Mohammed Mansour: I bambini di Gaza vivono nell’inferno: uno psicologo racconta di abusi sessuali, droghe e disperazione

 

 giovedì 9 novembre 2017

 Mohammed Mansour, 49 anni, vive nella città di Mash’ad di Galilea; psicologo, volontario a Gaza con i medici per i diritti umani.

SINTESI PERSONALE

Mohammed Mansour, :Gaza Kids Live in Hell: A Psychologist Tells of Rampant Sexual Abuse, Drugs and Despair


Da più di un decennio sta facendo frequenti visite alla Striscia di Gaza, come volontario che fornisce assistenza psicologica.

Sono un esperto nel trattamento del trauma e in particolare di quello dei bambini che hanno subito un assalto sessuale. Mi reco a Gaza con l’organizzazione  dei medici per i diritti umani ogni due o tre mesi. Negli anni ’90 ho vissuto lì anche  un anno e mezzo per una ricerca. 
Ultimamente ho incontrato un gran numero di casi di abuso sessuale tra i bambini. È un fenomeno che è sempre esistito, ma ha improvvisamente raggiunto vette elevate. Più di un terzo dei bambini che ho visto nel campo di Jabalya ha riferito di essere abusato sessualmente. Bambini dai 5 ai 13 anni.

Cosa intendi per “abuso sessuale”?

Dall’essere toccato allo  stupro.

Chi sono i responsabili?

Adulti e altri bambini della stessa età o anziani o qualcuno della famiglia. Genitori, fratelli, zii. In un caso ho incontrato una bambina di 12 anni con disabilità mentale. Ogni volta che avvicinavo la mia mano al viso, sembrava davvero spaventata. Ho chiesto alla madre se fosse stata sempre così e lei ha risposto di sì. Le ho chiesto di lasciare la stanza e ho parlato con la ragazza. Mi ha detto che suo padre aveva abusata di lei. Non ha detto “abusare”, ovviamente; ha detto che dorme con lei.  Tutto il  corpo tremava quando parlava.

Cosa le hai detto?

Che a un padre è vietato toccare sua figlia. Ho cercato di insegnarle come difendersi. So che non l’aiuterà necessariamente.

E non puoi dirlo alla madre?

No. Questo potrebbe porre la ragazza in pericolo se la gente venisse a sapere che ha parlato. In generale, quando i bambini vengono abusati all’interno della famiglia, la madre sa e sta zitta. Credo che anche questa madre lo sappia. Questo è il trauma più grave per il bambino: non l’abuso, ma il tradimento della madre. Una cospirazione di silenzio- Una omertà ancora più complessa in una società così conservatrice, dove tutto ciò che riguarda il sesso è tabù. Il conservatorismo si trova anche tra i professionisti della salute mentale. Non parlano di sessualità, di abusi sessuali. Se uno dei miei colleghi incontra bambini che sono stati abusati sessualmente, sta  in silenzioQuesto  silenzio  è il secondo tradimento. I bambini che hanno sofferto di abusi sessuali non hanno nessuno con  cui  parlare. Nessuno.

Conosci il tasso di abuso sessuale dei bambini a Gaza?

No. Non esiste una ricerca sistematica. Ma i bambini che vivono in condizioni di trascuratezza sono più vulnerabili agli abusi sessuali. La povertà e il trauma vanno di pari passo. Una volta ho incontrato un terapeuta che lavora con prostitute. Mi ha detto che gli assalitori sanno chi scegliere. Sanno quale ragazza non ha nessuno che la attenda a casa. Giusto. Gli aggressori sono abili a identificare chi possono abusare e da questo punto di vista i bambini di Gaza sono veramente vulnerabili. Quasi ogni famiglia ha 14 o 15 bambini, e vivono in terribili povertà. La maggior parte delle persone non lavora, e coloro che lo fanno, guadagnano poco: lo stipendio medio è di $ 285- Mentalmente e fisicamente, i genitori non sono in grado di sostenere i propri figli. Sono immersi nella propria depressione, nel loro stesso trauma. La  maggior parte dei residenti di Gaza soffre di depressione e trauma, non può fornire ai propri figli le necessità più basilari. C’è fame. Decisamente. Ho visto la fame. Visito piccole abitazioni. Il frigorifero è spento. Non hanno nulla.

