Mohammad Awawde e Zvi Bentwich // Israele deve agire ora per prevenire il disastro del coronavirus a Gaza

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tratto da: FRAMMENTI VOCALI IN MO

Sintesi personale

 

Gli abitanti di Gaza scherzavano sul fatto che il blocco di Israele, che tiene fuori il mondo, avrebbe tenuto fuori il coronavirus, ma il coronavirus è arrivato a Gaza. I risultati possono essere catastrofici e Israele ha un ruolo unico nell’assistenza ai pazienti attuali e futuri di Gaza.

Dopo 13 anni di blocco imposto da Israele, il sistema sanitario di Gaza è in uno stato permanente di crisi. La continua separazione tra Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza da parte delle autorità israeliane impedisce agli operatori sanitari e ai pazienti di spostarsi liberamente da un’area all’altra. Molte attrezzature mediche  essenziali e farmaci non sono disponibili. Queste restrizioni alla libertà di movimento insieme alla  mancanza di acqua potabile e alle  scarse forniture di energia elettrica, hanno un impatto significativo sulle capacità degli ospedali di operare.

Le esigenze del sistema sanitario di Gaza sono così grandi  che Physician for Human Rights, l’ONG  dove operiamo  entrambi come  volontari, ha portato a Gaza le attrezzature mediche usa e getta  basilari  in modo da poter aiutare le squadre locali a svolgere regolari interventi chirurgici.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta ora rapidamente cercando di raccogliere fondi per i materiali di base necessari per affrontare un potenziale scoppio dell’epidemia.  Nel frattempo gli operatori sanitari hanno sollevato l’allarme per le maschere e le tute protettive mancanti.

Al momento non è chiaro quanti kit di test per individuare un virus siano disponibili.  Ciò significa che il virus potrebbe già essersi diffuso ampiamente nella popolazione senza essere rilevato. Ci sono solo circa 70 letti di unità di terapia intensiva, rispetto ai circa 300 di Israele. Un ospedale da campo è stato costruito con laboratori in loco e unità di terapia intensiva, ma  con circa 40 letti  potrà assistere solo 100 pazienti.

Ci sono già due pazienti a Gaza. Inoltre, ci sono oltre 2.700 abitanti di Gaza in ‘isolamento domestico e oltre 1.270 in quarantena in 20 unità appositamente create in scuole e hotel locali. Coloro che ritornano a Gaza attraverso Erez e Rafah vengono controllati dallo staff medico e quindi inviati,  per un periodo di 14 giorni, nelle strutture adeguate, mentre quelli che sono arrivati ​​a Gaza prima del 15 marzo sono in isolamento.

L’elevata densità di popolazione di Gaza, quasi due milioni di persone in 360 metri quadrati, unita al fatto che quasi il 40% della popolazione vive in condizioni di povertà, significa che non è chiaro quanto rigorosamente le persone saranno in grado di rispettare le normative sull’isolamento. Un venditore con uno stipendio di sussistenza è ora messo in una situazione impossibile: deve scegliere tra potenzialmente infettare decine di persone o garantire che la sua famiglia abbia abbastanza da mangiare per i prossimi giorni.

Poi ci sono i pazienti di Gaza, quelli che non hanno COVID-19, ma hanno il cancro o problemi cardiaci o sono pazienti ortopedici. Questi pazienti non possono trovare alcun trattamento nella Striscia in condizioni normali e devono farsi curare altrove per ricevere assistenza medica. Nel 2018, secondo l’OMS, 9.644 hanno chiesto di lasciare la Striscia via Israele per gli ospedali di Gerusalemme Est, Israele e altrove. Solo il 61% ha ricevuto un permesso di uscita medica dalle autorità israeliane.

COVID-19 ha rafforzato queste restrizioni in quanto sia le autorità israeliane, l’AP e Hamas preferiscono che i pazienti non se ne vadano, tranne che in casi urgenti.
Le autorità israeliane, che sono in gran parte responsabili dell’attuale crisi medica a Gaza, dovrebbero, insieme ad Hamas e all’Autorità palestinese, trovare soluzioni alternative per i pazienti di Gaza.  Sembra che tutte e tre le parti stiano attualmente dialogando sulla minaccia del coronavirus, ma non è chiaro cosa accadrà effettivamente quando si verificherà un focolaio nella Striscia.

Per garantire che i cosiddetti pazienti “regolari” di Gaza, inclusi i malati di cancro e quelli che evidenziano problemi cardiaci, siano in grado di ricevere qualsiasi trattamento, Israele deve immediatamente invertire la sua posizione attuale e consentire al materiale  medico, alle attrezzature e ai farmaci  di entrare la striscia senza frapporre ostacoli, come finora ha fatto. Israele deve anche intensificare e fornire assistenza a Gaza, visto che finora è stato responsabile del deterioramento del sistema sanitario. In effetti la Convenzione di Ginevra afferma chiaramente che un occupante – come Israele è effettivamente – deve adottare “misure profilattiche e preventive necessarie per combattere la diffusione di malattie contagiose ed epidemie”. La comunità medica israeliana deve essere forte e chiara sul valore della vita dei palestinesi e sulla necessità di intervenire. Proprio come il coronavirus lavora indipendentemente dalla ideologia e da motivazioni politiche, anche noi dovremmo fare lo stesso..

Il Dr. Mohammad Awawde è un palestinese-israeliano e capo del dipartimento di nefrologia presso l’ospedale della Sacra Famiglia di Nazaret. È stato a Gaza diverse volte con delegazioni mediche per la formazione di medici locali.

Il professor Zvi Bentwich è un ebreo israeliano che dirige il Centro per le malattie emergenti, le malattie tropicali e l’AIDS dell’Università Ben-Gurion del Negev.

 

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2020/03/mohammad-awawde-e-zvi-bentwich-israele.html

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