Mio nonno Nelson Mandela combatté l’apartheid. Io vedo le inquietanti somiglianze con Israele

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C’è voluto uno sforzo internazionale per porre fine al razzismo istituzionalizzato nel mio Paese – ora deve succedere di nuovo, per il popolo palestinese

Nkosi Zwelivelile – 11 ottobre 2018

Foto di copertina:  Parenti del dodicenne Faris Hafez al-Sarasawi al suo funerale. Faris è stato ucciso dai soldati israeliani durante la “Grande Marcia del Ritorno” a Gaza, nell’ottobre 2018. Fotografia: Agenzia Anadolu / Getty Images

Mio nonno, Nelson Rolihlahla Mandela, avrebbe compiuto 100 anni quest’anno. Il mondo ricorda il centenario della sua nascita e celebra la sua leadership nella lotta per porre fine all’apartheid in Sudafrica. Ma mentre il mio Paese è ormai da tempo libero dal dominio delle minoranze razziste, il mondo non è ancora libero dal crimine dell’apartheid.

Come Madiba e Desmond Tutu prima di me, vedo le inquietanti somiglianze tra le leggi e le politiche razziali di Israele nei confronti dei Palestinesi e l’architettura dell’apartheid in Sud Africa. Noi sudafricani sappiamo riconoscere l’apartheid quando lo vediamo. In effetti, molti riconoscono che, per certi aspetti, il regime di oppressione israeliano è anche peggio.

L’apartheid è definito nel diritto internazionale come un “regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e dominio da parte di un gruppo razziale su qualsiasi altro”. Si tratta di rapporti di potere razziale diseguali sostenuti da leggi ingiuste intese a negare ai gruppi oppressi i loro diritti.

 La storia giudicherà i governi che non rispettano i diritti umani e il diritto internazionale.

Anche prima che Israele approvasse la sua “legge dello Stato Nazione” (stabilendo che solo gli Ebrei hanno il diritto all’autodeterminazione) era facile vedere, per chiunque fosse disposto a guardare, che il governo del paese stava commettendo il crimine di apartheid. Il suo muro di segregazione, i comitati di ammissione discriminatori, i sistemi delle carte d’identità, le strade costruite per i coloni che non sono accessibili ai Palestinesi e la frammentazione  in bantustan della Cisgiordania hanno svelato l’arcano..

La legge dello Stato Nazione ha reso questa realtà innegabile. L’apartheid è il contesto per una serie infinita di crimini di Stato. Prendiamo, ad esempio, la recente decisione di Israele di demolire il villaggio palestinese beduino di Khan al-Ahmar e di sfrattare i suoi residenti. Lo scopo di questa pulizia etnica è di lasciare il posto agli insediamenti illegali nella terra palestinese occupata.

Eppure, nonostante sette decenni di apartheid, il furto costante della terra, l’occupazione militare e i massacri di manifestanti disarmati a Gaza – giustamente ribattezzata la  “Sharpeville palestinese”,  riferendosi alle uccisioni di massa nel Transvaal nel 1960 – ogni nuova generazione di Palestinesi continua la lotta di liberazione.

Quest’anno la  giovane Ahed Tamimi ha compiuto 17 anni in prigione, incarcerata illegalmente per aver affrontato i soldati occupanti nel cortile di casa. Ma proprio come mio nonno ha trascorso 27 anni in prigione solo per diventare un’icona globale della libertà, Ahed è diventata un potente simbolo della risoluta determinazione a resistere dei Palestinesi. Lei e la sua famiglia rappresentano lo spirito coraggioso dei Palestinesi di tutto il mondo che si mostrano ribelli di fronte a una brutalità immensa. Saluto il loro coraggio.

Sebbene Ahed sia ora libera, migliaia di Palestinesi – tra cui centinaia di bambini – ancora languono nelle carceri israeliane dell’apartheid. In questo anno di celebrazione del centenario di Nelson Mandela, dovremmo ricordare la sua dichiarazione che “la nostra libertà è incompleta senza la libertà del popolo palestinese” e lavorare incessantemente per chiedere che a tutti i Palestinesi –a coloro che vivono in esilio,  o nei territori occupati, o che sono cittadini di Israele – siano accordati i loro inalienabili diritti umani.