I bambini mi dicono che mangiano una volta al giorno; alcuni mangiano una volta ogni due giorni. Un neurologo che lavora con noi, Rafik Masalha, ha fatto uno studio sull’alimentazione. Un bambino nella Striscia di Gaza mangia carne una volta al mese e un pollo forse una volta alla settimana,  stiamo parlando di un pollo per una famiglia di 15 bambini. La legge palestinese prevede la pena di morte per l’assalto sui minori. Ci sono stati precedenti: i colpevoli  sono stati condannati a morte. La pena di morte prevista dalla legge si applica agli abusi all’esterno della famiglia. Nei casi di abuso  dentro la famiglia spetta alla vittima provarlo. Nessun bambino ha il coraggio di parlare di abusi. Un bambino di 6 anni abusato sessualmente da sua madre o una ragazza abusata da suo padre e dai suoi fratelli, non li denuncerà, anche perché molti bambini  non sanno di essere abusati. Non sanno che questo è ciò che sta accadendo a loro. Non sanno e non investono alcuna energia nel tentativo di capire cosa sia.

E gli attacchi dei bambini contro altri bambini? 

I bambini che sopportano abusi sessuali prolungati, senza che nessuno intervenga, negano  e reprimono il dolore concentrandosi sulla parte piacevole. Un bambino così è soggetto a nuocere ad altri bambini. La vittima diventa l’aggressore. Un bambino che è abusato sessualmente è sotto il dominio totale dell’abuso. Abusare di  altri bambini è il modo migliore per ripristinare il controllo di se stesso. 

Chi ti parla di questi assalti? Le vittime o gli assalitori?

Gli assalitori. Non lo chiamano affatto assalto. Mi dicono cosa fanno ad altri bambini. La prima cosa che faccio è spiegare loro che essi sono stati sottoposti ad abusi e che ciò che stanno facendo ad altri bambini è abuso.

Stiamo parlando di abusi da parte degli adolescenti maschi contro altri adolescenti maschi o di  ragazzi contro i ragazzi

Sì. 

Sono omosessuali?

No.

Allora perché? 

Se un ragazzo attacca una ragazza e lei lo dice a qualcuno, lui sarà ucciso

Tutto quello che mi hai detto finora è spaventoso in sé, ma il pensiero che forse trovano consolazione nell abusare di  altri è semplicemente insopportabile. 

Sì. Alcuni di loro trovano consolazione, piacere. Non lo vedono come un attacco ed è molto difficile raggiungere la radice del loro trauma – sia perché hanno sopportato molti traumi, sia perché il trauma è in corso. Il primo passo nel trattare persone che sono state ferite dalla violenza e dall’abbandono è di toglierle dalla situazione di violenza e di trascuratezza. A Gaza è impossibile. Il trauma non finisce e non termina. 

Adulti e bambini vivono in un terribile dolore, stanno solo cercando come sfuggire. Vediamo anche un numero crescente di tossicodipendenti. A che cosa sono dipendenti?

La più diffusa dipendenza oggi tra uomini e giovani maschi a Gaza è un farmaco  per il dolore muscolare.

È un oppio? 

Sì. Estende la durata di un’erezione e aumenta il desiderio sessuale sia negli uomini che nelle donne. Il farmaco è prodotto in Cina e passa attraverso l’Egitto. In Egitto subisce una sorta di manipolazione. Non so esattamente che cosa fanno, cosa aggiungono, ma non è lo stesso farmaco che la gente prende in Israele. C’è qualcos’altro. È estremamente coinvolgente e influisce sul comportamento. Probabilmente vi aggiungono un’amfetamina con un effetto simile a quello della cocaina. Crea dipendenza. Ed è molto popolare.

