale) e l’apertura di un’inchiesta federale. «Per entrambi i casi si dovrà ora attendere l’esito delle inchieste per sapere se potrà esserci giustizia», ci ricorda scettico Luca Celada. Sul caso Floyd indaga l’Fbi, e il dipartimento di Giustizia l’ha definita «una priorità».

Dimenticandosi di dire che gli omicidi di polizia impuniti sono un migliaio circa all’anno. Mentre i neri muoiono di Covid-19 a un tasso triplo di quello dei bianchi.

Ma Trump si occupa di Twitter

Twitter su Minneaplis minaccia l’invio della Guardia nazionale e poi si occupa d’altro. Prioprità Twitter, il nemico del momento, Twitter che censura Trump, segnalando alcuni dei suoi cinquettii come fake News, e il presidente Pinocchio non smentisce le presunte bugie ma dichiara guerra. Twitter ha giustificato l’intervento come obbligato perché i messaggi «contengono informazioni potenzialmente fuorvianti sui processi di voto». Un vero e proprio schiaffo per l’inquilino della Casa Bianca che ha fatto di Twitter la sua principale piattaforma elettorale. «Twitter sta interferendo nelle elezioni e io come presidente non consentirò che accada», la replica sempre muscolare di Trump, «Regolamenteremo fortemente le piattaforme social o le chiuderemo».

Il voto nero o arrabbiato che fa paura

I repubblicani temono che facilitare l’accesso al voto aumenti la partecipazione delle minoranze, che tradizionalmente preferiscono i candidati democratici. E ora la rivolta non solo delle minoranze che da Minneapolius minaccia di estendersi a tutti gli States

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Minneapolis, e l’America si scopre razzista violenta e bugiarda

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