Noi Sudafricani sappiamo che un’ efficace resistenza all’apartheid ha bisogno della solidarietà internazionale. Proprio come i nostri sostenitori in tutto il mondo sono stati vitali nella nostra lotta per la libertà, lo spirito dell’internazionalismo continua a vivere nel movimento non violento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) a sostegno della lotta di liberazione palestinese.

Un soldato israeliano con un contadino palestinese che sta aspettando di raggiungere una fattoria per la raccolta delle olive, a Yetma, in Cisgiordania. Fotografia: Alaa Badarneh / EPA

Due settimane fa mi ha dato speranza la richiesta del partito laburista inglese di  interrompere la vendita di armi a Israele. Spero che il Sudafrica utilizzi il suo status tra i Paesi del Brics per esortare a un embargo sulle armi. Questa importante sanzione è un requisito minimo per porre fine alla complicità nel mantenimento dell’apartheid israeliano. Porre fine alla complicità nel crimine non è un’azione caritatevole, ma un profondo obbligo morale.

Questi passi positivi e concreti continuerebbero  la lotta che Mandela ha condotto per tutta la vita . Sarebbero anche  in netto contrasto con i vergognosi tentativi di cancellare la storia palestinese (compresa la Nakba) – una storia in cui il Regno Unito, come nell’apartheid in Sud Africa, è stato profondamente complice. Sarebbero anche una potente replica agli sforzi per demonizzare, se non criminalizzare, il movimento BDS.

Tutte le persone di coscienza hanno non solo il diritto, ma anche la responsabilità di esprimere il loro disaccordo con uno Stato che viola i diritti umani e il diritto internazionale. Hanno il diritto alla libertà di espressione, di dire la verità al potere e di essere solidali con gli oppressi.

La storia giudicherà i governi che non rispettano i diritti umani e il diritto internazionale o, peggio, che sono complici nel consolidare la negazione di quei diritti. Durante il suo recente viaggio in Sud Africa, Theresa May ha cercato di cancellare la responsabilità  del governo britannico nel sostenere l’apartheid. Lei celebra mio nonno ora che è morto, ma non ha tenuto conto del fatto che membri del suo stesso partito politico chiesero, quando era vivo, che fosse impiccato ed etichettato come terrorista.

La pressione internazionale è stata una componente vitale nella lotta per porre fine all’apartheid in Sudafrica. Sappiamo che è efficace anche nel caso di Israele, non da ultimo a causa delle ingenti somme che il suo governo spende per intraprendere una campagna globale per indebolire il BDS.

Le tattiche di resistenza non violenta come il boicottaggio e il disinvestimento etico, e l’applicazione di pressioni su corporazioni e governi, comprese le autorità locali, per porre fine al loro coinvolgimento in gravi violazioni dei diritti umani, sono metodi consolidati per sostenere i movimenti di giustizia.

Madiba una volta chiamò la questione della Palestina “la più grande questione morale del nostro tempo”, eppure il mondo rimane silenzioso. Spetta a tutti noi fare tutto il possibile per contribuire alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza palestinese e per combattere contro l’apartheid ovunque.

 

Nkosi Zwelivelile Mandela è un deputato dell’ African National Congress e nipote di Nelson Mandela

Questo articolo è stato modificato il 12 ottobre 2018 per chiarire che le strade costruite per i coloni, sebbene non accessibili ai Palestinesi, possono essere utilizzate anche da altri cittadini israeliani e da cittadini stranieri.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

Fonte: https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/oct/11/grandfather-nelson-mandela-apartheid-parallelsisraelpalestinian?fbclid=IwAR1OWcXIU02t8l89q-HjLT2JXm4oMyx4C1Qulk5yTCnTLvNm7vN_CY2pr4s

 

Mio nonno Nelson Mandela combatté l’apartheid. Io vedo le inquietanti somiglianze con Israele

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