 

Gli ospedali di Gaza non dispongono di medicinali di base. Come può la gente pagare?

 

Non è considerato un farmaco, ma è un farmaco. Ci sono commercianti a Gaza, ma se vengono scoperti , vanno in prigione. Molto  hashish è entrato a Gaza, finché le gallerie non sono state chiuse; oggi, senza tunnel, non c’è hashish. La gente sta cercando qualcosa di diverso. Non so come entri e come riescono a ottenere i soldi. Secondo uno studio condotto lì il 41 per cento dei tossicodipendenti a Gaza è dipendente dal farmaco citato e ciò fa aumentare la percentuale di assalti sessuali.

Stai descrivendo una società che è conservatrice in superficie e nel caos totale nella profondità.

“Caos” – questa è la parola. Una vita di disperazione.
Tutte le convenzioni sociali sono scomparse e c’è una grande disperazione. Tutti quelli che incontro sono nella disperazione. Prendo un taxi e il conducente parla del suo sentimento di disperazione, di come sta utilizzando il farmaco. Entro in un ristorante dove ho sempre cenato, i camerieri siedono con me al tavolo e mi dicono della loro disperazione. Visito un ospedale psichiatrico e gli psichiatri e gli psicologi arrivano immediatamente e vogliono parlare con me dei loro problemi personali, prima di iniziare a parlare di questioni professionali.  Non godono di niente.
Non c’è da meravigliarsi che il sesso diventa un’ossessione. Forse è l’unico piacere disponibile. L’unica vitalità che possono sentire.
Per  loro la sessualità è connessa alla speranza, sono circondati dalla morte e dai simboli della morte. È impossibile capire veramente cosa sta succedendo a Gaza, impossibile capire cosa sta realmente accadendo nella psiche della gente. Anche io non posso  realmente capire quello che pensano e sentono.

È come la trama di un libro o come un esperimento sociale spaventoso. Una società totalmente isolata che vive in condizioni orribili, senza energia elettrica, tra le rovine, sotto un governo dittatoriale. 
Che cosa tiene insieme quella società?

Niente. Ciò che li univa era la sensazione che fossero tutti nella stessa barca: tutti soffrivano per il blocco, per gli attacchi israeliani. C’era un senso di destino condiviso. Ora non esiste più. Ora è veramente il caos. L’unica cosa che può forse essere considerato un fattore organizzativo è il regime.

Quindi il regime dispotico di  Gaza è l’ultima barriera al totale crollo? 

Sfortunatamente sì. Se non esistesse ci sarebbe solo  crimine,

Che tipo di persona produce una società come questa?

Una che è malsana mentalmente.

Tutti?

Tutti sono mentalmente malsani. Quando le persone sono mentalmente malsane, rischiano disturbi psicologici gravi  e, se non curati, sono capaci di tutto.

È una società  dove tutto è permesso?

Tutto è consentito e tutto è vietato. Posso fare quello che voglio, fintanto che le persone non sanno cosa sto facendo.
È come il pensiero criminale: tutto è permesso e l’unica cosa importante è non farsi prendere. Sai ciò che è totalmente vietato per legge. Se  un uomo e una donna sono visti insieme alla sera e non sono sposati potrebbero finire in prigione, persino essere uccisi, ma le persone ritengono di essere autorizzate a condurre relazioni sessuali finché non vengono scoperte.

Non ci sono amicizie? Sono tutte  relazioni governate da interessi personali?

È tutto per sé. Lo vedo anche tra i miei colleghi. C’era solidarietà a Gaza dieci anni fa, era una società molto coesa, con legami interpersonali buoni e forti. Oggi le persone sono indifferenti anche ai loro migliori amici. Sentono di dover cercare se stessi e solo se stessi. Quando una persona non ha niente da mangiare, non può connettersi a qualcuno che non può aiutarla ed è nella stessa situazione. Anche all’interno della famiglia non c’è un aiuto reciproco. Stiamo vedendo una brusca e accelerata rottura della società a Gaza. Potrebbe anche finire nella guerra civile  tra i  clan .
In  condizioni di vita come queste si perde l’umanità. C’è un psicoanalista italiano, un mio amico, Franco Dimasio che sostiene  che   lotta per la sopravvivenza  fa perdere l’umanità.

Cosa include con il termine “umanità”?

La capacità di vedere l’altro, il suo dolore. Sarà molto difficile ripristinare l’umanità a Gaza, perché domina la lotta per la sopravvivenza. Tutti sono concentrati su se stessi. Non vedono l’altro. Essi stessi hanno perso il controllo dei loro sentimento, il loro comportamento è diventato una forma di recitazione.
In altre parole esprimono i loro sentimenti, i loro repressi impulsi attraverso il comportamento. Questo significa un comportamento aggressivo.
L’aggressività è molto presente. Le persone costantemente si maledicono l’un l’altro. Lo vedo anche nel mio lavoro con gli psicologi e gli psichiatri nei corsi di formazione. Sono stordito di come si comportano. Se qualcuno interrompe qualcuno o è in ritardo, immediatamente il malessere si manifesta con un linguaggio volgare.  Tutti i bambini a Gaza hanno ferite per i colpi che loro danno e ricevono.
Un ragazzo di Jabalya mi ha spiegato che è violento perché è sempre colpito dai suoi fratelli, dai suoi amici, dai vicini.” Mi picchiano perché sono debole, se fossi forte non lo farebbero.” Se faccio male agli altri, sono forte. Questa è l’azione in corso  a Gaza.

Gaza è l’inferno.

Penso alle splendide spiagge di Gaza negli anni ’90. Oggi sento l’odore delle acque reflue e guardo i mucchi di spazzatura. Nella visita più recente sono andato a fare una passeggiata sulla spiaggia una sera e ho visto due bambini seduti accanto a un fuoco acceso in mezzo alla spazzatura. Quando ho cominciato a parlare con loro, uno si è spaventato e voleva scappare. Ho dato loro $ 14. Sono rimasti  sbalorditi per la somma che avevo dato. Improvvisamente entrambi hanno cominciato a correre. Pochi minuti dopo, li ho visti  da lontano circondati da decine di altri bambini che chiedevano dove distribuivano il denaro. Ho pianto.  Piangerei molto a Gaza.

Questo è comprensibile. Come affronti gli orrori che vedi? Come ritorni alla routine in Israele dopo Gaza?

Ho un grande dolore.  I miei pensieri sono costantemente qua e là. Io ho due bambini. Quando trascorro del tempo con loro, ho i  flashback dei bambini di Gaza della loro stessa età. Immagini. Voci. Contatti. E anche i corpi che ho visto. Ho visto molti corpi di bambini in guerra. Quelle visioni mi tornano in mente ogni qualvolta qualcosa innesca un ricordo di qualcuno o di qualcosa a Gaza.

Quindi sei anche nel post-trauma.?

Tutti coloro che lavorano in queste situazioni sono gravati da post-trauma. Ci vuole una grande quantità di sforzi emotivi per far fronte ad esso, Lavoro molto nella mia terra: coltivo le olive, sono occupato dalle api.

Credi ancora nella bontà umana?

Credo che persino le persone che subiscono gravi traumi hanno la forza interiore per continuare a vivere una vita migliore di quella che avevano. Se perdessi questa speranza, non sarei in grado di continuare a lavorare. Se non sperassi che la situazione a Gaza andrà meglio e che la gente avrà la forza di cambiarla, non sarei in grado di continuare. Ogni volta che entro a Gaza e sperimento il dolore, dico a me stesso: non tornerò più, ma  quando me ne vado, al posto di controllo di Erez, sto già progettando il ritorno.

 

Mohammed Mansour: I bambini di Gaza vivono nell’inferno: uno psicologo racconta di abusi sessuali, droghe e disperazione

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